Approfondimento ·

Cannabis e disturbi della mente

Gli studi e le prospettive dell'uso in neuropsichiatria

Pubblicato il
1 Marzo 2021
In sintesi
  • Una revisione valuta l’uso dei cannabinoidi in ansia, disturbi del sonno, schizofrenia e psicosi. Alcune persone riferiscono sedazione o sollievo, altre confusione; gli effetti sul sonno appaiono dipendenti dalla dose. Nel complesso, le prove cliniche sono deboli, insufficienti o di bassa qualità, mentre i cannabinoidi possono anche aggravare sintomi psichiatrici.

Cannabis per trattare i disturbi della mente, dall’ansia alla schizofrenia. Quella dell’uso della sostanza in neuropsichiatria è una delle strade per cui, negli ultimi anni, l’interesse è cresciuto particolarmente. Le prove di un’efficacia, però, sono ancora scarse e provengono da ricerche precliniche.

Un gruppo di ricercatori polacchi ha effettuato una recensione, pubblicata su Frontiers in Psuchiatry, che riassume le prove recenti e discute delle “possibilità di utilizzare gli effetti psicoattivi dei cannabinoidi nel trattamento dei disturbi mentali e psichiatrici”. In particolare, gli studiosi hanno analizzato alcuni dei disturbi più diffusi, tra cui ansia, disturbi del sonno, schizofrenia e psicosi.

I cannabinoidi, scrivono gli autori, “hanno un effetto sedativo e ansiolitico“, tanto che alcuni pazienti che soffrono di ansia li hanno valutati meglio rispetto ai farmaci tradizionali. Nonostante questo, “una percentuale significativa di pazienti ha l’impressione opposta” e ha riferito di confusione mentale dopo l’utilizzo. Per quanto riguarda i disturbi del sonno, invece, “la cannabis e il THC hanno un effetto dose-dipendente sul sonno, con basse dosi per ridurre la latenza dell’inizio del sonno e dosi elevate per causare disturbi”.

Per il momento, ci sono solo prove deboli a sostegno dei benefici su ansia, umore e disturbi del sonno, da parte della cannabis. “Insufficienti” e “di bassa qualità” anche le prove sull’uso di marijuana nei disturbi psichiatrici. Per questo motivo, nonostante prove crescenti sull’uso terapeutico della sostanza, “sono necessari studi clinici per valutare i rischi e i benefici dell’uso di cannabis”.

Domande frequenti

Quali disturbi mentali considera la revisione?
La revisione discute soprattutto ansia, disturbi del sonno, schizofrenia e psicosi, valutando le ipotesi terapeutiche e i rischi legati agli effetti psicoattivi dei cannabinoidi.
Che cosa riferisce l’articolo sugli effetti per ansia e sonno?
Alcuni pazienti percepivano un effetto sedativo o ansiolitico, mentre altri riportavano confusione. Per il sonno viene descritto un andamento dipendente dalla dose: basse dosi potevano ridurre la latenza, alte dosi provocare disturbi.
Quanto sono solide le prove cliniche riportate?
Sono definite deboli per ansia, umore e sonno e insufficienti o di bassa qualità per altri disturbi psichiatrici. Gli autori chiedono studi clinici capaci di misurare insieme benefici e rischi.
Il THC può peggiorare psicosi o altri sintomi mentali?
Sì, soprattutto in persone vulnerabili, prodotti ad alta potenza o uso frequente. Può aumentare paranoia, ansia, disorganizzazione o rischio di episodi psicotici; chi ha una storia personale o familiare di psicosi dovrebbe discuterne con uno specialista.
CBD e THC hanno lo stesso profilo psichiatrico?
No. Il THC è psicoattivo e può provocare alterazioni percettive e cognitive; il CBD non produce lo stesso tipo di intossicazione, ma può causare effetti avversi e interazioni. Prodotti e dosi variano, quindi non sono intercambiabili né automaticamente terapeutici.