Bedica, varietà di cannabis terapeutica
Bedica è una varietà di cannabis terapeutica che contiene circa il 14% di THC e meno dell’1% di CBD. In Italia può essere prescritta come preparazione galenica magistrale e allestita da una farmacia autorizzata alla preparazione di medicinali galenici.
Bedica è il nome commerciale associato alla cultivar Cannabis sativa L. “Talea”, classificata come varietà di tipo indica. È caratterizzata da un contenuto relativamente elevato di mircene, un terpene presente naturalmente nella cannabis e oggetto di interesse per i suoi possibili effetti farmacologici sulla modulazione del dolore.
Secondo le indicazioni previste dalla normativa italiana, le preparazioni a base di cannabis possono essere utilizzate, quando ne ricorrono le condizioni previste, per:
- la spasticità nella sclerosi multipla e nelle lesioni del midollo spinale;
- il dolore cronico, soprattutto di tipo neuropatico;
- il trattamento della nausea e del vomito associati a chemioterapia, radioterapia e terapie per HIV;
- la stimolazione dell’appetito in caso di cachessia, anoressia o perdita dell’appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS;
- il trattamento del glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
- la riduzione dei movimenti involontari associati alla sindrome di Gilles de la Tourette.
È importante precisare che queste sono indicazioni generali previste per l’impiego terapeutico della cannabis: la scelta della varietà e della preparazione deve essere effettuata dal medico in funzione delle caratteristiche del paziente e degli obiettivi terapeutici.
Chi può prescrivere Bedica
Bedica, quando prescritta come preparazione galenica magistrale, può essere prescritta da ogni medico iscritto all’Ordine, nel rispetto della normativa vigente sui medicinali stupefacenti e delle modalità previste per la specifica preparazione.
La prescrizione deve essere effettuata sulla base delle esigenze cliniche del paziente, definendo preparazione, quantità, posologia e modalità di assunzione.
Dove si compra la cannabis terapeutica?
Una delle domande più frequenti di coloro che vogliono iniziare un percorso di cura con la cannabis è proprio quella relativa a dove comprarla.
Secondo le direttive del Ministero della Salute, l’uso della cannabis deve essere considerato un trattamento di supporto rispetto alle terapie standard, nel caso in cui queste non producano effetti. Il THC e il CBD – i principi attivi della cannabis – possono essere utilizzate in relazione a molte patologie neurodegenerative, metaboliche e tumorali, oltre che nelle epilessie farmacoresistenti e nel dolore cronico.
Dove comprare la cannabis medica
Prima di tutto, la cannabis può essere acquistata solo tramite prescrizione medica. Qualsiasi medico – specialista o di medicina generale – può prescrivere preparazioni a base di Cannabis. La si può acquistare poi direttamente in farmacia. In Italia, la distribuzione alle farmacie avviene mediante lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze e riguarda la Cannabis FM2. Inoltre, vengono importati in Italia dei prodotti autorizzati dal Ministero della Salute, come Bedrocan, Bedrobinol, Bediol, Bedica e Bedrolite, sempre disponibili in farmacia presentando prescrizione medica.
Iniziare un percorso terapeutico
Il corpo umano è una macchina complessa e non ci si può mai concentrare su un unico sintomo o fattore, ma occorre sempre prendere in considerazione il quadro clinico generale di ogni paziente. Solo allora si può valutare di intraprendere un percorso terapeutico supportato dalla cannabis. Se vuoi saperne di più, prenota ora un consulto con uno dei nostri specialisti.
Cannabis terapeutica, le caratteristiche della FM1
La cannabis FM1 è una delle due varietà di marijuana prodotte direttamente in Italia, nello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. L’altra è la cannabis FM2 ed entrambe vengono utilizzate per scopi terapeutici. La qualità FM1 è disponibile in Italia a partire dal 2018, quando le Regioni e le Province autonome sono state informate della commercializzazione della sostanza, tramite una nota.
La composizione
Con la nota del 23 novembre 2018, il Ministero della Salute ha comunicato la disponibilità di “lotti di sostanza attiva a base di cannabis denominata Cannabis FM1”. Essa è composta da infiorescenze essiccate che contengono percentuali di THC comprese tra il 13 e il 20% e percentuali di CBD inferiori all’1%.
Per omogeneizzare il principio attivo, le infiorescenze vengono prima essiccate e poi triturate, così da garantire la presenza della stessa percentuale di principi attivi in tutte le dosi. “Se al contrario i fiori si lasciassero integri – spiegò al tempo il direttore dello Stabilimento Chimico, Antonio Medica – ognuno avrebbe un contenuto diverso e ciò implicherebbe un’ulteriore variabile al momento della prescrizione”.
