Infiorescenze ed estratti standardizzati per una terapia sempre più precisa
Quando si parla di cannabis terapeutica, il tema della standardizzazione sta assumendo un ruolo centrale. La possibilità di offrire prodotti con concentrazioni costanti, tracciabili e misurabili rappresenta oggi uno dei passaggi fondamentali per rendere la terapia con cannabinoidi sempre più controllabile e integrata nella pratica clinica. In questo contesto si inserisce l’evoluzione del portafoglio di Tilray Medical, realtà internazionale con presenza in oltre venti Paesi e sedi produttive europee in Portogallo e Germania.
L’azienda ha recentemente ampliato la propria offerta in Italia con l’introduzione di nuove infiorescenze proprietarie e con un portafoglio completo di estratti standardizzati, con l’obiettivo di fornire ai medici strumenti terapeutici modulabili e coerenti con le esigenze cliniche del singolo paziente.
Le nuove infiorescenze
Le infiorescenze autorizzate alla distribuzione sul territorio nazionale sono tre e coprono differenti profili di concentrazione e bilanciamento tra THC e CBD.
La prima è un’infiorescenza ad alto tenore di THC, con un range di concentrazione compreso tra il 23% e il 28%. Si tratta di un fiore secco di media dimensione e densità, con una presenza moderata di tricomi e un aroma non particolarmente intenso. Il profilo terpenico, variabile tra i diversi lotti di produzione, è caratterizzato prevalentemente da cariofillene e mircene. Questa formulazione trova naturale applicazione nelle aree terapeutiche in cui il THC svolge un ruolo centrale, come – per esempio – nel trattamento del dolore cronico e neuropatico.
Accanto a questa è stata introdotta un’infiorescenza con THC al 18%, con concentrazioni che oscillano tra il 15% e il 22%. Anche in questo caso i fiori sono di media dimensione, ma con un’aromaticità più marcata rispetto alla precedente. Il profilo terpenico resta dominato da cariofillene e mircene, pur con variazioni fisiologiche tra batch diversi. Rappresenta una soluzione intermedia per quei pazienti che necessitano di un buon apporto di THC con un’intensità sensoriale più evidente.
La terza infiorescenza è bilanciata, con contenuti di THC e CBD compresi tra l’8% e l’11%. Il fiore presenta una densità medio-alta di tricomi e un’aromaticità più contenuta. Il rapporto equilibrato tra i due principali fitocannabinoidi consente una modulazione dell’effetto del THC grazie alla presenza del CBD, risultando particolarmente interessante nei percorsi terapeutici che richiedono un equilibrio tra efficacia e tollerabilità.
Gli estratti standardizzati
Parallelamente alle infiorescenze, Tilray propone una gamma articolata di estratti standardizzati. Come detto in apertura di questo articolo, la standardizzazione consente di conoscere con precisione il contenuto di milligrammi di THC e CBD per millilitro e, di conseguenza, per singola goccia.
Tra le formulazioni disponibili figurano già soluzioni con prevalenza di CBD come il 5-20, formulazioni bilanciate come il 10-10 e un estratto ad alto tenore di THC. La disponibilità di flaconi di diversa capacità facilita ulteriormente la gestione terapeutica e può migliorare l’aderenza del paziente, soprattutto nei trattamenti a medio-lungo termine.
La centralità della titolazione personalizzata
La precisione posologica rappresenta uno dei punti cardine di questo approccio. Sapere esattamente quanti milligrammi di principio attivo vengono assunti per singola goccia consente al medico di monitorare l’andamento della terapia nel tempo, calibrare gli incrementi, ridurre il rischio di effetti collaterali e personalizzare il trattamento in modo più rigoroso.
La terapia con cannabinoidi, per sua natura, richiede un adattamento individuale progressivo. La possibilità di lavorare su concentrazioni costanti e misurabili rende questo processo più governabile e clinicamente sostenibile.
Le principali aree terapeutiche
Le aree terapeutiche in cui questi prodotti trovano applicazione sono molteplici. Gli estratti ad alto contenuto di CBD vengono generalmente impiegati in condizioni come epilessia e alcune patologie psichiatriche in cui si desidera limitare l’effetto psicotropo del THC.
Le formulazioni bilanciate trovano spazio nella gestione della nausea e del vomito indotti da chemioterapia, nel dolore oncologico, nei disturbi del sonno e in alcune patologie neurologiche.
Gli estratti ad alto contenuto di THC restano centrali nella gestione del dolore cronico e neuropatico, oltre che in situazioni caratterizzate da componente infiammatoria significativa o perdita di appetito.
I casi clinici presentati dal Dott. Alberto Vana, Medical Science Liaison di Tilray Medical Italia, evidenziano come la titolazione progressiva degli estratti abbia portato, in diversi contesti patologici, a un miglioramento della qualità della vita, a una riduzione della sintomatologia dolorosa e, in alcune situazioni, a una diminuzione del ricorso a terapie oppioidi.
La video-presentazione è disponibile per i professionisti sanitari registrati alla CLINN Academy.
Telemedicina e Cannabis Terapeutica
Negli ultimi anni la telemedicina è diventata molto più di un’alternativa di emergenza alle visite in presenza. Per molte patologie croniche, e in particolare per i pazienti trattabili con cannabis terapeutica, il consulto digitale rappresenta oggi uno strumento efficace, sicuro e spesso preferibile. Nonostante la diffusione di servizi sanitari digitali, esiste ancora un certo scetticismo: posso davvero essere seguito in modo adeguato senza andare fisicamente nello studio del medico?
La risposta, soprattutto quando si parla di cannabis terapia, è sì. E non solo: in molti casi è una scelta più comoda, più rapida e più funzionale alla continuità della cura.
Perché la cannabis terapeutica si presta alla telemedicina
Una delle caratteristiche centrali delle terapie a base di cannabinoidi è che rappresentano un trattamento di seconda linea. Questo significa che:
- Il paziente arriva al consulto con una diagnosi già definita da uno specialista (neurologo, reumatologo, terapista del dolore, psichiatra, ecc.).
- Nella maggior parte dei casi è già in corso una terapia farmacologica che, però, non sta dando risultati ottimali.
- Il medico prescrittore di cannabis non deve formulare da zero una diagnosi complessa, ma deve valutare il quadro clinico esistente e integrare la cannabis come supporto alla terapia.
