Approfondimento ·

Nuovo studio su Fibromialgia e cannabis

Risultati positivi sul trattamento della patologia farmacoresistente

Pubblicato il
9 Dicembre 2022
In sintesi
  • Uno studio pubblicato nel 2022 ha seguito 30 donne con fibromialgia farmacoresistente che avevano sostituito i farmaci abituali con cannabis. Dopo 30 giorni i questionari indicavano migliore qualità di vita. Campione piccolo, breve durata, assenza di controllo e sospensione delle terapie precedenti impediscono di concludere che la cannabis sia superiore o di prima scelta.

Su Pain Practice di Novembre 2022 è stato pubblicato un nuovo importante studio su cannabis e fibromialgia, dal titolo “Il ruolo della cannabis nelle donne con fibromialgia farmacoresistenti”.

Com’è ormai noto, meno di un terzo dei pazienti con Fibromialgia risponde alle terapie farmacologiche classiche. In questo contesto, la cannabis trova il suo razionale d’utilizzo per diventare un medicamento di prima scelta, associando l’assunzione a un vero e proprio cambiamento nel proprio stile di vita e nell’alimentazione.

Fibromialgia farmacoresistente

Precedenti studi hanno messo in evidenza che la cannabis risulta efficace nel controllo della sintomatologia dolorosa e consente di agevolare e allungare il ciclo del sonno. Questo nuovo studio, però, si concentra su un altro aspetto – come è facile intuire già dal titolo – andando a monitorare l’andamento del piano terapeutico con cannabis su un campione di donne con Fibromialgia farmacoresistente. In particolare, la ricerca ha coinvolto 30 donne di età compresa tra i 18 e i 70 anni che hanno abbandonato il trattamento farmacologico tradizionale sostituendolo a quello con cannabis. Le pazienti coinvolte hanno fornito i feedback ai medici mediante il questionario Bref sulla qualità della vita, elaborato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

I risultati dello studio

L’età media delle donne coinvolte nello studio era di 46 anni. Sono state escluse le pazienti in gravidanza. Prima dell’inizio della terapia con cannabis, le pazienti presentavano una scarsa qualità di vita in generale (dolore, disagio e dipendenza da farmacia). Il trattamento con cannabis per 30 giorni ha evidenziato un netto miglioramento della qualità della vita delle pazienti e, per tale motivo, i ricercatori suggeriscono che la cannabis conferma d’avere un ruolo significativo nel trattamento a breve termine della fibromialgia farmacoresistente. Per comprendere gli effetti a lungo termine, però, gli studiosi sottolineano che è necessario approfondire con ulteriori ricerche.

Domande frequenti

Chi ha partecipato allo studio sulla fibromialgia?
Trenta donne tra 18 e 70 anni, età media 46, con fibromialgia farmacoresistente; le donne in gravidanza erano escluse. Avevano lasciato la terapia farmacologica tradizionale per passare alla cannabis.
Come sono stati misurati i risultati?
Con il questionario WHOQOL-BREF sulla qualità della vita, confrontando la situazione iniziale con quella dopo 30 giorni di trattamento. L’articolo riferisce un miglioramento complessivo a breve termine.
Qual è la conclusione prudente dello studio?
La cannabis può avere un ruolo sintomatico a breve termine in alcune pazienti refrattarie, ma gli stessi ricercatori chiedono ulteriori studi per gli effetti duraturi. Non viene provata efficacia universale.
Perché non si può definirla trattamento di prima scelta?
Mancano randomizzazione, gruppo di confronto e follow-up lungo; il campione è molto piccolo e solo femminile. Il cambiamento simultaneo dei farmaci rende inoltre difficile attribuire il risultato.
È sicuro sospendere i farmaci per provare la cannabis?
Non autonomamente. Antidepressivi, anticonvulsivanti e analgesici possono richiedere riduzione graduale e la fibromialgia necessita di un piano multimodale. Ogni passaggio va concordato con i prescrittori.