Inizialmente, la cannabis FM1 era stata pensata per sostituire il Bedrocan , la varietà olandese con il 22% di THC, ma la diversa composizione è valsa alla qualità italiana una presenza più blanda di THC. La sostanza viene fornita in barattoli da 5 grammi alle farmacie che ne fanno richiesta, per la preparazione dei farmaci galenici, che verranno poi somministrati al paziente come indicato sulla ricetta medica.
Il Nome
Il nome di questa qualità di cannabis indica lo stabilimento Farmaceutico Militare (FM) e la presenza, all’interno del prodotto, di una percentuale molto più alta di uno solo dei due principali cannabinoidi (1). Quando si iniziò a pensare di realizzare un prodotto da affiancare all’FM2, l’idea era quella di creare una varietà di cannabis che contenesse i due principi attivi secondo le stesse percentuali del Bedrocan, la qualità olandese che al tempo aveva il 19% di THC. Per questo, il nuovo prodotto avrebbe dovuto chiamarsi FM19, ma col tempo cambiarono sia la percentuale di THC del Bedrocan (che raggiunse il 22%), sia il reale contenuto della nuova qualità italiana.
Quando può essere utilizzata?
La cannabis terapeutica FM1, così come le altre varietà disponibili in Italia, può essere utilizzata in supporto alle terapie tradizionali, quando queste non si siano dimostrate efficaci o abbiano provocato effetti collaterali secondari. La FM1 può essere utile come:
- Analgesico in patologie che provocano spasticità associata al dolore, come la sclerosi multipla.
- Trattamento contro il dolore cronico.
- Strumento per prevenire nausea e vomito causati dalle terapie antitumorali come radioterapia e chemioterapia.
- Stimolante dell’appetito in persone affette da cachessia, anoressia o in pazienti oncologici.
- Trattamento del glaucoma.
- Farmaco in grado di ridurre i movimenti involontari associati alla sindrome di Gilles de la Torurette.
Chi la prescrive?
Le modalità di prescrizione della qualità FM1 sono le stesse delle altre varietà di cannabis terapeutica. Quindi, qualsiasi medico abilitato ed iscritto all’albo può compilare una ricetta medica per permettere al paziente di accedere alla marijuana per scopi medici, se vengono soddisfatte le condizioni patologiche sopra descritte. Per la prescrizione è possibile rivolgersi anche ai medici di Clinn, tra i maggiori esperti italiani di cannabis medica e specializzati nell’uso di cannabinoidi per scopi terapeutici. Qui puoi trovare il medico Clinn più vicino a te. Oltre alle prestazioni a pagamento, diverse Regioni italiane prevedono prescrizioni rimborsabili dal Sistema Sanitario Regionale, che rendono l’accesso alla sostanza gratuito in alcuni determinati casi.
Sativex, che cos’è e quando si usa
Che cos’è Sativex?
Il Sativex è un farmaco che contiene estratti di cannabinoidi e che si presenta sotto forma di spray orale. Esso è composto, in particolare, da due estratti dalla pianta di Cannabis Sativa L., il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD). Come specificato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che riassume le caratteristiche del prodotto, ogni applicazione spray da 100 microlitri contiene 2,7 mg di THC e 2,5 mg di CBD. Il Sativex è il primo medicinale a base di cannabis approvato in Italia. Il suo utilizzo, possibile solo in determinate condizioni, è stato introdotto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2013 dell’autorizzazione alla commercializzazione del prodotto da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco.
Quando si usa?
Sativex può essere utilizzato dai pazienti affetti da sclerosi multipla, per alleviare i sintomi di rigidità muscolare (chiamata anche spasticità) intervenuti a causa della malattia e diventati moderati o gravi. Il farmaco a base di cannabis può essere utilizzato solamente nel caso in cui un paziente non abbia “manifestato una risposta adeguata ad altri medicinali antispastici” e abbia mostrato miglioramenti significativi dei sintomi associati alla spasticità durante il periodo di prova iniziale della terapia.
Come si usa?
Sativex è uno spray orale. Il paziente, dopo aver agitato il contenitore, deve spruzzare il farmaco in bocca, all’interno della guancia o sotto la lingua, cambiando sito di somministrazione ad ogni utilizzo. Il numero di spruzzi necessari varia da un individuo all’altro e sarà il medico prescrittore a individuare la giusta dose del farmaco, oltre alla frequenza di somministrazione, che sarà graduale. La quantità massima di spuzzi giornalieri è 12, somministrati con un intervallo di tempo di almeno 15 minuti. Prima dell’utilizzo, Sativex deve essere conservato in frigorifero, mantenendolo in posizione verticale e all’interno della scatola, mentre una volta aperto va mantenuto a una temperatura di 25°C e usato entro 42 giorni.