Tutti questi elementi rendono il tele-consulto non solo praticabile, ma soprattutto clinicamente sensato: la parte del percorso che richiede la visita fisica è già stata svolta altrove. Quella del prescrittore di cannabis è una valutazione funzionale, che può essere fatta efficacemente anche a distanza.
Come funziona un tele-consulto per la cannabis terapia
Accedere a una visita in telemedicina con uno degli specialisti del network CLINN è estremamente semplice. Una volta prenotato il consulto, verrà inviata una e-mail contenente un link sul quale si dovrà cliccare per collegarsi con il medico. Il consiglio è quello di utilizzare un computer dotato di webcam, ma ci si può connettere anche tramite uno smartphone: l’importante è avere una connessione stabile.
Durante la visita, il medico:
- Analizza la documentazione caricata dal paziente (diagnosi, esami, terapie in corso).
- Approfondisce anamnesi e sintomi con un colloquio dettagliato.
- Definisce una titolazione personalizzata, cioè il dosaggio e il tipo di preparazione (olio, infiorescenze, vaporizzazione).
- Pianifica il monitoraggio e le visite di controllo.
Cosa cambia rispetto a una visita in presenza?
Molto poco. La differenza principale è che non c’è un esame fisico (che, nella cannabis terapia, in questa fase non è quasi mai necessario). Tutto il resto – valutazione, prescrizione, follow-up – avviene con la stessa accuratezza.
E, anzi, con un vantaggio: il paziente può collegarsi in un ambiente familiare e tranquillo, condizione che spesso riduce ansia e stress e migliora la qualità del colloquio clinico.
La prescrizione: come la ricevo dopo una visita digitale?
Alla fine della visita, il paziente riceve la prescrizione direttamente a casa tramite corriere incaricato da CLINN. In alternativa, se ha delegato CLINN alla gestione della prescrizione e al reperimento del farmaco con consegna a domicilio, può richiederne una copia direttamente alla farmacia che lo contatterà.
Questo elimina completamente la necessità di spostarsi o ritirare documenti cartacei.
I benefici concreti della telemedicina
1. Accesso rapido e senza barriere geografiche
Molti pazienti che necessitano della cannabis terapeutica vivono in province dove la prescrizione è difficile da ottenere. La telemedicina elimina le distanze e permette di accedere a professionisti realmente esperti.
2. Riduzione dei tempi e continuità terapeutica
Nelle terapie con cannabinoidi, la continuità è fondamentale: la titolazione deve essere monitorata e regolata nel tempo. La telemedicina consente controlli frequenti, agili e programmabili.
3. Maggiore comfort e riduzione dello stigma
Molti pazienti vivono con disagio la richiesta di un trattamento a base di cannabis. Una visita da casa, in un contesto protetto, riduce tensioni e barriere psicologiche, permettendo un confronto più aperto.
4. Integrazione con strumenti come Clinn Care
Il monitoraggio digitale della sintomatologia e dei progressi terapeutici – come quello offerto da Clinn Care – consente al medico:
- di ricevere aggiornamenti costanti,
- di intervenire rapidamente in caso di effetti collaterali,
- di adattare i dosaggi sulla base di dati certi.
È un tipo di assistenza che, paradossalmente, può risultare più precisa di quella tradizionale.
Prenota il tuo consulto con CLINN
Il tele-consulto per la cannabis terapeutica è una modalità moderna e sicura per ricevere una valutazione specialistica. È semplice, accessibile, accurato e integrato con strumenti digitali che migliorano il monitoraggio nel tempo.
Ed è per questo che rappresenta oggi una delle soluzioni più efficaci per chi vuole intraprendere – o proseguire – un percorso con cannabis terapeutica. Per prenotare un consulto, clicca qui.
Gli effetti clinici dei medicinali a base di cannabis
Oggi i medicinali a base di cannabis sono sempre più riconosciuti per il loro potenziale nel trattare condizioni e sintomi medici specifici. L’uso è principalmente orientato alla riduzione del dolore, ma anche al miglioramento della qualità della vita in diverse patologie croniche.
Gli studi mostrano che, nelle persone sane, gli effetti dei medicinali a base di cannabis sono dose-dipendenti. Nei pazienti, questi prodotti presentano generalmente un buon profilo di sicurezza, con effetti collaterali temporanei. L’intensità di tali effetti e i tassi di interruzione del trattamento possono variare in base alla dose, al rapporto THC:CBD, alla storia d’uso e alla durata della terapia.
Sono necessari trial clinici di maggiore qualità, condotti con medicinali standardizzati, per comprendere appieno sicurezza ed efficacia. La ricerca dovrebbe concentrarsi su dosaggi specifici, composizioni precise e differenze di risposta legate all’età e al sesso.
Questo articolo riassume lo studio di Leen, N., Kowal, K., Batalla, A., Bossong, M. (2024), The effects of standardised cannabis products in healthy volunteers and patients: a systematic literature review, Volume 15, Frontiers in Pharmacology, sezione Neuropharmacology.
I medicinali a base di cannabis nei Paesi Bassi: la storia di Bedrocan
Attualmente, nei Paesi Bassi, così come in Italia, solo due medicinali a base di cannabis sono approvati per condizioni specifiche:
- Sativex® – spray oromucosale contenente CBD e THC, utilizzato per la rigidità muscolare nella sclerosi multipla.
- Epidiolex® – soluzione orale contenente solo CBD, indicata per le crisi epilettiche gravi in rare sindromi epilettiche pediatriche.
Altri prodotti non approvati ma destinati all’uso medico sono disponibili da 20 anni attraverso un programma governativo di accesso speciale e sono oggi ampiamente utilizzati. I dati più recenti della Dutch Foundation for Pharmaceutical Statistics (SFK), relativi al 2022, riportano 41mila prescrizioni dispensate a circa 7.300 pazienti. In Italia invece Secondo i dati raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel periodo 2019-2024, sono state registrate circa 100mila prescrizioni magistrali di cannabis per uso medico, coinvolgendo circa 28mila pazienti con età media di 60 anni e una prevalenza femminile: il 70% dei soggetti è costituito da donne.
L’azienda Bedrocan
Dal 2003, l’azienda olandese Bedrocan produce infiorescenze di cannabis medicinale completamente standardizzate per il programma governativo. Offre diverse varietà (chemovar), ciascuna con concentrazioni specifiche di THC, CBD e terpeni aromatici, tutte prive di contaminanti.
Sebbene le infiorescenze Bedrocan e i derivati (come le soluzioni oromucosali) non abbiano ancora un’autorizzazione completa per indicazioni specifiche, sono disponibili su prescrizione in farmacia e sono stati impiegati in numerosi studi clinici, discussi nella sezione seguente.
