Approfondimento ·

La cannabis stimola la capacità rigenerativa delle cellule staminali

Il ruolo di CBD e THC

Pubblicato il
10 Dicembre 2020
In sintesi
  • Uno studio di laboratorio ha pretrattato cellule staminali da tessuto adiposo e midollo osseo, umane e suine, con basse dosi di CBD o THC. Alcuni parametri rigenerativi sono migliorati; in un test di chiusura del “graffio”, fibroblasti co-coltivati con cellule trattate con CBD chiudevano più rapidamente. Sono risultati cellulari preliminari, non prova di rigenerazione di organi o ferite nei pazienti.

Le staminali sono cellule non specializzate capaci di trasformarsi, a partire dall’embrione e per tutta la durata della vita di una persona, negli altri tipi di cellule dell’organismo. Una volta trasformatasi, la cellula staminale si specializza, assumendo le caratteristiche della componente che è diventata.

Oltre alla capacità di specializzarsi in tutti i tipi di cellule di un individuo, le staminali possiedono anche un’altra caratteristica distintiva: sono in grado di autorinnovarsi, attraverso la divisione cellulare. Questa capacità permette all’organismo di avere sempre a disposizione un serbatoio di cellule staminali.

Le singolari caratteristiche rendono le staminali di grande interesse. Esse, infatti, garantiscono un ricambio continuo di tutte le cellule dell’individuo, mano a mano che queste muoiono. Inoltre, data la loro abilità rigenerativa, diventano spesso oggetto di studio, nella speranza che possano offrire una valida possibilità di trattamento per quelle malattia incurabili. La medicina rigenerativa ricorre proprio all’uso di cellule staminali per rigenerare e rimpiazzare le cellule danneggiate o invecchiate, così da ripristinare le normali funzioni dell’organismo.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del New Jersey, pubblicato il 21 dicembre, ha indagato il ruolo dei componenti della cannabis sulla capacità rigenerativa delle cellule staminali. In particolare, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD), due dei principali principi attivi della marijuana, sono in grado di regolare le attività del sistema immunitario.

I ricercatori hanno innescato due tipi di cellule staminali con THC e CBD, per valutare l’eventuale miglioramento della loro capacità rigenerativa. In particolare, sono state prese in considerazione le staminali derivate dal tessuto adiposo (ASC) e quelle provenienti dal midollo osseo (BMDSC), sia in volontari umani, che in suini. Dopo aver innescato le cellule con i due componenti della cannabis, gli scienziati hanno effettuato una serie di test, per verificare la capacità rigenerativa delle staminali. Tra le prove eseguite, lo studio riporta anche quella del “graffio di guarigione della ferita nei fibroblasti primari”: rispetto a quelli non trattati, i fibroblasti primari co-coltivati con ASC trattate con basso contenuto di CBD hanno mostrato una “chiusura della ferita più rapida del 75% a 18 ore”.

I ricercatori hanno concluso che l’innesco di alcune cellule staminali con CBD e THC, in particolare se a dosi più basse, “migliora una serie di parametri rigenerativi, suggerendo che questi componenti principali della marijuana possono migliorare le terapie a base di cellule staminali”. I cannabinoidi, quindi, sembrano essere in grado di aumentare la capacità rigenerati di due tra le principali fonti di cellule staminali, che potrebbero essere efficaci nel trattamento di alcune patologie. Quello degli scienziati del New Jersey, sottolinea il testo, “è il primo ad innescare con THC”.

Domande frequenti

Quali cellule staminali sono state studiate?
Sono state considerate cellule staminali derivate dal tessuto adiposo e dal midollo osseo, provenienti da donatori umani e da suini, pretrattate con CBD o THC prima dei test.
Che cosa misurava il test del graffio?
È un modello in vitro in cui si crea uno spazio in uno strato di cellule e si osserva la velocità con cui viene colmato. I fibroblasti co-coltivati con alcune cellule trattate con basse dosi di CBD mostravano una chiusura più rapida a 18 ore.
Quale conclusione proponevano i ricercatori?
Il pretrattamento a basse dosi poteva migliorare alcuni parametri rigenerativi delle cellule staminali e meritava ulteriori studi come supporto alle terapie cellulari. Non veniva dimostrato un beneficio clinico nell’uomo.
Il CBD applicato su una ferita stimola la guarigione?
Questo esperimento non lo dimostra. Cellule in coltura non riproducono infezione, vascolarizzazione, sistema immunitario e sicurezza di una ferita reale; l’applicazione autonoma può irritare o contaminare la lesione.
Quali passaggi servono prima di usare cannabinoidi nelle terapie con cellule staminali?
Servono conferme riproducibili, definizione di dose e meccanismo, test di tossicità e stabilità, modelli animali, qualità di produzione e trial clinici controllati. Va inoltre escluso che il trattamento alteri differenziazione o crescita in modo indesiderato.