Il periodo di prova
Prima di iniziare il trattamento definitivamente, il paziente viene sottoposto a una prova di 4 settimane. Al termine di questo periodo, il medico valuterà la gravità della rigidità muscolare del paziente e gli eventuali miglioramenti, tenendo conto anche dell’efficacia di altre terapie. Se la valutazione dimostra un miglioramento dei sintomi di spasticità grazie all’uso del Sativex, il paziente potrà continuare il trattamento con il farmaco a base di cannabinoidi. In caso contrario, il trattamento verrà sospeso.
Chi lo prescrive?
Il Sativex è un “medicinale soggetto a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, vendibile al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti – neurologo (RNRL).”
Quali sono gli effetti collaterali?
Gli effetti collaterali più comuni, osservati tramite il programma clinico che ha coinvolto 1.500 pazienti affetti da sclerosi multipla, sono capogiri e affaticamento, che solitamente scompaiono da soli nel giro di pochi giorni o con la diminuzione degli spruzzi del farmaco. Meno comunemente possono verificarsi altri effetti indesiderati, tra cui sonnolenza, vista offuscata, difficoltà a parlare, stitichezza o diarrea. Le reazioni lievi e moderate, che intervengono solitamente all’inizio del trattamento, scompaiono entro alcuni giorni se si prosegue la terapia.
Cannabis medica, le caratteristiche della qualità FM2
La cannabis FM2 è una sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis prodotta in Italia dal 2016 presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (SCFM) di Firenze e utilizzata per l’allestimento di preparazioni magistrali.
La Cannabis FM2 può essere prescritta da ogni medico abilitato ed iscritto all’Ordine mediante prescrizione magistrale non ripetibile. Il paziente può quindi recarsi in farmacia con la prescrizione per l’allestimento della preparazione.
Le caratteristiche della cannabis FM2
La Cannabis FM2 presenta un contenuto relativamente bilanciato dei due principali cannabinoidi della pianta, il THC e il CBD, caratteristica che la rende, sotto questo aspetto, paragonabile a preparazioni come Bediol.
Il contenuto dichiarato dei due principali principi attivi è compreso tra il 5 e l’8% per il THC e tra il 7,5 e il 12% per il CBD. Sono inoltre presenti, in concentrazioni inferiori all’1%, altri cannabinoidi come cannabigerolo (CBG), cannabicromene (CBC) e tetraidrocannabivarina (THCV).
La Cannabis FM2 si presenta come materiale vegetale essiccato e macinato, ottenuto dalle infiorescenze femminili non fecondate della pianta. Il processo produttivo prevede la coltivazione secondo procedure controllate, la raccolta e l’essiccazione delle infiorescenze e la successiva lavorazione. La produzione e il controllo della sostanza attiva sono effettuati secondo procedure conformi agli standard previsti per la produzione di sostanze destinate all’impiego farmaceutico.
Il prodotto viene sottoposto a controlli di qualità prima della distribuzione alle strutture e alle farmacie autorizzate all’allestimento delle preparazioni magistrali. La lavorazione controllata ha anche lo scopo di garantire una composizione il più possibile uniforme, oltre che conforme alle specifiche dichiarate.
La produzione della cannabis FM2
La Cannabis FM2 viene prodotta in Italia dal 2016, quando il Ministero della Salute, in collaborazione con il Ministero della Difesa, ha avviato il progetto per la produzione nazionale presso lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.
Il nome FM2 fa riferimento allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (FM) e identifica una specifica preparazione vegetale caratterizzata da un determinato intervallo di concentrazione di THC e CBD.
In una nota del 2016, il Ministero della Salute ha annunciato la disponibilità della Cannabis FM2 nell’ambito del progetto pilota per la produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis.
Quando è possibile usare la cannabis FM2 in italia?
In Italia, la cannabis ad uso medico può essere utilizzata, come trattamento di supporto e quando le terapie convenzionali non hanno prodotto risultati soddisfacenti o non sono risultate adeguate, per la gestione di determinate condizioni e sintomi. Nello specifico, le indicazioni previste comprendono:
- L’analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore, come la sclerosi multipla o le lesioni del midollo spinale;
- L’analgesia nel dolore cronico;
- Il trattamento di nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia e terapie per l’HIV;
- L’effetto stimolante dell’appetito in caso di cachessia, anoressia o perdita di appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS;
- Il trattamento del glaucoma;
- La riduzione dei movimenti involontari nella sindrome di Gilles de la Tourette.
Uno degli ambiti nei quali la cannabis terapeutica è stata maggiormente studiata è il trattamento del dolore cronico. In uno studio osservazionale italiano pubblicato nel 2018 sono stati valutati 116 pazienti affetti da diverse forme di dolore cronico, suddivisi in due gruppi: 57 pazienti trattati con Cannabis Flos Bediol e 59 con Cannabis FM2.
