Cannabis e oppioidi a confronto
Cosa ci dice la ricerca sul trattamento del dolore
- In uno studio randomizzato con autotitolazione sulla fibromialgia, Bediol inalato, ossicodone e combinazione hanno prodotto un sollievo dal dolore senza differenze significative. Circa un quarto dei partecipanti ha interrotto la cannabis e la combinazione ha aumentato il carico farmacologico senza vantaggio evidente. Servono selezione e personalizzazione dei pazienti.
Il trattamento del dolore cronico è sempre una condizione complessa che richiede un’attenta valutazione dei benefici e dei rischi associati alle diverse opzioni terapeutiche. Un recente studio condotto da ricercatori del Leiden University Medical Center (LUMC) e di altri centri olandesi ha esaminato l’ossicodone e il Bediol, un prodotto a base di cannabis, valutandone gli effetti nel dolore associato alla fibromialgia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Frontiers in Pain Research con il titolo: “Cannabis Combined with Oxycodone for Pain Relief in Fibromyalgia Pain: A Randomized Clinical Self-titration Trial with a Focus on Adverse Events”. Si è trattato di uno studio randomizzato e open-label, nel quale i partecipanti potevano modulare autonomamente il trattamento entro i limiti stabiliti dal protocollo.
I risultati dello studio
La ricerca ha analizzato gli effetti collaterali e l’efficacia di ossicodone, Bediol e della loro combinazione, evidenziando alcuni aspetti molto interessanti, che sintetizziamo qui di seguito:
Nessuna differenza significativa nel sollievo dal dolore. Tra i partecipanti che hanno completato il trattamento non sono emerse differenze significative nei punteggi del dolore tra ossicodone, Bediol e combinazione dei due trattamenti. Nel complesso, una riduzione del dolore di almeno 1 punto (in una scala da 0 a 10) è stata osservata nel 50% dei casi e una riduzione di almeno 2 punti nel 20%.
Riduzione del consumo di ossicodone con la combinazione. L’associazione cannabis-ossicodone ha determinato una riduzione di circa il 35% del numero di compresse di ossicodone assunte rispetto al trattamento con il solo ossicodone.
Il tasso di abbandono nei gruppi trattati con cannabis. Complessivamente, circa il 25% dei partecipanti ha interrotto lo studio nelle prime 2-3 settimane a causa degli effetti indesiderati. Nel gruppo che ha ricevuto cannabis, il tasso di interruzione è stato pari a circa il 31%. Tra gli eventi avversi che hanno contribuito agli abbandoni era presente anche la cefalea.
Adattamento individuale. I pazienti potevano modificare autonomamente il dosaggio entro i limiti previsti dal protocollo, sulla base dell’equilibrio tra sollievo dal dolore ed effetti indesiderati. Questo aspetto sottolinea la forte variabilità individuale della risposta ai trattamenti e la necessità di un’attenta personalizzazione della terapia.
Una prospettiva critica sugli oppioidi
Secondo Mikael Kowal, Chief Scientific Officer di Bedrocan e coautore dello studio, i risultati non hanno evidenziato un profilo di tollerabilità nettamente migliore per la cannabis rispetto all’ossicodone.
Gli oppioidi, tuttavia, presentano rischi specifici e potenzialmente gravi, tra cui la depressione respiratoria in caso di sovradosaggio, che può portare a perdita di coscienza e morte. È importante però non interpretare questi dati come una dimostrazione di una generale superiorità della cannabis in termini di sicurezza: essa può infatti provocare effetti avversi ed interagire con altri farmaci.
Lo studio suggerisce quindi che la cannabis possa avere un ruolo analgesico in una parte dei pazienti con dolore cronico, ma evidenzia anche una tollerabilità molto variabile. Una piccola quota di partecipanti che ha tollerato il trattamento con cannabis ha ottenuto un beneficio analgesico con effetti collaterali contenuti; individuare preventivamente quali caratteristiche possano predire una buona risposta rappresenta quindi un importante obiettivo per la ricerca futura.
In un contesto in cui il bilanciamento tra efficacia e sicurezza è essenziale, la cannabis continua a rappresentare un’area di interesse nella gestione del dolore cronico, ma il suo eventuale impiego deve essere valutato individualmente, considerando caratteristiche del paziente, risposta al trattamento, effetti avversi e terapie concomitanti.
Riferimento bibliografico: van Dam, C. J., Kramers, C., Schellekens, A., Bouvy, M., Van Dorp, E., Kowal, M. A., … & Van Velzen, M. (2024). Cannabis combined with oxycodone for pain relief in fibromyalgia pain: a randomized clinical self-titration trial with focus on adverse events. Frontiers in Pain Research, 5, 1497111.