Approfondimento ·

Cannabis medica e fibromialgia: una revisione

Lo studio dei ricercatori australiani

Pubblicato il
19 Gennaio 2021
In sintesi
  • Una revisione di dieci studi pubblicati tra 2000 e 2020, per un totale di 1.136 pazienti con fibromialgia, ha rilevato segnali di possibile sollievo sintomatico e tollerabilità della cannabis medica. Solo tre studi erano randomizzati e prodotti, dosi e misure variavano. Le prove non definiscono quale formulazione sia migliore né confermano efficacia e sicurezza a lungo termine.

La cannabis terapeutica può essere efficace per alleviare i sintomi in alcune persone affette da fibromialgia. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricercatori australiani, che ha condotto una revisione sui principali studi effettuati negli ultimi anni sull’argomento.

La fibromialgia (FM) è una patologia cronica, che può provocare indebolimento, rigidità muscolare, dolori muscolari diffusi e problemi di insonnia e memoria. Attualmente, non esiste una vera e propria cura, per cui i rimedi utilizzati nel trattamento di questa patologia hanno lo scopo principale di alleviare i sintomi. La cannabis medicinale ha il potenziale per diventare una valida opzione di trattamento, dato il suo ruolo positivo nella gestione del dolore cronico.

Per approfondire l’efficacia potenziale della cannabis terapeutica nel trattamento dei sintomi della fibromialgia, i ricercatori australiani hanno portato a temine una revisione della letteratura in materia, limitandosi all’analisi degli studi condotti tra il 2000 e il 2020. Lo scopo era quello di capire se la marijuana fosse segnalata come efficace per il dolore legato alla FM. Sono state prese in considerazione 10 ricerche, effettuate su un totale di 1.136 pazienti, sottoposti a 3 studi randomizzati controllati, 6 osservazionali e 1 di confronto tra pazienti FM e pazienti con dolore cronico.

Dagli studi portati a termine negli anni è emerso che “la cannabis è risultata sicura e ben tollerata nella FM”. Sembra anche che la cannabis terapeutica provochi meno eventi avversi rispetto ai farmaci antidolorifici: i principali effetti collaterali, infatti, si limitavano a capogiri, tosse, secchezza delle fauci, occhi rossi e sonnolenza, senza nessun effetto grave.

La revisione dimostra le potenzialità dell’efficacia della cannabis terapeutica per alleviare i sintomi legati alla fibromialgia. Ma, precisano i ricercatori, “sono necessari ulteriori studi per confermare la sua efficacia, quale tipo di cannabis è la forma più efficace da utilizzare e quali strumenti di valutazione devono essere utilizzati per capire come quantificare i risultati clinici”.

Domande frequenti

Quanti studi e pazienti comprendeva la revisione?
Comprendeva dieci studi su 1.136 pazienti: tre trial randomizzati controllati, sei studi osservazionali e un confronto tra persone con fibromialgia e con altro dolore cronico.
Quali effetti indesiderati venivano riportati?
Tra gli eventi descritti figuravano capogiri, tosse, secchezza della bocca, occhi rossi e sonnolenza. L’assenza di eventi gravi nei lavori inclusi non garantisce sicurezza per tutti o nel lungo periodo.
Quali domande rimanevano aperte?
La revisione chiedeva studi ulteriori per confermare l’efficacia, individuare tipo e formulazione di cannabis più appropriati e scegliere strumenti affidabili per misurare gli esiti clinici.
Quali obiettivi realistici può avere una terapia per la fibromialgia?
Ridurre dolore e interferenza, migliorare sonno, funzione e qualità di vita, non necessariamente eliminare ogni sintomo. Il piano è di solito multimodale e può includere educazione, esercizio graduale, gestione del sonno e farmaci selezionati.
Come si decide se un cannabinoide sta aiutando?
Prima di iniziare si definiscono obiettivi misurabili, per esempio dolore, sonno o attività, e un periodo di prova. Benefici, effetti avversi, dose e funzionamento vanno riesaminati; senza miglioramento clinicamente utile, il medico può riconsiderare la terapia.