La valutazione è proseguita per sei mesi e in entrambi i gruppi è stata osservata una riduzione dell’intensità del dolore. I ricercatori hanno inoltre osservato alcune differenze nell’utilizzo degli analgesici tradizionali e nella frequenza degli effetti indesiderati. Nel gruppo FM2, in particolare, è stata osservata una minore frequenza di ricorso agli analgesici tradizionali rispetto al gruppo Bediol.
Questi risultati suggeriscono un possibile beneficio di entrambe le preparazioni nel controllo del dolore cronico e indicano che il diverso profilo di cannabinoidi potrebbe influenzare la risposta individuale e la tollerabilità.
Le controindicazioni
Secondo le raccomandazioni per il medico prescrittore relative alla Cannabis FM2, l’impiego della cannabis terapeutica richiede particolare cautela in alcune categorie di pazienti, tra cui adolescenti e giovani adulti, persone con importanti patologie cardiovascolari o respiratorie, pazienti con insufficienza epatica o renale significativa e persone con disturbi psichiatrici o una storia di dipendenza da sostanze. Particolare attenzione è inoltre necessaria per evitare la somministrazione di cannabis durante la gravidanza e l’allattamento.
La valutazione del rapporto tra possibili benefici e rischi deve essere effettuata dal medico tenendo conto delle condizioni cliniche del paziente, delle terapie concomitanti e della possibile presenza di fattori di rischio individuali.
L’uso della cannabis terapeutica può inoltre causare effetti indesiderati, la cui frequenza e intensità possono variare in funzione della composizione della preparazione, della dose, della modalità di assunzione e della sensibilità individuale. Tra quelli più comuni possono comparire sonnolenza, capogiri, calo dell’attenzione e della coordinazione, tachicardia, alterazioni della pressione arteriosa, secchezza delle fauci e disturbi dell’umore o dell’ansia. In alcuni soggetti, soprattutto in presenza di dosi elevate di THC o di particolari fattori di vulnerabilità, possono comparire anche sintomi psicotici.
Per questo motivo, la terapia con cannabis deve essere impostata e monitorata individualmente dal medico, con particolare attenzione alla risposta clinica e alla comparsa di eventuali effetti avversi.
Riferimento bibliografico: Poli, P., Salvadori, C., & Sannino, C. (2018). Comparison between Cannabis Flos and Cannabis FM2 effects on chronic neuropathic pain. Pathos, 25(1).
Potenziali effetti collaterali della cannabis terapeutica
Negli ultimi anni, l’interesse scientifico verso il possibile ruolo terapeutico della cannabis e dei cannabinoidi è cresciuto considerevolmente. Le evidenze disponibili suggeriscono un potenziale beneficio in alcune condizioni cliniche e, in particolare, nella gestione di determinati sintomi che possono risultare difficili da controllare con le terapie convenzionali.
Di pari passo all’analisi del profilo d’efficacia, la ricerca ha approfondito anche quello di sicurezza della cannabis terapeutica, con l’obiettivo di identificare gli effetti indesiderati, i possibili fattori di rischio e le condizioni nelle quali è opportuno adottare una particolare cautela.
Il Ministero della Salute, nelle raccomandazioni del febbraio 2017 rivolte al medico prescrittore di cannabis FM2, riportava gli effetti indesiderati potenzialmente associati all’uso della cannabis, sottolineando anche che molte delle conoscenze disponibili derivavano dall’esperienza con l’uso non terapeutico e che i dati specificamente riferiti all’impiego medico erano ancora limitati. Tra gli effetti descritti figuravano:
- Alterazione del tono dell’umore
- Insonnia
- Tachicardia
- Ansia e sintomi paranoidi
- Reazioni psicotiche
- Turbe cognitive
Effetti indesiderati noti
Gli effetti indesiderati possono interessare sia la sfera fisica, che quella psichica. Tra quelli più frequentemente descritti rientrano:
- Secchezza delle fauci
- Rossore oculare
- Vertigini e capogiri
- Disturbi della coordinazione e del movimento
- Debolezza o facile affaticamento
- Aumento della frequenza cardiaca
- Riduzione o variazione della pressione arteriosa
- Sonnolenza e rallentamento dei tempi di reazione
Dal punto di vista psichico e cognitivo, soprattutto in presenza di THC e a dosaggi più elevati, possono comparire:
- Euforia
- Sedazione
- Ansia o paura
- Sensazione di perdita di controllo con alterata percezione del tempo e sensoriale
- Alterazioni della memoria e dell’attenzione
- In alcuni soggetti predisposti, sintomi psicotici
Incidono tanti fattori
L’intensità e la durata degli effetti indesiderati dipendono da diversi fattori, tra cui la dose assunta, la concentrazione di THC e CBD, la via di somministrazione, la frequenza di utilizzo, la sensibilità individuale e l’eventuale assunzione contemporanea di altri farmaci o sostanze.
