Approfondimento ·

Cannabis terapeutica contro la neuropatia periferica

Lo studio sugli effetti della cannabis sulla neuropatia indotta dalla chemioterapia

Pubblicato il
4 Febbraio 2021
In sintesi
  • Un’analisi retrospettiva israeliana ha esaminato pazienti trattati con oxaliplatino, osservando meno neuropatia periferica tra chi riceveva cannabis, soprattutto quando iniziata prima della chemioterapia. Il risultato suggerisce un possibile effetto protettivo, ma il disegno osservazionale non dimostra causalità e può risentire di differenze tra i gruppi; servono studi prospettici controllati.

La neuropatia periferica indotta dalla chemioterapia (CIPN) rappresenta uno degli effetti collaterali delle cure contro il cancro. Essa si manifesta con formicolii, intorpidimenti e alterazioni della sensibilità al tatto e alla temperatura nelle zone periferiche del corpo, soprattutto mani e piedi. La neuropatia può intervenire a causa dei danni ai nervi provocati dalla chemioterapia. Solitamente, la neuropatia regredisce una volta terminato il trattamento, ma in alcuni casi può protrarsi per diversi mesi o persistere. Ad oggi non esistono terapie di successo per la prevenzione e il trattamento di CIPN.

Un gruppo di ricercatori israeliani ha preso in considerazione la neuropatica acuta indotta da oxaliplatino, un agente chemioterapico che interferisce con le fasi del ciclo cellulare, con l’obiettivo di analizzare un eventuale ruolo terapeutico della cannabis. L’analisi retrospettiva ricorda il forte impatto della neuropatia periferica sulla qualità della vita dei malati di tumore: il disturbo “è evidente fino al 90% dei pazienti trattati con oxaliplatino e l’esposizione continua può portare a una grave neuropatia cronica in circa il 31%”.

La pianta di cannabis contiene diversi composti attivi, tra cui THC e CBD, considerati “i più clinicamente rilevanti” e che sembra siano in grado di ridurre la tossicità della chemioterapia. Diversi studi hanno dimostrato l’efficacia della sostanza contro la nausea e il vomito causati da chemio e radioterapia. I ricercatori hanno valutato l’influenza della cannabis sulla CIPN, concludendo che “il tasso di neuropatia è stato ridotto tra i pazienti trattati con cannabis e oxaliplatino. Questa riduzione è stata più significativa nei pazienti che hanno ricevuto cannabis prima del trattamento con oxaliplatino, suggerendo un effetto protettivo”.

Domande frequenti

Che cos’è la neuropatia periferica indotta da chemioterapia?
È un danno ai nervi periferici che può causare formicolio, intorpidimento e alterazioni della sensibilità, soprattutto a mani e piedi. Può regredire dopo il trattamento oppure durare mesi o persistere.
Quale farmaco chemioterapico è stato considerato?
Lo studio riguardava l’oxaliplatino, un chemioterapico noto per poter provocare neuropatia acuta e, con esposizione cumulativa, forme croniche che incidono sulla qualità di vita.
Che cosa ha osservato l’analisi sulla cannabis?
Il tasso di neuropatia risultava inferiore nei pazienti che avevano ricevuto cannabis insieme all’oxaliplatino, con un’associazione più marcata quando la cannabis era iniziata prima. Il dato non prova da solo un effetto preventivo.
Perché uno studio retrospettivo non dimostra che la cannabis prevenga la neuropatia?
I gruppi possono differire per dose di chemioterapia, malattia, farmaci, selezione o documentazione dei sintomi. Senza randomizzazione e protocollo prospettico, fattori non misurati possono spiegare l’associazione.
Che cosa dovrebbe fare un paziente se compaiono formicolii durante l’oxaliplatino?
Dovrebbe segnalarli subito all’oncologo, descrivendo intensità, durata e impatto sulle attività. Il team può valutare gravità, cause, modifiche della terapia e misure di supporto; l’automedicazione con cannabis può creare interazioni o mascherare l’evoluzione.