Stipsi cronica
I vantaggi delle cure con cannabis terapeutica
- La stipsi cronica comporta evacuazioni difficili e persistenti, spesso con gonfiore, dolore, sforzo e senso di svuotamento incompleto. Può essere primaria o secondaria a malattie e farmaci. La cannabis è un possibile supporto sul transito e sull’infiammazione, ma è importante considerare l’alimentazione, l’idratazione, l’attività fisica e il ruolo del microbiota intestinale.
La stipsi cronica è una forma di costipazione prolungata nel tempo, caratterizzata da difficoltà o ridotta frequenza nell’evacuazione delle feci. A differenza della stitichezza occasionale, che può essere legata ad alimentazione, scarsa idratazione, ridotta attività fisica o cambiamenti temporanei delle abitudini intestinali, la stipsi cronica può essere associata a diverse condizioni cliniche: può essere determinata da patologie a carico dell’intestino o da disfunzioni del pavimento pelvico. Inoltre, può presentarsi come conseguenza di altre malattie, frequentemente neurologiche, o derivare dall’uso prolungato di alcuni medicinali.
La stipsi cronica può essere difficile da identificare, poiché condivide segni e sintomi con altre condizioni gastrointestinali. In linea generale, la diagnosi di stipsi cronica funzionale si basa sulla presenza di sintomi caratteristici, tra cui evacuazioni poco frequenti, feci dure, eccessivo sforzo durante la defecazione e sensazione di evacuazione incompleta, presenti in modo persistente. La valutazione deve inoltre escludere altre cause, tra cui la sindrome dell’intestino irritabile.
Questo tipo di costipazione viene generalmente classificato in stipsi cronica primaria e secondaria. Nel primo caso, il disturbo è di natura funzionale e non è direttamente riconducibile a una specifica malattia o all’uso di farmaci. La stipsi cronica primaria comprende forme caratterizzate da un rallentato transito intestinale, da difficoltà nell’evacuazione o dalla combinazione di entrambi.
La stipsi cronica secondaria è invece conseguenza di altre condizioni, patologie o dell’assunzione di alcuni farmaci. Possono contribuire alla comparsa della stitichezza il diabete, il morbo di Parkinson, alcune malattie intestinali e numerosi farmaci, tra cui gli analgesici oppioidi, alcuni antidepressivi, gli anticolinergici e altri medicinali che possono rallentare la motilità intestinale.
Cosa comporta?
La stitichezza cronica può provocare difficoltà nell’evacuazione, spesso accompagnata da gonfiore e dolore o fastidio addominale. Può inoltre essere presente la sensazione di non riuscire a svuotare completamente l’intestino, insieme a una maggiore necessità di esercitare sforzo durante la defecazione. Lo sforzo prolungato e il passaggio di feci dure possono favorire la comparsa di emorroidi e ragadi anali.
Le feci possono essere dure e secche e, in alcuni casi, possono essere presenti tracce di muco. La presenza di sangue rosso vivo può essere dovuta a ragadi o emorroidi, ma non deve essere attribuita automaticamente alla stitichezza e merita un’attenta valutazione medica, soprattutto se ricorrente o associata ad altri sintomi.
I cannabinoidi e il possibile ruolo nella stipsi
Il trattamento di questa condizione clinica viene scelto dal medico in base alle cause e alla gravità del disturbo. Nella stipsi cronica primaria possono essere utilizzati interventi sullo stile di vita, modifiche dell’alimentazione e rimedi integrativi o farmaci che aumentano il contenuto di acqua nelle feci o ne favoriscono l’evacuazione.
Quando la stipsi è secondaria a una patologia o all’assunzione di farmaci, è importante intervenire anche sulla causa sottostante. La stipsi cronica è più frequente con l’avanzare dell’età, anche per la maggiore presenza di sedentarietà, ridotta assunzione di liquidi e alimentazione inadeguata, oltre alla frequente presenza di terapie farmacologiche multiple.
Il sistema endocannabinoide è coinvolto nella regolazione di diverse funzioni gastrointestinali, tra cui motilità, secrezioni e sensibilità intestinale. Per questo motivo, i cannabinoidi sono oggetto di ricerca anche nell’ambito dei disturbi gastrointestinali. Tuttavia, gli effetti sulla motilità intestinale sono complessi e alcuni cannabinoidi, in particolare il THC, possono ridurre il transito intestinale, mentre il CBD potrebbe contribuire a normalizzarlo. In generale, un possibile interesse riguarda la stipsi secondaria all’utilizzo di farmaci oppioidi: in questi casi, se la cannabis terapeutica permette di ridurre il ricorso a tali farmaci, essa potrebbe contribuire indirettamente a diminuire anche alcuni dei loro effetti indesiderati, tra cui la stipsi.
È inoltre importante considerare l’alimentazione, l’idratazione, l’attività fisica e il ruolo del microbiota intestinale, così da intervenire sulle diverse componenti che possono contribuire alla stipsi e favorire nel tempo una migliore funzionalità intestinale.
Riferimento bibliografico: Aviello, G., Romano, B., & Izzo, A. A. (2008). Cannabinoids and gastrointestinal motility: animal and human studies. European Review for Medical & Pharmacological Sciences, 12, 81.
Domande frequenti
Perugini Billi Francesco
Medico Chirurgo,, esperto in Terapia del Dolore e Fitoterapia