Gli effetti acuti sono generalmente transitori, ma in alcuni pazienti possono persistere nel tempo e richiedere una riduzione della dose o una modifica radicale del piano terapeutico.
Indicazioni per limitare gli effetti avversi
Per ridurre il rischio di effetti indesiderati, il trattamento viene generalmente impostato secondo un principio di “start low, go slow”, cioè iniziando con dosaggi contenuti e aumentando gradualmente la dose in funzione della risposta individuale e della tollerabilità. È inoltre opportuno:
- Mantenere la dose per un periodo sufficiente a valutarne effetti e tollerabilità
- Aumentare progressivamente il dosaggio solo quando necessario
- Evitare l’associazione con alcol o altre sostanze che possono aumentare sedazione e alterazioni cognitive
- Effettuare il trattamento in un contesto clinico adeguatamente monitorato
Oltre agli effetti indesiderati più comuni, l’uso dei cannabinoidi richiede particolare cautela in alcune categorie di pazienti. Uno degli aspetti maggiormente studiati riguarda il possibile rapporto tra cannabis, THC e disturbi psicotici.
Le evidenze indicano un’associazione tra esposizione alla cannabis, soprattutto a prodotti ad alto contenuto di THC impiegati a scopo ricreativo, e un aumento del rischio di sintomi psicotici e di disturbi psicotici in soggetti vulnerabili.
Il rischio appare particolarmente rilevante nelle persone con una storia personale o familiare di psicosi e in presenza di altre condizioni psichiatriche. Questo non significa che ogni paziente trattato con cannabis sviluppi una psicosi, ma sottolinea l’importanza di una valutazione individuale del rischio prima di iniziare un trattamento, soprattutto quando sono presenti fattori di predisposizione.
Da evitare in gravidanza e allattamento
Particolare attenzione deve essere riservata anche alla gravidanza e all’allattamento. Il THC può attraversare la placenta ed è stato rilevato nel latte materno. Le attuali raccomandazioni suggeriscono pertanto di evitare del tutto l’uso di cannabis (anche a scopo terapeutico) durante la gravidanza e l’allattamento, in assenza di dati sufficienti a garantire la sicurezza per il feto e il neonato.
Anche i pazienti affetti da patologie cardiovascolari devono essere valutati con particolare attenzione. Il THC può influenzare la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa e sono stati descritti possibili effetti avversi cardiocircolatori, sebbene l’entità del rischio dipenda dalla dose, dalla via di somministrazione, dalle condizioni cliniche del paziente e dagli altri fattori di rischio cardiovascolare.
Le evidenze più recenti rimangono in parte eterogenee e soprattutto legate all’osservazione di effetti indesiderati dovuti all’abuso, ma suggeriscono comunque prudenza anche nell’impiego di formulazioni terapeutiche, in particolare nei pazienti con malattia cardiovascolare instabile o significativa.
Un ulteriore aspetto da considerare è il possibile sviluppo di disturbo da uso di cannabis e sintomi di astinenza. Il rischio è maggiore con l’uso frequente, continuativo e con prodotti ad alto contenuto di THC: l’impiego sotto controllo stretto medico e con dosaggi adeguati è l’unica strategia valida per ridurre significativamente il rischio.
Nel complesso, la cannabis terapeutica presenta un profilo di sicurezza che deve essere valutato in relazione ai possibili benefici e alle caratteristiche del singolo paziente. Le evidenze disponibili indicano che gli effetti indesiderati sono generalmente gestibili e spesso dose-dipendenti, ma non devono essere sottovalutati. Il corretto monitoraggio medico, la scelta della preparazione, l’adeguamento progressivo del dosaggio e la valutazione delle possibili interazioni farmacologiche rappresentano elementi fondamentali per massimizzare il rapporto beneficio-rischio.
Riferimento bibliografico: Mick, G., & Douek, P. (2024). Clinical benefits and safety of medical cannabis products: a narrative review on natural extracts. Pain and Therapy, 13(5), 1063-1094.
Tutti i benefici dell’olio di canapa
L’olio di canapa viene ricavato dai semi della pianta tramite un meccanismo di spremitura a freddo. Ha un alto valore nutrizionale, dato che presenta una percentuale di proteine pari al 20-25%, che contengono tutti i nove amminoacidi essenziali per la vita. Inoltre, l’olio possiede numerose vitamine, tra cui la A, la E, la B1 e la B2, sali minerali come ferro, calcio, magnesio e potassio e acidi grassi omega 3 e omega 6. L’olio di semi di canapa si presenta con un colore che varia dal verde chiaro al verde più intenso, a seconda della pianta da cui viene estratto, ha un odore non particolarmente forte e un aroma che ricorda quello delle nocciole.