Gli effetti dei medicinali a base di cannabis
Una revisione complessiva di 60 studi ha analizzato gli effetti delle infiorescenze e dei derivati Bedrocan sia in soggetti sani che in pazienti.
Effetti clinici nei pazienti.
Quattordici studi clinici su diverse patologie suggeriscono potenziali benefici. Di questi, 11 hanno indagato il dolore cronico utilizzando Bedrocan® o Bediol®. Secondo i risultati nei pazienti con dolore cronico, i prodotti inalati o le soluzioni oromucosali contenenti Bedrocan® (22% THC) o Bediol® (6,3% THC, 8% CBD) possono ridurre significativamente l’intensità soggettiva del dolore. Uno studio ha evidenziato anche una riduzione dell’uso di oppioidi.
Altri 3 hanno invece riguardato l’epilessia, utilizzando Bedrolite®. In bambini e adolescenti con epilessia severa, alte dosi (200–550 mg di CBD) di Bedrolite® (9% CBD) hanno ridotto la frequenza delle crisi. I caregiver hanno inoltre riportato miglioramenti nel sonno, nelle capacità cognitive e nel comportamento.
Ulteriori tre studi singoli forniscono indicazioni utili per future ricerche. Il primo sull’Alzheimer, utilizzando il Bedrocan®: dopo 12 settimane di assunzione orale, i pazienti hanno mostrato miglioramenti in agitazione, apatia, irritabilità e disturbi del sonno/alimentazione. Il secondo sulla Sclerosi Multipla: nei pazienti resistenti ai trattamenti standard, Bedrocan® (22% THC) ha ridotto l’impatto della rigidità muscolare.
E infine sul PTSD: veterani con PTSD cronico hanno riportato miglioramenti significativi, tra cui maggiore tranquillità e ridotta irritabilità, utilizzando Bediol® (6,3% THC, 8% CBD) come supporto al sonno.
Effetti fisiologici e psicologici
Trentotto studi su soggetti sani che utilizzavano prodotti Bedrocan hanno fornito importanti indicazioni:
Come agiscono nel corpo
- Nei pazienti con dolore cronico, Bedrocan® e Bediol® possono ridurre intensamente il dolore percepito.
- Un trial ha osservato una diminuzione dell’uso di oppioidi.
Come fanno sentire
- Le formulazioni contenenti THC a dosi più elevate possono provocare euforia e far sentire “sballati”.
- Dosi più alte aumentano anche la possibilità di effetti indesiderati come ansia, confusione o paranoia.
- I prodotti contenenti solo CBD non provocano queste sensazioni.
Impatto sulla cognizione
- I medicinali contenenti THC possono rallentare i tempi di reazione e alterare attenzione e memoria, soprattutto a dosi elevate.
- I prodotti contenenti solo CBD non sembrano avere impatto sulle funzioni cognitive.
Interazioni tra THC e CBD
- L’aggiunta di CBD può ridurre l’ansia, ma generalmente non attenua altri effetti del THC, come l’euforia o il peggioramento della memoria, anche con un rapporto CBD:THC di 3:1.
Effetti collaterali più comuni
Il profilo di sicurezza è buono e non sono stati riportati eventi avversi gravi. Gli effetti più frequenti sono:
- Tosse (specie con vaporizzazione – 10–70%).
- Capogiri (88% dopo inalazione).
- Sensazione di “sballo” (20–80%).
- Confusione mentale (25–37%).
- Mal di gola e sapore sgradevole (25–35%).
Si trattava quasi sempre di effetti lievi e transitori.
Principali motivi di interruzione
Due fattori influenzano maggiormente l’abbandono del trattamento:
- Esperienza d’uso: chi ha poca familiarità con i prodotti contenenti THC tende a riportare più effetti collaterali.
- Dose di THC: dosi elevate aumentano il tasso di drop-out. Uno studio con 55 mg/die mostrava un 49% di abbandoni, contro l’1% di uno studio con 1,5 mg/die.
Cosa ci aspetta per i medicinali a base di cannabis?
Conclusioni degli studi clinici
- Negli individui sani, gli effetti sono chiaramente dose-dipendenti e coinvolgono percezioni soggettive e funzioni cognitive.
- Nei pazienti, i medicinali Bedrocan possono ridurre il dolore e offrire benefici in altre condizioni, con effetti collaterali anch’essi dose-dipendenti.
- Sono necessari studi clinici più rigorosi per chiarire sicurezza ed efficacia delle singole varietà di cannabis, considerando dose, rapporto THC/CBD e caratteristiche individuali come età e sesso.
Priorità per la ricerca futura
Metodologia
Gli studi differiscono molto per modalità di somministrazione (inalazione vs orale) e misurazione degli effetti, rendendo difficile il confronto diretto. Serve maggiore uniformità.
Differenze individuali
Storia d’uso, sesso ed età possono influenzare la risposta clinica. Servono trial che analizzino queste variabili.
Dose e composizione
Anche all’interno dei prodotti Bedrocan ci sono differenze tra formulazioni e dosaggi. È necessario riportare sempre in modo chiaro contenuto di THC e CBD, tipo di preparazione e via di somministrazione.
Articolo a cura di Bedrocan, azienda leader nella produzione di cannabis terapeutica
Cannabis medica: perché l’estratto industriale cambia le regole
La cannabis terapeutica è una delle frontiere più interessanti della medicina contemporanea. Tuttavia, affinché i preparati a base di cannabinoidi siano davvero efficaci e riproducibili nel tempo, non basta limitarsi all’estrazione dalla pianta: serve un processo industriale controllato, capace di garantire purezza, standardizzazione e stabilità del prodotto finale. Le nuove metodiche di estrazione e purificazione adottate rappresentano un salto di qualità per tutto il settore.
Dall’estrazione alla purificazione: un processo controllato
La produzione di oli full-spectrum di grado farmaceutico richiede una catena produttiva conforme agli standard GMP (Good Manufacturing Practice). Il processo descritto da Costa et al. combina due fasi cruciali:
- Estrazione in etanolo “deep-cooled” (a −30/−60 °C), che consente di preservare i composti termolabili della pianta e ridurre la co-estrazione di sostanze indesiderate.
- Purificazione finale con wiped-film sotto alto vuoto (≤0,2 mbar), una tecnica che separa selettivamente i cannabinoidi e i terpeni da clorofilla, cere e polifenoli, riducendo le impurità indesiderate sia da un punto di vista organolettico che della conservazione del prodotto.
