Potenziali effetti collaterali della cannabis terapeutica
Gli effetti collaterali e i rischi legati al consumo di cannabis
- In alcun casi la cannabis può causare secchezza della fauci, occhi rossi, vertigini, debolezza, tachicardia, ipotensione, sedazione, ansia, alterazioni della memoria e percezione, fino a psicosi in soggetti vulnerabili. Rischi aumentano con dose, alcol e farmaci. Esistono delle strategie per contenere i rischi di reazioni avverse.
Negli ultimi anni, l’interesse scientifico verso il possibile ruolo terapeutico della cannabis e dei cannabinoidi è cresciuto considerevolmente. Le evidenze disponibili suggeriscono un potenziale beneficio in alcune condizioni cliniche e, in particolare, nella gestione di determinati sintomi che possono risultare difficili da controllare con le terapie convenzionali.
Di pari passo all’analisi del profilo d’efficacia, la ricerca ha approfondito anche quello di sicurezza della cannabis terapeutica, con l’obiettivo di identificare gli effetti indesiderati, i possibili fattori di rischio e le condizioni nelle quali è opportuno adottare una particolare cautela.
Il Ministero della Salute, nelle raccomandazioni del febbraio 2017 rivolte al medico prescrittore di cannabis FM2, riportava gli effetti indesiderati potenzialmente associati all’uso della cannabis, sottolineando anche che molte delle conoscenze disponibili derivavano dall’esperienza con l’uso non terapeutico e che i dati specificamente riferiti all’impiego medico erano ancora limitati. Tra gli effetti descritti figuravano:
- Alterazione del tono dell’umore
- Insonnia
- Tachicardia
- Ansia e sintomi paranoidi
- Reazioni psicotiche
- Turbe cognitive
Effetti indesiderati noti
Gli effetti indesiderati possono interessare sia la sfera fisica, che quella psichica. Tra quelli più frequentemente descritti rientrano:
- Secchezza delle fauci
- Rossore oculare
- Vertigini e capogiri
- Disturbi della coordinazione e del movimento
- Debolezza o facile affaticamento
- Aumento della frequenza cardiaca
- Riduzione o variazione della pressione arteriosa
- Sonnolenza e rallentamento dei tempi di reazione
Dal punto di vista psichico e cognitivo, soprattutto in presenza di THC e a dosaggi più elevati, possono comparire:
- Euforia
- Sedazione
- Ansia o paura
- Sensazione di perdita di controllo con alterata percezione del tempo e sensoriale
- Alterazioni della memoria e dell’attenzione
- In alcuni soggetti predisposti, sintomi psicotici
Incidono tanti fattori
L’intensità e la durata degli effetti indesiderati dipendono da diversi fattori, tra cui la dose assunta, la concentrazione di THC e CBD, la via di somministrazione, la frequenza di utilizzo, la sensibilità individuale e l’eventuale assunzione contemporanea di altri farmaci o sostanze.
Gli effetti acuti sono generalmente transitori, ma in alcuni pazienti possono persistere nel tempo e richiedere una riduzione della dose o una modifica radicale del piano terapeutico.
Indicazioni per limitare gli effetti avversi
Per ridurre il rischio di effetti indesiderati, il trattamento viene generalmente impostato secondo un principio di “start low, go slow”, cioè iniziando con dosaggi contenuti e aumentando gradualmente la dose in funzione della risposta individuale e della tollerabilità. È inoltre opportuno:
- Mantenere la dose per un periodo sufficiente a valutarne effetti e tollerabilità
- Aumentare progressivamente il dosaggio solo quando necessario
- Evitare l’associazione con alcol o altre sostanze che possono aumentare sedazione e alterazioni cognitive
- Effettuare il trattamento in un contesto clinico adeguatamente monitorato
Oltre agli effetti indesiderati più comuni, l’uso dei cannabinoidi richiede particolare cautela in alcune categorie di pazienti. Uno degli aspetti maggiormente studiati riguarda il possibile rapporto tra cannabis, THC e disturbi psicotici.
Le evidenze indicano un’associazione tra esposizione alla cannabis, soprattutto a prodotti ad alto contenuto di THC impiegati a scopo ricreativo, e un aumento del rischio di sintomi psicotici e di disturbi psicotici in soggetti vulnerabili.
Il rischio appare particolarmente rilevante nelle persone con una storia personale o familiare di psicosi e in presenza di altre condizioni psichiatriche. Questo non significa che ogni paziente trattato con cannabis sviluppi una psicosi, ma sottolinea l’importanza di una valutazione individuale del rischio prima di iniziare un trattamento, soprattutto quando sono presenti fattori di predisposizione.
Da evitare in gravidanza e allattamento
Particolare attenzione deve essere riservata anche alla gravidanza e all’allattamento. Il THC può attraversare la placenta ed è stato rilevato nel latte materno. Le attuali raccomandazioni suggeriscono pertanto di evitare del tutto l’uso di cannabis (anche a scopo terapeutico) durante la gravidanza e l’allattamento, in assenza di dati sufficienti a garantire la sicurezza per il feto e il neonato.
Anche i pazienti affetti da patologie cardiovascolari devono essere valutati con particolare attenzione. Il THC può influenzare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa e sono stati descritti possibili effetti avversi cardiocircolatori, sebbene l’entità del rischio dipenda dalla dose, dalla via di somministrazione, dalle condizioni cliniche del paziente e dagli altri fattori di rischio cardiovascolare.
Le evidenze più recenti rimangono in parte eterogenee e soprattutto legate all’osservazione di effetti indesiderati dovuti all’abuso, ma suggeriscono comunque prudenza anche nell’impiego di formulazioni terapeutiche, in particolare nei pazienti con malattia cardiovascolare instabile o significativa.
Un ulteriore aspetto da considerare è il possibile sviluppo di disturbo da uso di cannabis e sintomi di astinenza. Il rischio è maggiore con l’uso frequente, continuativo e con prodotti ad alto contenuto di THC: l’impiego sotto controllo stretto medico e con dosaggi adeguati è l’unica strategia valida per ridurre significativamente il rischio.
Nel complesso, la cannabis terapeutica presenta un profilo di sicurezza che deve essere valutato in relazione ai possibili benefici e alle caratteristiche del singolo paziente. Le evidenze disponibili indicano che gli effetti indesiderati sono generalmente gestibili e spesso dose-dipendenti, ma non devono essere sottovalutati. Il corretto monitoraggio medico, la scelta della preparazione, l’adeguamento progressivo del dosaggio e la valutazione delle possibili interazioni farmacologiche rappresentano elementi fondamentali per massimizzare il rapporto beneficio-rischio.
Riferimento bibliografico: Mick, G., & Douek, P. (2024). Clinical benefits and safety of medical cannabis products: a narrative review on natural extracts. Pain and Therapy, 13(5), 1063-1094.