I possibili benefici
I recenti studi effettuati sul prodotto derivato dalla pianta di canapa hanno mostrato i molti benefici che l’olio può portare all’organismo umano. Dall’aiuto contro il diabete, alla funzione emolliente, Savita ha individuato diversi benefici derivanti dal prodotto. Il suo elevato contenuto di acidi grassi omega 3 e omega 6 lo rende un efficace emolliente e idratante naturale per la pelle, migliorandone l’aspetto in caso di irritazioni, acne e psoriasi. L’olio di semi di canapa può essere utile anche come integratore alimentare per le persone che soffrono di diabete, aiutando a mantenere basso il livello di zucchero nel sangue, e per irrobustire il sistema immunitario e regolare la flora intestinale. L’olio di canapa può essere usato anche contro l’artrite reumatoide, l’artrosi e varie malattie infiammatorie, oltre che come antidolorifico. Infine, l’olio di canapa può essere usato anche nella cura di malattie asmatiche e di lievi patologie respiratorie.
L’olio di canapa contro il colesterolo
L’assunzione di olio di semi di canapa può aiutare a ridurre il colesterolo presente nel sangue, garantendo il funzionamento adeguato del sistema cardiovascolare anche nei bambini. Uno studio italiano risalente al 2019 ed effettuato dagli esperti del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino aveva analizzato per la prima volta i possibili benefici dell’olio di canapa sulla salute cardiovascolare dei bambini. Per farlo, i ricercatori hanno considerato un campione di 36 persone di età compresa tra i 6 e i 16 anni, a cui è stato somministrato un integratore a base di questo olio, per un periodo di 8 settimane. I risultati hanno mostrato la discesa dei livelli di colesterolo e l’aumento dei grassi omega 3 e omega 6. Il trattamento, inoltre, non ha presentato effetti collaterali.
Bedrolite, cos’è e quando viene prescritto
Il Bedrolite è una delle preparazioni di cannabis terapeutica disponibili nell’ambito delle prescrizioni magistrali in Italia. Viene prodotto dall’azienda olandese Bedrocan, che rifornisce la Penisola anche di altre preparazioni di cannabis medica, tra cui Bedrocan e Bediol.
Il Bedrolite è associato alla cultivar Cannabis sativa L. “Resina” ed è caratterizzato da un’elevata concentrazione di CBD e da un contenuto molto basso di THC: i valori riportati sono di circa il 9% di CBD e lo 0,4% di THC.
Il Bedrolite, secondo la documentazione del produttore, è disponibile per uso medico e di ricerca ed è stato sottoposto a processi di standardizzazione. La preparazione è stata resa disponibile nelle farmacie italiane e viene utilizzata come materia prima per preparazioni galeniche, tra cui oli e altre formulazioni destinate all’uso terapeutico.
Quando si usa
In generale, in Italia, l’uso della cannabis per finalità mediche può essere preso in considerazione come terapia aggiuntiva, secondo le condizioni previste dalla normativa, quando i trattamenti convenzionali non risultano sufficientemente efficaci o tollerati. In particolare, la cannabis per uso medico può essere utilizzata nell’ambito delle seguenti condizioni:
- come trattamento della spasticità nella sclerosi multipla e nelle lesioni del midollo spinale;
- nel trattamento del dolore cronico, in determinate condizioni;
- per il controllo della nausea e del vomito associati a chemioterapia, radioterapia o terapie per l’HIV, quando i trattamenti convenzionali risultano inefficaci;
- per la stimolazione dell’appetito in presenza di cachessia, anoressia o perdita dell’appetito associata a patologie oncologiche o all’AIDS, quando le terapie convenzionali non risultano efficaci;
- per la riduzione della pressione intraoculare nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
- per la riduzione dei movimenti involontari associati alla sindrome di Gilles de la Tourette, in particolari condizioni cliniche.
Il Bedrolite, grazie al suo elevato contenuto di CBD, è stato utilizzato anche nell’ambito di percorsi terapeutici rivolti a pazienti con epilessia farmacoresistente.
È tuttavia importante distinguere l’esperienza clinica con preparazioni di cannabis ad alto contenuto di CBD dalle evidenze disponibili sul cannabidiolo come principio attivo: gli studi clinici più solidi sull’epilessia riguardano infatti soprattutto preparazioni farmaceutiche di CBD altamente purificato, utilizzate in specifiche forme di epilessia.
Nel 2018, una revisione della letteratura scientifica sui prodotti a base di cannabis nell’epilessia ha evidenziato risultati favorevoli per il CBD nella riduzione della frequenza delle crisi, soprattutto in alcune forme di epilessia farmacoresistente. Queste evidenze hanno contribuito a consolidare l’interesse verso il CBD in ambito neurologico.