Questo sistema permette di mantenere il fitocomplesso della pianta, concentrando solo i principi attivi desiderati e minimizzandone la degradazione termica grazie a tempi di residenza brevissimi.
Purezza, stabilità e riproducibilità
Rispetto alla materia prima vegetale, l’estratto così ottenuto mostra una maggiore concentrazione di cannabinoidi e terpeni, mentre clorofilla e cere vengono ridotte a tracce. Il risultato è un olio più stabile, con un profilo sensoriale delicato e gradevole, migliorando così la compliance del paziente.
Un altro elemento chiave è la gestione dei terpeni: vengono rimossi prima del trattamento termico e successivamente reintrodotti in modo controllato, così da ripristinare un’impronta aromatica “nature-identical”, ossia coerente con la pianta di partenza.
Perché l’industrializzazione è un vantaggio clinico
L’aspetto più rilevante di questo approccio è, per l’appunto, la standardizzazione. Grazie a processi ripetibili e dotazioni tecnologiche che permettono un alto grado di controllo sui parametri produttivi, ogni lotto di prodotto mantiene lo stesso “fingerprint” fitochimico. In altre parole, si blocca la variabile prodotto, garantendo ai medici e ai pazienti un dosaggio stabile, una risposta terapeutica prevedibile e una migliore accettabilità sensoriale.
Per la ricerca clinica, ciò significa poter confrontare i risultati in modo affidabile, aprendo la strada a studi più solidi e a una reale personalizzazione delle terapie.
Articolo a cura di Giovanni Isoldi, COO di Materia Medica Processing
Come viene prescritta la cannabis: tutto sulla ricetta medica
La prescrizione della cannabis terapeutica in Italia è regolamentata da normative specifiche e richiede al medico di seguire precise procedure burocratiche e cliniche.
In Italia qualsiasi medico abilitato e iscritto all’Ordine – sia esso medico di medicina generale o medico specialista – può prescrivere la cannabis a uso medico, qualora lo ritenga opportuno in scienza e coscienza. Non vi sono vincoli formali sulla specializzazione del prescrittore per le prescrizioni a carico del paziente (cioè, a pagamento): il medico curante ha libertà prescrittiva, nel rispetto della normativa vigente (Legge 94/98). In altre parole, per la cannabis prescritta in regime privato, ossia non rimborsata dal Servizio Sanitario, non è richiesto uno status particolare – qualunque medico può redigere la ricetta. In caso di prescrizione a carico del SSR, invece, entrano in gioco disposizioni regionali che spesso limitano la prescrizione rimborsabile a determinati medici specialisti e patologie. In questo approfondimento, tuttavia, ci concentreremo sulla prescrizione in regime privato.
La ricetta bianca non ripetibile
Per prescrivere cannabis terapeutica a pagamento, il medico deve utilizzare la cosiddetta ricetta bianca. Si tratta di una ricetta magistrale non ripetibile, da rinnovare volta per volta, in cui il farmaco è a carico del paziente. La cannabis medicinale, infatti, rientra tra le preparazioni galeniche magistrali a base di sostanze stupefacenti: la sua prescrizione segue dunque regole specifiche previste dall’art.5 commi 3 e 4 della Legge 94/1998 (nota come “Legge Di Bella”) e dal Decreto Ministeriale 9/11/2015. In pratica, la ricetta va compilata su carta intestata o ricettario personale del medico, anziché sul ricettario SSN regionale (che, come detto, si usa solo nei casi di erogazione a carico del SSR secondo iter regionali). Inoltre, la ricetta deve essere non ripetibile e non cedibile: ciò significa che può essere utilizzata una sola volta per quella specifica preparazione e paziente, e non può essere usata da altri pazienti.
Elementi obbligatori da inserire in ricetta
La normativa vigente (Legge 94/1998, art.5, e DM 9 novembre 2015) stabilisce con precisione quali informazioni devono comparire sulla ricetta medica per preparazioni a base di cannabis. Il medico, nel redigere la prescrizione magistrale, deve includere i seguenti elementi obbligatori:
- Codice identificativo del paziente: utilizzare un codice numerico o alfanumerico univoco, in luogo di nome, cognome o codice fiscale del paziente. Questo accorgimento tutela la privacy: solo il medico tiene un archivio che collega il codice ai dati anagrafici reali del paziente.
- Varietà di cannabis e titolo di principio attivo: indicare la qualità della sostanza prescritta, ad esempio la specifica varietà di Cannabis con la relativa percentuale di THC e CBD. Ciò identifica in modo chiaro il tipo di infiorescenza o estratto da utilizzare.
- Forma farmaceutica e via di somministrazione: specificare la forma di dosaggio allestita e la modalità di assunzione prevista. Ad esempio, capsule o soluzione oleosa per via orale, preparazione per inalazione tramite vaporizzatore. Questo orienta il farmacista nella corretta preparazione e indica al paziente come assumere il medicinale.
- Dose e posologia: riportare la quantità di cannabis per dose e la posologia giornaliera, preferibilmente espressa in termini di peso di sostanza. In caso di preparazioni in olio o altre forme estrattive, è consigliabile indicare anche il contenuto in mg di THC e/o CBD per dose, in modo da rendere chiaro il dosaggio del principio attivo.
- Esigenze particolari (motivazione clinica): specificare le esigenze terapeutiche particolari che giustificano il ricorso alla prescrizione magistrale. In pratica, il medico deve indicare il motivo per cui ritiene necessaria la cannabis, ad esempio “trattamento del dolore cronico neuropatico refrattario a terapie convenzionali” oppure “mancanza di alternativa terapeutica industriale efficace”. Questa dicitura, richiesta dalla Legge 94/98, documenta la ragione clinica alla base della scelta.
- Età e sesso del paziente: riportare l’età (in anni) e il sesso del paziente. Questi dati, inseriti in forma anonima accanto al codice, servono per fini statistici ed epidemiologici (come vedremo, vanno comunicati agli enti di monitoraggio).
- Data, timbro e firma del medico: indicare la data di redazione della ricetta, apporre il timbro (o utilizzare carta intestata) con i dati del medico e la firma autografa. Senza questi elementi la ricetta non ha validità legale. È opportuno che la data sia ben visibile, poiché da essa decorre il periodo di validità della ricetta.
