Approfondimento ·

Le proprietà antiossidanti dei cannabinoidi

Sono in grado di contrastare i radicali liberi e di ridurre gli ioni metallici

Pubblicato il
10 Luglio 2021
In sintesi
  • Uno studio di laboratorio ha confrontato sette cannabinoidi — CBD, CBG, CBGA, CBDA, THCA, CBN e THC — rilevando attività antiossidante con intensità differenti e, nei test utilizzati, generalmente paragonabile alla vitamina E. I risultati descrivono proprietà chimiche e possibili meccanismi, ma non dimostrano da soli benefici clinici degli integratori nell’essere umano.

I cannabinoidi hanno proprietà antiossidanti, che si manifestano “nella loro capacità di eliminare i radicali liberi, prevenire il processo di ossidazione e ridurre gli ioni metallici”. Sono arrivati a questa conclusione i ricercatori del Dipartimento di Cromatografia dell’Università di Lublino, in Polonia, che hanno analizzato diversi componenti della cannabis.

A spingere i ricercatori verso queste analisi è stata “la crescente popolarità degli integratori contenenti cannabinoidi” nell’automedicazione e “il crescente interesse per questi composti in diversi studi preclinici e clinici”. Già precedentemente, riferiscono gli studiosi, il CBD era stato riconosciuto come un antiossidante, in grado di partecipare alla “prevenzione dei radicali liberi integrando con il sistema endocannabinoide nel corpo”. Ma lo studio fa un passo in avanti. Al centro della pubblicazione, infatti, ci sono 7 diversi cannabinoidi: oltre a CBD sono stati analizzati anche cannabigerolo (CBG), acido cannabigerolico (CBGA), acido cannabinolico (CBDA), acido Δ9-tetraidrocannabinolico (Δ9-THCA), cannabinolo (CBN) e Δ9-tetraidrocannabinolo (Δ9-THC).

I dati ricavati dallo studio, pubblicato lo scorso maggio su Fitoterapia e disponibile su Science Direct, hanno dimostrato che “tutti i cannabinoidi esaminati esibiscono attività antiossidante”. Non solo: “Sebbene l’intensità di queste attività per i singoli cannabinoidi non sia la stessa, è generalmente paragonabile a quella della vitamina E“. Infine, gli scienziati illustrano sei punti conclusivi, spiegando anche che nei sette cannabinoidi analizzati possono essere distinti due tipi di sorgenti di elettroni (gruppi fenolici e doppi legami). Inoltre, precisa lo studio, nonostante il legame a idrogeno tra gruppo fenolico -OH e il gruppo carbossilico possa spiegare la minore attività antiossidante degli acidi cannabinoidi, ci sono situazioni in cui la loro attività è uguale o superiore a quella dei cannabinoidi neutri. I punti conclusivi sottolineano anche che, in alcuni casi, l’attività antiossidante dei cannabinoidi neutri presi in esame è superiore a quella del Trolox (un farmaco antiossidante), mentre in altri l’attività antiossidante dei cannabinoidi neutri è inferiore a quella del Trolox.

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Domande frequenti

Quali cannabinoidi sono stati analizzati nello studio?
Sono stati esaminati CBD, CBG, CBGA, CBDA, THCA, CBN e THC. Lo studio ha valutato la loro capacità di contrastare processi ossidativi attraverso diversi test chimici.
Che cosa ha rilevato lo studio sull’attività antiossidante?
Tutti e sette i cannabinoidi hanno mostrato attività antiossidante, ma con intensità non uguale. Nei sistemi sperimentali utilizzati, l’attività complessiva è stata descritta come generalmente paragonabile a quella della vitamina E, con differenze rispetto al riferimento Trolox a seconda del composto e del test.
Perché cannabinoidi acidi e neutri possono comportarsi diversamente?
L’articolo richiama la struttura molecolare, in particolare gruppi fenolici, doppi legami e possibili legami a idrogeno con il gruppo carbossilico. Queste caratteristiche possono influenzare la disponibilità di elettroni e quindi l’attività misurata, senza determinare un ordine identico in ogni condizione sperimentale.
Un’attività antiossidante in laboratorio dimostra un beneficio per la salute?
No. Un test chimico o cellulare misura una proprietà in condizioni controllate, ma non stabilisce assorbimento, dose efficace, sicurezza o beneficio clinico. Per parlare di prevenzione o trattamento servono studi sull’uomo con confronti ed esiti clinicamente rilevanti.
È corretto assumere integratori di cannabinoidi come sostituti della vitamina E?
Non sulla base di questo studio. La comparazione riguarda l’attività in specifici test, non l’equivalenza nutrizionale o terapeutica. Integratori e cannabinoidi possono avere effetti avversi o interazioni; l’uso va valutato con un professionista sanitario, soprattutto in presenza di terapie.