Chi può prescrivere Bedrolite
Il Bedrolite può essere prescritto da un medico iscritto all’Ordine, che valuterà l’eventuale opportunità di ricorrere alla cannabis terapeutica sulla base delle condizioni cliniche del paziente, delle terapie già effettuate e del quadro normativo applicabile.
La prescrizione avviene mediante ricetta non ripetibile, secondo le modalità previste per le preparazioni magistrali a base di cannabis, e il prodotto viene allestito o dispensato attraverso le farmacie abilitate alla preparazione galenica.
Per ottenere una valutazione specialistica è possibile rivolgersi anche ai medici affiliati a CLINN, specializzati nell’uso dei cannabinoidi a scopo terapeutico e nella gestione di percorsi personalizzati con cannabis medica.
Riferimento bibliografico: Stockings, E., Zagic, D., Campbell, G., Weier, M., Hall, W. D., Nielsen, S., … & Degenhardt, L. (2018). Evidence for cannabis and cannabinoids for epilepsy: a systematic review of controlled and observational evidence. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry, 89(7), 741-753.
Bediol, che cos’è e quando si usa
Il Bediol è una preparazione di cannabis terapeutica prodotta dall’azienda olandese Bedrocan e disponibile come infiorescenza di cannabis standardizzata. Si tratta della cultivar Cannabis sativa L. “Elida”, caratterizzata da un contenuto relativamente equilibrato di THC e CBD. Essa è il risultato di un percorso di ricerca finalizzato alla selezione di una varietà botanica con un contenuto significativo di cannabidiolo (CBD), un cannabinoide che, a differenza del THC, non presenta gli effetti psicoattivi tipici di quest’ultimo.
Bediol, a differenza della varietà Bedrocan, è caratterizzato da un livello di THC relativamente contenuto e da una concentrazione di CBD più elevata. I valori riportati nella documentazione del produttore sono circa 6,3% di THC e 8,8% di CBD. Questa particolare composizione determina un rapporto THC/CBD differente rispetto alle preparazioni a più elevato contenuto di THC e può risultare interessante per la personalizzazione della terapia.
Il contenuto relativamente elevato di CBD e quello più contenuto di THC hanno contribuito a rendere Bediol una delle preparazioni considerate anche nell’approccio terapeutico di pazienti che non hanno precedentemente utilizzato cannabis. Tuttavia, la tollerabilità e la risposta clinica sono individuali e devono essere valutate dal medico.
Il Bediol, secondo la documentazione del produttore, è disponibile sotto forma di infiorescenza di cannabis tagliata e standardizzata (“cut flos”). Anche in Italia è stata sviluppata una preparazione di cannabis terapeutica con caratteristiche compositive in parte comparabili, denominata FM2, prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. I primi lotti di FM2 sono stati resi disponibili a partire dal dicembre 2016. La preparazione italiana presenta un contenuto di THC compreso indicativamente tra il 5 e l’8% e di CBD tra il 7,5 e il 12%.
Quando si usa il Bediol
Così come le altre preparazioni di cannabis per uso terapeutico, può essere preso in considerazione nell’ambito di un trattamento personalizzato quando il medico ne ravvisi l’opportunità clinica e nel rispetto della normativa vigente.
In Italia, l’impiego della cannabis per uso medico può essere preso in considerazione, secondo le indicazioni e le condizioni previste dalla normativa nazionale e regionale, per condizioni quali:
- controllo del dolore associato a spasticità nella sclerosi multipla o nelle lesioni del midollo spinale;
- trattamento del dolore cronico, in determinate condizioni e quando le terapie convenzionali risultano inefficaci o non adeguatamente tollerate;
- controllo della nausea e del vomito associati a chemioterapia, radioterapia o terapie per l’HIV, quando i trattamenti convenzionali non risultano sufficientemente efficaci;
- stimolazione dell’appetito in presenza di cachessia, anoressia o perdita dell’appetito associata a patologie oncologiche o all’AIDS, quando le terapie convenzionali non risultano efficaci;
- trattamento del glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
- riduzione dei movimenti involontari associati alla sindrome di Gilles de la Tourette, in particolari condizioni cliniche.
Le evidenze scientifiche
Sul Bediol sono stati condotti alcuni studi clinici ed osservazionali, soprattutto nell’ambito della terapia antalgica e di altre condizioni caratterizzate da sintomi complessi. Alcuni studi hanno riportato possibili benefici in termini di:
- riduzione del dolore e delle tensioni muscolari;
- miglioramento di alcuni sintomi associati, tra cui ansia e disturbi del sonno in determinati pazienti;
- altri effetti sintomatici, variabili in funzione della patologia e della risposta individuale.