Necessità del consenso informato del paziente
Un passaggio fondamentale, prima di avviare la terapia, è ottenere il consenso informato scritto dal paziente. La Legge 94/98 richiede espressamente che il medico acquisisca e documenti il consenso informato del paziente alla terapia con cannabis, trattandosi di un impiego off-label di una preparazione magistrale. Ciò implica che il paziente deve essere informato in modo chiaro sugli scopi del trattamento, sui possibili benefici e rischi, sugli effetti collaterali noti, sulle alternative terapeutiche e sul fatto che la cannabis è una sostanza controllata. Il paziente, compreso il tutto, firma il modulo di consenso informato, che verrà conservato dal medico.
È importante sottolineare che non bisogna indicare nulla riguardo al consenso informato sulla ricetta medica stessa. Inserire in ricetta dettagli come nome e cognome del paziente (che comparirebbero nel modulo di consenso) violerebbe la privacy e vanificherebbe l’uso del codice anonimo. In pratica, il consenso informato resta agli atti clinici del medico, mentre la ricetta rimane “anonimizzata” per tutela della riservatezza. Assicurarsi di avere il consenso informato firmato è un obbligo deontologico e legale, ma anche una garanzia per il medico prescrittore.
Scheda per la raccolta dati (monitoraggio regionale e nazionale)
Oltre alla ricetta, la normativa prevede un meccanismo di monitoraggio delle prescrizioni di cannabis terapeutica a fini epidemiologici. Per ogni prescrizione effettuata, il medico deve compilare una “scheda raccolta dati” relativa al paziente trattato e alla terapia, da inviare alle autorità sanitarie (tipicamente alla Regione di competenza o agli organi centrali). In questa scheda – predisposta dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) nell’ambito di un Progetto Pilota nazionale – vengono riportati in forma anonima i dati essenziali: il codice alfanumerico del paziente, l’età, il sesso, la varietà di cannabis utilizzata, la posologia in termini di peso, la durata del trattamento, l’indicazione terapeutica (esigenza di trattamento) e l’andamento della terapia (es. miglioramento, effetti indesiderati).
Il medico prescrittore è tenuto a trasmettere periodicamente queste schede secondo le indicazioni fornite. Lo scopo di questa raccolta dati è duplice: statistico-epidemiologico e di sorveglianza sull’uso terapeutico della cannabis. I dati anonimi contribuiscono a orientare le politiche sanitarie (ad esempio stimare il fabbisogno nazionale di cannabis da produrre/importare) e a verificare l’appropriatezza prescrittiva. Va ricordato, infine, che è raccomandato segnalare eventuali reazioni avverse riscontrate durante la terapia a base di cannabinoidi attraverso il portale dedicato Vigierbe dell’ISS, così da contribuire alla farmacovigilanza sulle preparazioni di origine vegetale.
Limiti di validità temporale della ricetta
La ricetta bianca non ripetibile per la cannabis ha una validità temporale limitata. In base alle normative sui medicinali stupefacenti, la ricetta deve essere utilizzata entro 30 giorni dalla data di compilazione. Oltre tale limite, la prescrizione non può più essere eseguita dal farmacista e ne va emessa una nuova. È quindi fondamentale che il paziente presenti la ricetta in farmacia in tempo utile (entro 30 giorni) per poter ottenere il medicinale.
Riguardo alla durata della terapia coperta da ogni ricetta, generalmente una singola prescrizione di cannabis è riferita a un fabbisogno terapeutico di circa 30 giorni (1 mese). Molte Regioni, per le prescrizioni in regime SSR, impongono formalmente il limite di 30 giorni di terapia per ricetta. In ambito privato a pagamento, la legge nazionale non fissa un limite quantitativo o temporale tassativo per la terapia prescrivibile; spetta al medico stabilire la quantità necessaria in base al caso clinico. Tuttavia, per motivi pratici e di monitoraggio, nella stragrande maggioranza dei casi la prescrizione viene fatta per un mese di trattamento, rinnovabile successivamente con controlli periodici. Questo consente di valutare l’andamento del paziente e aggiustare la terapia se necessario, prima di proseguire con ulteriori prescrizioni.
Dubbi e problemi ricorrenti nella compilazione della ricetta
Nonostante le regole siano state delineate, molti medici ancora incontrano difficoltà pratiche o incertezze nella compilazione della ricetta per cannabis terapeutica. Alcuni dubbi ricorrenti segnalati dai medici riguardano:
- Procedure non familiari. La prescrizione di cannabis in forma magistrale non rientra nella pratica quotidiana di molti medici e differisce dalla classica prescrizione di farmaci industriali. Spesso manca un training specifico su “come si compila” esattamente una ricetta di questo tipo, poiché nei corsi di studi e nella formazione continua la cannabis medica è stata finora poco trattata. Questa carenza di formazione dedicata fa sì che i clinici abbiano incertezze sui formalismi da seguire. Per esempio, alcuni non sanno dell’obbligo di omettere le generalità del paziente usando un codice, o non sono sicuri su come indicare posologia e motivazione sulla ricetta.
- Reticenze e pregiudizi. A distanza di anni dalla legalizzazione dell’uso medico, permane in parte della classe medica uno stigma verso la cannabis. Ci sono ancora medici che evitano di prescriverla o la considerano un’ultima risorsa, a volte per scarsa conoscenza aggiornata delle evidenze scientifiche, altre volte per preconcetti personali (la vedono principalmente come “droga d’abuso” e non come farmaco). Questo atteggiamento porta alcuni colleghi a rifiutarsi di prescrivere cannabis anche quando indicata, oppure a non approfondirne l’uso. Tali resistenze culturali rappresentano un ostacolo per i pazienti che potrebbero beneficiarne e generano incertezza in altri medici interessati, che magari temono ripercussioni legali o deontologiche nel prescriverla.
- Aspetti burocratici e organizzativi. Alcuni medici segnalano dubbi sulla reperibilità dei moduli e sulla procedura di monitoraggio. Altri possono chiedersi se sia necessario redigere anche un Piano Terapeutico formale (obbligatorio solo per la rimborsabilità SSR in alcune Regioni, non per la prescrizione privata a pagamento). Ci si interroga anche su quanto prescrivere per volta: pur non esistendo un limite di legge alla quantità, il medico prudentemente può confrontarsi col farmacista per capire le forniture disponibili e calibrare la durata della terapia fino al successivo controllo. Infine, un dubbio frequente riguarda quali farmacie sono abilitate a preparare cannabis: il medico deve informare il paziente che non tutte le farmacie possono allestirla, ma solo quelle dotate di laboratorio galenico autorizzato alla preparazione di stupefacenti (in Italia ce ne sono alcune centinaia) Conoscere farmacie di riferimento sul territorio diventa utile nella pratica ed è per questo che CLINN ha creato una rete di farmacie partner per agevolare il processo di approvvigionamento.
