Approfondimento ·

Cannabis, rimedio per alleviare l‘infiammazione dell’artrite reumatoide

Può avere effetti antinfiammatori nei malati di artrite

Pubblicato il
7 Ottobre 2020
In sintesi
  • Uno studio ha esaminato in laboratorio fibroblasti sinoviali prelevati da 40 pazienti con artrite reumatoide sottoposti a protesi di ginocchio. Il CBD riduceva vitalità e produzione di mediatori pro-infiammatori in queste cellule, con coinvolgimento ipotizzato del recettore TRPA1 e del calcio intracellulare. Il risultato chiarisce un possibile meccanismo, ma non dimostra efficacia clinica o sicurezza nei pazienti.

La cannabis può avere effetti antinfiammatori nei malati di artrite reumatoide. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricercatori dell’University Hospital di Duesseldorf (Germania), che ha condotto uno studio, pubblicato lo scorso settembre, in cui viene analizzato l’effetto del cannabidiolo (CBD) sui fibroblasti sinoviali dell’artrite reumatoide (RASF).

I fibroblasti sono delle particolari cellule presenti nella membrana sinoviale, un sottile tessuto connettivo, che riveste internamente le articolazioni. Il cannabidiolo, invece, è un cannabinoide naturale presente nella cannabis sativa, che non provoca effetti inebrianti, attribuiti al THC. Il CBD aveva già dimostrato precedentemente di portare benefici nell’epilessia e alcuni studi effettuati sui roditori con artrite indotta hanno confermato gli effetti analgesici del componente della cannabis. In queste ricerche, però, non era stato identificato il meccanismo di azione del CBD, dato che è in grado di legarsi a vari recettori ed enzimi.

La ricerca ha incluso 40 pazienti affetti da artrite reumatoide, precedentemente sottoposti a intervento chirurgico di sostituzione dell’articolazione del ginocchio. In questi pazienti, gli studiosi tedeschi hanno analizzato l’effetto del CBD sulla vitalità e sulla produzione di citochine nei fibroblasti sinoviali dell’artrite reumatoide (RASF). Lo studio dimostra che il principio attivo della cannabis riduce la vitalità cellulare e la produzione di RASF, che sono uno dei principali autori della distruzione articolare nell’artrite reumatoide dato che, come spiegano i ricercatori, “secernono citochine pro-infiammatorie ed enzimi degradanti la matrice”. Precedentemente, i ricercatori avevano identificato il ricettore transitorio TRPA1 come bersaglio terapeutico, dato che anche il CBD si lega a questo recettore. “Abbiamo ipotizzato- spiegano gli scienziati- che il CBD abbia effetti dannosi sulla vitalità cellulare, il che potrebbe spiegare in parte il suo meccanismo d’azione nei siti di infiammazione”.

Non solo. I ricercatori, infatti, hanno dimostrato anche come il CBD sia in grado di influenzare i livelli di calcio intracellulare. “La potenza del CBD è stata migliorata dalla preincubazione con TNF per 72 ore . In queste condizioni, i livelli di calcio intracellulare erano significativamente aumentati rispetto al RASF non trattato”.

Dallo studio emerge che uno dei principali principi attivi della cannabis “possiede un’attività antiartritica e potrebbe migliorare l’artrite mirando ai fibroblasti sinoviali in condizioni infiammatorie”. Di conseguenza, il CBD potrebbe rivelarsi utile come trattamento contro l’artrite reumatoide.

Domande frequenti

Che cosa sono i fibroblasti sinoviali nell’artrite reumatoide?
Sono cellule della membrana che riveste l’articolazione. Nell’artrite reumatoide possono proliferare e produrre citochine ed enzimi che alimentano infiammazione e distruzione della matrice articolare.
Come è stato studiato il CBD?
I ricercatori hanno isolato fibroblasti sinoviali da 40 pazienti operati al ginocchio e ne hanno valutato in laboratorio vitalità, produzione di citochine e variazioni del calcio intracellulare dopo esposizione al CBD.
Quale meccanismo veniva ipotizzato?
Il CBD sembrava ridurre la vitalità delle cellule patologicamente attive e modulare segnali intracellulari, con il recettore TRPA1 indicato come possibile bersaglio. L’infiammazione preliminare con TNF modificava la risposta.
Il CBD può sostituire i farmaci che modificano l’artrite reumatoide?
No. Lo studio cellulare non dimostra controllo della malattia nell’uomo. Interrompere farmaci antireumatici può favorire danno articolare irreversibile; eventuali cannabinoidi possono essere discussi con il reumatologo solo per obiettivi definiti.
Quale studio servirebbe per confermare un beneficio nei pazienti?
Un trial controllato dovrebbe definire formulazione e dose, misurare dolore e funzione ma anche attività infiammatoria, biomarcatori e progressione articolare, oltre a eventi avversi e interazioni con le terapie antireumatiche.