Cannabis terapeutica in autunno, le indicazioni per una corretta gestione della terapia
I consigli del farmacista galenista su ora solare, sonno, alimentazione, conservazione e farmaci stagionali
- Il cambio di stagione può modificare le abitudini quotidiane e incidere sulla regolarità della terapia con cannabis. Il Dott. Marco Ternelli, farmacista galenista, spiega a cosa prestare attenzione: dal ritorno all’ora solare al sonno, dall’alimentazione alla conservazione dei preparati, fino alle possibili interazioni con i farmaci stagionali. Il confronto con medico e farmacista aiuta a seguire la terapia con continuità; eventuali modifiche vanno concordate con il medico.
Tra pochi giorni ritorna l’ora solare, in alcune zone sono già accesi i riscaldamenti, stiamo piano piano cambiando orari e abitudini. Per i pazienti in terapia con cannabis medica, il contesto che cambia può influenzare l’aderenza terapeutica, anche se il farmaco resta lo stesso. Potrebbe sembrare un aspetto secondario, ma comprendere il perché di questi cambiamenti aiuta a gestire correttamente la propria cura senza farsi cogliere impreparati dal cambio di stagione.
N.B. Se è necessario modificare la posologia a seconda del periodo dell’anno, bisogna sempre rivolgersi al proprio medico o specialista. Il ruolo del farmacista galenista è supportare il paziente a riconoscere le variabili esterne che possono incidere sull’efficacia della terapia.
Come gestire sonno e orari di assunzione della cannabis
Il ritorno all’ora solare comporta una variazione dei ritmi biologici che può generare una sorta di jet-lag, influenzando in particolare chi assume cannabis terapeutica di sera, per favorire il riposo.
Le ore di buio che aumentano e la minore esposizione alla luce solare alterano la fisiologica produzione di melatonina, e, di conseguenza, possono peggiorare la qualità del sonno, indipendentemente dalla terapia.
Consiglio: la terapia va assunta all’orario abituale in cui si va a dormire, non all’ora segnata dall’orologio. Perciò, se normalmente si assume la terapia alle 23.00, a partire dal cambio dell’ora si può anticipare l’assunzione alle 22.00, per poi riallinearsi gradualmente. Qualsiasi alterazione del sonno ed eventuali aggiustamenti di orario vanno sempre comunicati e concordati con il medico.
Come mantenere regolare l’assunzione con il cambio dell’ora
Le terapie a base di cannabis medica devono essere assunte con regolarità, ma se in inverno cambiano le abitudini e lo stile di vita e passiamo meno tempo all’aperto riducendo anche l’attività fisica, rischiamo di perdere i punti di riferimento che scandiscono la giornata. Così, può aumentare il rischio di dimenticarsi la terapia.
Per garantire l’aderenza terapeutica, allora, è utile ancorare l’assunzione della terapia a momenti fissi della giornata (ad esempio ai pasti o subito prima di coricarsi), aiutandosi con promemoria o portapillole. Una meta-analisi di Conn & Ruppar (2017, 771 studi), infatti, ha dimostrato come intervenire sulle abitudini dei pazienti ha effetti positivi sull’assunzione della terapia. Non solo, la stessa meta-analisi ha stabilito che anche i farmacisti hanno un ruolo importante nel supportare i pazienti quando si parla di aderenza terapeutica.
Attenzione: nel caso di mancata assunzione (o anche solo del dubbio di non averla assunta) non bisogna raddoppiare la somministrazione successiva, per evitare picchi di concentrazione plasmatica ed effetti collaterali acuti.
I pasti influenzano l’assorbimento dei cannabinoidi
Con il freddo cambiano anche le abitudini alimentari, i pasti possono diventare più abbondanti e più ricchi di grassi rispetto al periodo estivo. Poiché i cannabinoidi sono molecole lipofile, la composizione dei pasti può avere degli effetti sulla terapia.
Uno studio recente (Crockett et al., 2020) ha dimostrato che nel caso di un pasto ad alto contenuto di grassi l’assunzione di CBD purificato può aumentare di circa 3,8 volte (AUC) rispetto al digiuno e che anche l’assunzione concomitante di latte (intero) lo aumenta di circa 2,4 volte. Un altro studio (Birnbaum et al., 2019), invece, ha sottolineato che l’assorbimento è ancora meno prevedibile perché non si consuma la stessa quantità di grassi a ogni pasto, e questo può influenzarne la biodisponibilità.
Farmaci stagionali, quali interazioni considerare
Un altro tema da considerare è il fatto che d’inverno si utilizzano più farmaci da banco per trattare i malanni di stagione. Se in parallelo si sta assumendo una terapia a base di cannabis medica è necessario fare attenzione alle possibili interazioni farmacologiche e alla somma degli effetti, come la sedazione e l’impatto sul sistema cardiovascolare.
I cannabinoidi (THC e CBD) vengono metabolizzati principalmente a livello epatico dal sistema enzimatico del citocromo P450 (in particolare tramite gli isoenzimi CYP3A4 e CYP2C9). Di conseguenza, molti farmaci da banco per i sintomi influenzali possono interagire alterando il metabolismo della cannabis o potenziandone gli effetti, come ad esempio:
- decongestionanti nasali (come la pseudoefedrina) possono sommare i loro effetti stimolanti sul sistema cardiovascolare e, combinati al THC, causare tachicardia e palpitazioni;
- gli antistaminici e i sedativi della tosse (come il destrometorfano) agiscono sul sistema nervoso centrale e potrebbero potenziare sedazione, sonnolenza e rallentamento psicomotorio;
- gli antipiretici e antinfiammatori (come FANS e paracetamolo) richiedono cautela per la protezione della mucosa gastrica.
I consigli su come comportarsi con l’arrivo dell’autunno
- Verificare sempre le scadenze dei preparati (il tempo vola anche quando non ce ne accorgiamo!).
- Conservare cartine, oli ed estratti lontani da termosifoni, stufe e altre fonti di calore.
- Mantenere costante il rapporto tra assunzione, pasti e ciclo sonno-veglia.
- Nel caso si percepiscano variazioni nell’efficacia del trattamento, consultare il medico evitando di correggere autonomamente il dosaggio.
Curiosità dal laboratorio
Prima di salutarci, vi portiamo dietro le quinte, tra i profumi che accompagnano la lavorazione della cannabis. È proprio qui che nasce una delle domande più curiose di chi visita il laboratorio: sentirne l’odore può causare sonnolenza o altri effetti?
L’odore che si sente durante la lavorazione della cannabis è opera dai terpeni, che, quando assunti nella terapia, incidono sul sonno (anche se le componenti principali che hanno questo effetto sono il THC e il CBD). Ma se si annusa solo il profumo, non succede niente: proprio come quando sentiamo la buona fragranza di una torta, che però non ci fa ingrassare 😉