Di fronte a queste difficoltà, non bisogna scoraggiarsi: la legge tutela il medico che prescrive cannabis nel rispetto delle norme, e sempre più risorse formative sono oggi disponibili. Un esempio è la nostra piattaforma di formazione Academy+, offre una ricca fonte di risorse informative per l’apprendimento e per supportare i medici nell’affrontare le sfide legate alla terapia con cannabinoidi.
Interazione tra CBD e Psicofarmaci
Se stai pensando di integrare il CBD nella tua routine quotidiana per sfruttarne i possibili benefici, è importante considerare un aspetto fondamentale: il cannabidiolo può interagire con alcuni farmaci. Per questo motivo, in presenza di terapie farmacologiche in corso, è consigliabile evitare il fai da te con l’acquisto di prodotti in libera vendita e confrontarsi con un medico.
Le interazioni tra CBD e psicofarmaci
Le evidenze scientifiche disponibili indicano che il CBD può influenzare l’attività di alcuni enzimi epatici coinvolti nel metabolismo dei farmaci, in particolare quelli appartenenti al sistema del citocromo P450. Di conseguenza, il CBD può modificare i livelli nel sangue di alcuni medicinali, compresi antidepressivi, benzodiazepine, antipsicotici e altri psicofarmaci.
Queste interazioni possono, in alcuni casi, aumentare o ridurre l’esposizione al farmaco, con possibili variazioni dell’efficacia terapeutica o della comparsa di effetti indesiderati. L’entità dell’interazione dipende da diversi fattori, tra cui il dosaggio del CBD, il farmaco utilizzato, le caratteristiche individuali del paziente e la durata del trattamento.
CBD e antidepressivi possono essere utilizzati insieme?
Si tratta di una domanda frequente, alla quale non esiste una risposta valida per tutti. In molti casi l’associazione può essere valutata dal medico, ma richiede un’attenta analisi delle possibili interazioni farmacologiche. Per questo motivo è importante informare sempre il proprio medico dell’eventuale utilizzo di prodotti a base di CBD.
È importante agire con cautela
Se desideri utilizzare il CBD e stai assumendo farmaci in modo continuativo, può essere utile:
- Confrontarti con uno specialista per valutare eventuali interazioni e l’appropriatezza del trattamento.
- Monitorare attentamente la risposta individuale, soprattutto nelle prime settimane di utilizzo o in caso di variazioni del dosaggio, sfruttando anche gli strumenti della piattaforma CLINN Care.
- Segnalare tempestivamente eventuali cambiamenti nei sintomi o la comparsa di effetti indesiderati.
Con un adeguato monitoraggio medico e un utilizzo consapevole, il CBD può essere valutato all’interno di un percorso terapeutico personalizzato, tenendo conto delle caratteristiche e delle esigenze specifiche di ogni paziente.
Fai valutare se il tuo caso è trattabile con una valutazione preliminare gratuita.
Riferimento bibliografico: Brown, J. D., & Winterstein, A. G. (2019). Potential adverse drug events and drug–drug interactions with medical and consumer cannabidiol (CBD) use. Journal of clinical medicine, 8(7), 989.
Effetti sinergici dei cannabinoidi, le combinazioni migliori
Capire come i diversi composti della cannabis lavorano in sinergia ci apre nuove porte per migliorare la salute e il benessere. La pratica clinica ci insegna che combinando in modo mirato i vari cannabinoidi, possiamo affrontare esigenze specifiche con maggiore efficacia, sia che si tratti di migliorare il sonno che di gestire il dolore, oppure prendersi cura della pelle o dare una spinta al sistema immunitario.
Per avere più energia: CBD + CBG
Benefici. Questa combinazione può darti la carica senza esagerare, mantenendo una mente sveglia ma rilassata.
- Il CBD è noto per le sue proprietà calmanti: riduce lo stress e l’ansia, che spesso ci prosciugano le energie. Alcuni studi hanno evidenziato che il CBD aiuta a sentirsi più tranquilli e concentrati.
- Il CBG invece è un vero alleato per aumentare la concentrazione e l’energia mentale. Ricerche suggeriscono che potrebbe addirittura migliorare la motivazione e le capacità cognitive.
Gli effetti in sinergia. Unendo il potere rilassante del CBD con l’effetto stimolante del CBG, otteniamo un mix che ti mantiene lucido e produttivo, senza il rischio di ansia o nervosismo tipico di molti stimolanti.
Migliorare la qualità del sonno: CBD + CBN
Benefici. Se non dormissi bene, questa combinazione di cannabinoidi potrebbe essere la risposta: un equilibrio tra rilassamento e sedazione.
- Il CBD aiuta a calmare la mente, facilitando l’addormentamento. Studi dimostrano che può migliorare la qualità del sonno, soprattutto in chi soffre di ansia.
- Il CBN ha effetti più profondi: è spesso considerato il “cannabinoide del sonno” per le sue proprietà sedative naturali, rendendolo particolarmente efficace nel favorire un sonno profondo e riposante.
Gli effetti in sinergia. Usati insieme, questi due cannabinoidi possono aiutarti non solo ad addormentarti più facilmente, ma anche a rimanere addormentato, migliorando la qualità complessiva del riposo.
Gestire il dolore: THC + CBD
Benefici. Se soffri di dolore cronico, combinare il THC con il CBD può fare una grande differenza, dandoti sollievo senza eccessivi effetti collaterali.
- Il THC è il principale responsabile dell’effetto psicotropo della cannabis, ma ha anche un potente effetto analgesico. Gli studi su questo composto dimostrano che è particolarmente efficace nel trattamento di dolori forti e persistenti.
- Il CBD invece modera il dolore e riduce l’infiammazione, senza indurre effetti psicoattivi. Studi suggeriscono che è utile per gestire il dolore e l’infiammazione in maniera più delicata.
Gli effetti in sinergia. Combinando THC e CBD si ottiene un effetto più bilanciato: il THC fornisce sollievo immediato, mentre il CBD aiuta a ridurre l’infiammazione e a mitigare eventuali effetti psicoattivi del THC.