Chi può prescrivere il Bediol
Il Bediol può essere prescritto da ogni medico abilitato alla professione, che valuterà il bisogno del paziente di accedere alla cannabis terapeutica per trattare una condizione medica contro la quale i farmaci tradizionali non hanno avuto effetto.
Il Bediol viene prescritto con ricetta medica non ripetibile, da rinnovare ad ogni nuovo bisogno, e che non può essere ceduta a persone diverse dal paziente. La presenza di medici esperti nell’uso di cannabinoidi a scopi terapeutici permette ai pazienti di rivolgersi anche a Clinn per valutare un percorso con la cannabis medica.
Riferimento bibliografico: Van De Donk, T., Niesters, M., Kowal, M. A., Olofsen, E., Dahan, A., & Van Velzen, M. (2018). An experimental randomized study on the analgesic effects of pharmaceutical-grade cannabis in chronic pain patients with fibromyalgia. Pain, 160(4), 860.
Cannabis terapeutica, che cos’è il Bedrocan?
Il Bedrocan è una varietà di cannabis terapeutica prodotta dall’omonima azienda olandese Bedrocan, che la descrive come una cultivar di Cannabis sativa L. Si tratta di una delle varietà di cannabis medica prescrivibili in Italia e si caratterizza per un elevato contenuto di THC rispetto ad altre preparazioni disponibili.
Nel Bedrocan, infatti, il contenuto di THC è standardizzato intorno al 22%, mentre il contenuto di CBD è generalmente inferiore all’1%. Secondo il produttore, si tratta di una delle varietà di cannabis terapeutica più utilizzate nei Paesi Bassi ed è stata tra le prime preparazioni standardizzate a essere rese disponibili anche sul mercato italiano per uso medico.
Quando viene utilizzato il Bedrocan?
Come per le altre preparazioni a base di cannabis per uso medico, il Bedrocan non rappresenta generalmente una terapia di prima scelta. In Italia, il suo impiego può essere preso in considerazione dal medico nell’ambito di un percorso terapeutico personalizzato, in particolare quando i trattamenti convenzionali non hanno prodotto risultati soddisfacenti o hanno causato effetti indesiderati non tollerabili.
In base alle indicazioni previste dalla normativa italiana sulla cannabis terapeutica, il Bedrocan può essere prescritto, a discrezione del medico, per:
- il trattamento del dolore cronico;
- il controllo della spasticità dolorosa associata a patologie come la sclerosi multipla o le lesioni del midollo spinale;
- la gestione di nausea e vomito associati a chemioterapia, radioterapia o terapie per l’HIV;
- la stimolazione dell’appetito in condizioni come cachessia, anoressia o perdita dell’appetito associata a patologie oncologiche o AIDS;
- il trattamento del glaucoma resistente alle terapie convenzionali;
- la riduzione di alcuni sintomi associati alla sindrome di Gilles de la Tourette.
Accanto agli impieghi già previsti dalla normativa, la ricerca scientifica continua a esplorare il possibile ruolo dei cannabinoidi in numerose altre condizioni cliniche. Negli ultimi anni sono stati pubblicati studi riguardanti, tra gli altri, i disturbi neurodegenerativi, le malattie infiammatorie intestinali, alcune forme di epilessia farmacoresistente e diverse condizioni caratterizzate da dolore cronico e infiammazione. Tuttavia, per molte di queste applicazioni le evidenze sono ancora in fase di consolidamento.
Chi può prescrivere il Bedrocan?
Il Bedrocan può essere prescritto da un medico regolarmente abilitato alla professione, che valuterà caso per caso l’appropriatezza del trattamento, le condizioni cliniche del paziente e l’eventuale presenza di terapie concomitanti.
La prescrizione avviene mediante ricetta medica non ripetibile, personale e non cedibile, secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Il medico definirà inoltre il dosaggio, la modalità di somministrazione e la quantità necessaria in base alle esigenze terapeutiche individuali.
Nella valutazione clinica vengono considerate anche eventuali altre malattie (oltre a quella di interesse per cui si utilizza la cannabis terapeutica), possibili interazioni farmacologiche e fattori che potrebbero influenzare la tollerabilità della terapia.
Anche presso CLINN è possibile rivolgersi a medici esperti nell’impiego dei cannabinoidi a scopo terapeutico, che possono valutare l’idoneità del paziente alla terapia con cannabis medica e fornire supporto nella gestione del percorso terapeutico.
Riferimento bibliografico: Palmieri, B., Laurino, C., & Vadalà, M. (2019). Spontaneous, anecdotal, retrospective, open-label study on the efficacy, safety and tolerability of cannabis galenical preparation (Bedrocan). International Journal of Pharmacy Practice, 27(3), 264-270.