Prendersi cura della pelle: CBD + CBG
Benefici. Se vuoi prenderti cura della pelle, CBD e CBG sono un’accoppiata vincente per combattere infiammazioni e migliorare la salute cutanea.
- Il CBD è un potente antinfiammatorio e antiossidante. Può ridurre il rossore e la produzione di sebo, rendendolo un ottimo alleato contro acne, eczema e psoriasi.
- Il CBG condivide molte delle proprietà del CBD e ha dimostrato un buon potenziale per trattare condizioni infiammatorie della pelle.
Gli effetti in sinergia. Usati insieme, questi due cannabinoidi possono migliorare la salute della pelle, riducendo l’infiammazione e aiutando a mantenere un aspetto sano e luminoso.
Rafforzare le difese Immunitarie: CBD + CBC
Benefici. Per un sistema immunitario efficiente, questa combinazione può aiutare a mantenere le difese forti e l’infiammazione sotto controllo.
- Il CBD è noto per la sua capacità di modulare il sistema immunitario e ridurre l’infiammazione. Ricerche suggeriscono che può aiutare a bilanciare le risposte immunitarie, proteggendo da eventuali eccessi.
- Il CBC si distingue per il suo forte potenziale antinfiammatorio, supportando la salute generale del sistema immunitario.
Gli effetti in sinergia. Mettendo insieme il CBD e il CBC, otteniamo delle difese immunitarie più robuste, sostenendolo a 360 gradi e riducendo le infiammazioni.
Mai fare da soli
È importante sottolineare che le combinazioni descritte sopra servono solo a dare un’idea generale di come i cannabinoidi possano interagire tra loro, illustrando il cosiddetto “effetto entourage”. Tuttavia, la risposta di ognuno a questi composti è altamente soggettiva e può variare a seconda di molti fattori, come la condizione di salute e il profilo personale.
Per questo motivo, è fondamentale evitare di ricorrere all’autocura o al fai da te quando si tratta di trattamenti con cannabinoidi. Se sei interessato a esplorare in modo più approfondito il loro potenziale per il tuo benessere, ti invitiamo a prenotare un consulto con uno specialista esperto, che potrà guidarti con consigli personalizzati e in totale sicurezza.
A-pinene, caratteristiche e proprietà terapeutiche
L’α-pinene è un monoterpeno biciclico, una molecola organica volatile che appartiene alla famiglia dei terpeni. È uno dei componenti principali degli oli essenziali estratti da diverse piante, inclusi alberi di conifere – come i pini, dai quali deriva il suo nome – nonché da numerose altre specie vegetali, tra cui rosmarino, basilico, eucalipto e cannabis.
A livello farmacologico, l’α-pinene ha dimostrato di possedere diverse proprietà benefiche, tra cui attività antinfiammatoria, antimicrobica, antiossidante e broncodilatatrice. Queste proprietà sono state sfruttate in diverse applicazioni mediche e farmaceutiche, incluse quelle nella medicina tradizionale e nella formulazione di prodotti fitoterapici e aromaterapici.
Focus sulle proprietà antinfiammatorie
L’attività antinfiammatoria dell’α-pinene si manifesta attraverso diversi meccanismi molecolari e cellulari che concorrono alla modulazione delle vie infiammatorie. Tra queste, possiamo certamente menzionare:
Inibizione della via del fattore nucleare kappa B (NF-κB), che gioca un ruolo cruciale, poiché controlla la trascrizione di geni coinvolti nella risposta infiammatoria, inclusi quelli che codificano per citochine pro-infiammatorie, chemochine e molecole di adesione. L’α-pinene è in grado di inibire l’attivazione di NF-κB, riducendo, attenuando l’infiammazione.
Modulazione delle vie dei lipossigenasi e delle ciclossigenasi (LOX e COX). Queste vie sono coinvolte nella biosintesi degli eicosanoidi, che includono prostaglandine e leucotrieni, potenti mediatori dell’infiammazione. L’α-pinene può esercitare effetti antinfiammatori attraverso la modulazione dell’attività di questi enzimi, riducendo così la produzione di mediatori lipidici dell’infiammazione.
Attività antiossidante. L’infiammazione è strettamente legata allo stress ossidativo, caratterizzato da un aumento dei radicali liberi e delle specie reattive dell’ossigeno (ROS). L’α-pinene possiede proprietà antiossidanti in grado di contrastare i radicali liberi e ridurre lo stress ossidativo, contribuendo alla riduzione dell’infiammazione.
Effetto sui recettori del dolore. L’α-pinene potrebbe anche interagire con recettori specifici coinvolti nella percezione del dolore e nei processi infiammatori, come i recettori cannabinoidi e i canali ionici, fornendo un ulteriore meccanismo attraverso cui può esercitare i suoi effetti antinfiammatori.
Il ruolo dell’α-Pinene nell’Effetto Entourage
L’effetto entourage è un concetto che descrive il meccanismo attraverso il quale i composti chimici della cannabis lavorano sinergicamente per produrre effetti terapeutici complessivi superiori rispetto a quelli che ciascun composto potrebbe ottenere da solo. Questo concetto suggerisce che l’interazione tra cannabinoidi (come il THC e il CBD) e terpeni (come l’α-pinene) possa aumentare l’efficacia terapeutica dei cannabinoidi, migliorando al contempo il profilo di sicurezza.
L’α-pinene può modulare gli effetti dei cannabinoidi. Ad esempio, si ritiene che possa contribuire a ridurre gli effetti psicotropi del THC, migliorandone al contempo l’effetto analgesico e antinfiammatorio. Alcuni studi suggeriscono che i terpeni possono influenzare la permeabilità delle membrane cellulari e la legatura dei cannabinoidi ai loro recettori. Questo potrebbe migliorare l’assorbimento dei cannabinoidi e potenziare i loro effetti, contribuendo a un’azione terapeutica più efficace.
L’α-pinene per la memoria e concentrazione
L’α-pinene può avere potenziali effetti benefici anche sulla memoria e sulla concentrazione. Questi effetti sono mediati attraverso diversi meccanismi d’azione a livello cerebrale.
Uno dei meccanismi più studiati attraverso cui l’α-pinene potrebbe influenzare positivamente la memoria e la concentrazione è l’inibizione dell’acetilcolinesterasi (AChE). L’AChE è un enzima che degrada l’acetilcolina, un neurotrasmettitore importante per le funzioni cognitive e la trasmissione sinaptica. Inibendo l’attività dell’AChE, l’α-pinene può potenzialmente aumentare i livelli di acetilcolina disponibili nel cervello, migliorando così la memoria e la concentrazione.
Come abbiamo già visto prima, l’α-pinene possiede anche proprietà antiossidanti che possono contribuire a proteggere le cellule cerebrali dallo stress ossidativo, supportando la salute neuronale e migliorare le funzioni cognitive. Alcune ricerche suggeriscono che l’α-pinene potrebbe avere effetti neuroprotettivi diretti, contribuendo a prevenire il danno neuronale e a promuovere la sopravvivenza delle cellule cerebrali.
Infine, sebbene non direttamente collegati alla memoria e alla concentrazione, gli effetti benefici di questo terpeni si riflettono anche sull’umore e sulla riduzione dello stress, che comunque possono indirettamente favorire un miglioramento delle funzioni cognitive.
Cos’è il β-Mircene e a cosa serve
I terpeni, composti organici presenti in diverse piante, sono metaboliti secondari che conferiscono alla pianta il suo caratteristico aroma e possiedono anche sorprendenti proprietà farmacologiche. Tra questi, il β-mircene emerge per le sue rilevanti qualità mediche.
Il β-Mircene è un terpene organico naturalmente presente in diverse piante, inclusa la cannabis. È noto per le sue proprietà sedative e rilassanti, oltre a quelle anti-infiammatorie e analgesiche. Viene utilizzato in aromaterapia e ha trovato applicazioni nell’industria dei profumi e degli oli essenziali. Il suo ruolo nell’industria farmaceutica è in fase di esplorazione, soprattutto per le sue potenziali applicazioni nel trattamento del dolore e dell’infiammazione.
Studi scientifici hanno rivelato che il mircene ha effetti analgesici, osservati in test su animali. Questi effetti potrebbero essere dovuti all’interazione del mircene con i recettori oppioidi endogeni e adrenergici o all’azione sui recettori presenti nei neuroni afferenti primari, che inibiscono la trasmissione del dolore. Inoltre, il mircene può potenziare l’efficacia dei cannabinoidi, migliorando il loro trasporto attraverso la barriera emato-encefalica e modulando la risposta dei recettori CB1.
Il β-mircene, con il suo alto profilo di sicurezza e le sue proprietà analgesiche e anti-infiammatorie, rappresenta un potenziale candidato per il trattamento di diverse condizioni mediche, specialmente quelle legate al dolore cronico e all’infiammazione. La sua sinergia con i fitocannabinoidi apre nuove prospettive per la terapia del dolore e per una maggiore comprensione delle interazioni tra i diversi composti della pianta.
CBD, controindicazioni e interazioni con altri farmaci
Il CBD è uno dei principi attivi presente nella pianta di Cannabis sativa, noto per le sue potenziali proprietà terapeutiche. Tra i suoi utilizzi più studiati, il CBD si è dimostrato efficace nel trattamento integrativo di alcune forme di epilessia, del dolore, dell’ansia, di certi disturbi del sonno e di altre condizioni neurologiche.
Esistono delle controindicazioni nell’utilizzo del CBD?
Quando si tratta di prodotti a base di CBD, è fondamentale stabilire una chiara distinzione tra i prodotti in libero commercio e i rimedi farmacologici.
I prodotti al CBD acquistabili online non sono oggetto di una regolamentazione stringente, il che può portare a incertezze riguardo la loro sicurezza e agli effetti. Un problema significativo con questi prodotti è la potenziale discrepanza tra gli ingredienti dichiarati sull’etichetta e quelli effettivamente presenti, rendendo gli eventuali effetti avversi difficili da prevedere.
Invece, un preparato galenico a base di CBD – disponibile solo su prescrizione medica – è invece sottoposto a una serie di controlli stringenti che ne garantiscono efficacia e sicurezza.
Il cannabidiolo è generalmente considerato sicuro. Negli studi clinici, il CBD è stato valutato anche a dosaggi elevati, fino a circa 1.500 mg al giorno per via orale in alcuni protocolli sperimentali, mostrando in generale un buon profilo di tollerabilità. La sicurezza e la tollerabilità dipendono dalla dose, dalla durata del trattamento, dalla formulazione utilizzata e dalle eventuali terapie concomitanti.
Gli effetti collaterali più frequentemente riportati sono generalmente lievi o moderati e possono includere secchezza delle fauci, sonnolenza, affaticamento, riduzione dell’appetito, diarrea, capogiri o lieve abbassamento della pressione arteriosa. In alcuni casi, soprattutto con dosaggi elevati o in presenza di specifiche terapie farmacologiche, sono state osservate alterazioni degli enzimi epatici, motivo per cui è consigliabile consultare il medico prima di iniziare un’integrazione con CBD.
Interazioni tra CBD e altri farmaci
Il CBD interagisce con diversi farmaci principalmente perché è metabolizzato dagli enzimi del citocromo P450, in particolare CYP3A4 e CYP2C19, e può a sua volta influenzare l’attività di alcuni sistemi enzimatici coinvolti nel metabolismo dei farmaci. Queste interazioni possono modificare le concentrazioni plasmatiche del CBD o dei medicinali assunti contemporaneamente, con possibili variazioni dell’efficacia terapeutica e del rischio di effetti indesiderati.
Le interazioni più documentate riguardano alcuni anticonvulsivanti, immunosoppressori, anticoagulanti, antidepressivi triciclici e inibitori della pompa protonica. Inoltre, l’associazione del CBD con farmaci ad azione sedativa, come benzodiazepine, fenobarbitale, oppioidi e altri depressori del sistema nervoso centrale, può aumentare sonnolenza e sedazione.
Particolare attenzione è raccomandata nei pazienti che assumono acido valproico, poiché l’associazione con il CBD è stata correlata a un aumento del rischio di alterazioni degli enzimi epatici. È inoltre opportuno prestare cautela in caso di concomitante assunzione di altri farmaci potenzialmente epatotossici, compreso il paracetamolo, soprattutto in presenza di dosaggi elevati o di fattori di rischio per danno epatico.
Per questo motivo, è sempre consigliato valutarne l’utilizzo solo dopo il consulto con un medico esperto.
Per valutare l’integrazione in terapia del CBD, richiedi una valutazione preliminare gratuita a uno dei nostri specialisti. Comincia da qui.
Riferimento bibliografico: Balachandran, P., Elsohly, M., & Hill, K. P. (2021). Cannabidiol Interactions with Medications, Illicit Substances, and Alcohol: a Comprehensive Review. Journal of General Internal Medicine, 36(7), 2074-2084.