Approfondimento ·

5 cose da sapere sulla cannabis terapeutica

Dalle malattie neurodegenerative, a quelle tumorali, fino al dolore cronico

Pubblicato il
7 Ottobre 2020
In sintesi
  • La cannabis medica è prodotta con controlli specifici e contiene cannabinoidi, soprattutto THC e CBD, in concentrazioni definite. Può essere preparata per uso orale o inalatorio secondo prescrizione e richiede titolazione graduale per limitare effetti fisici e psichici. Le evidenze sono più solide per alcuni sintomi selezionati, ma indicazione, formulazione e beneficio vanno valutati caso per caso.

Dalle malattie neurodegenerative, a quelle tumorali, fino al dolore cronico. Sono molti gli usi medici della cannabis terapeutica. E, negli ultimi anni, il suo consumo è aumentato, come mostrano i dati del Ministero della Salute, che registrano una crescita netta. Ma cos’è la cannabis terapeutica, chi può assumerla e come? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Che cos’è la cannabis terapeutica?

Si tratta di un tipo di cannabis prodotta esclusivamente per uso medico e terapeutico. Deriva dalle infiorescenze femminili contenenti i principi attivi centrali: il THC o delta-9- tetraidrocannabinolo, e il CBD o cannabidiolo. La produzione segue rigide norme, che ne garantiscono una qualità precisa e controllata ed evitano la formazione di muffe, batteri e contaminazioni da metalli pesanti o altri agenti inquinanti. Le piante vengono fatte crescere, quindi, senza l’uso di pesticidi e ogni passo della produzione deve attenersi scrupolosamente agli standard imposti dal Ministero della Salute che, nel settembre del 2014, ha sottoscritto un accordo col Ministero della Difesa per l’avvio di un Progetto pilota per la produzione nazionale di “sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis per garantire l’unitarietà nell’impiego sicuro di preparazioni magistrali di sostanze di origine vegetale a base di cannabis, per evitare il ricorso a prodotti non autorizzati, contraffatti o illegali e per consentire l’accesso a tali terapie a costi adeguati”.

La produzione segue l’iter tradizionale di approvazione di un farmaco. Parlando di cannabis terapeutica, infatti, ci si riferisce a prodotti che necessitano di una prescrizione medica e che devono essere assunti secondo specifici dosaggi.

Come si assume?

Per ogni paziente, è possibile usare diverse modalità di assunzione. In particolare, la cannabis FM2 può essere assunta per via orale, come decotto, o per via inalatoria. È il medico che indica le modalità in cui il paziente deve fare uso della preparazione, a seconda della percentuale di THC e CBD che si intende prescrivere. Secondo le raccomandazioni fornite dal Ministero ai medici, nel caso in cui la cannabis terapeutica venga somministrata per via orale, chi la prescrive “indicherà al paziente la modalità e i tempi di preparazione del decotto, la quantità di cannabis FM2 e di acqua da utilizzare e il numero di somministrazioni nella giornata”. Se il medico lo ritiene opportuno, può essere usata anche la via inalatoria, mediante l’uso di un vaporizzatore ad aria calda e filtrata. Anche in questo caso, il medico indicherà al paziente la quantità di infiorescenze da usare, la distanza tra un’inalazione e la successiva e il numero totale di inalazioni da effettuare nella giornata.

Quali sono gli effetti collaterali?

L’Associazione Internazionale della Cannabis Medica distingue tra effetti fisici (come secchezza delle fauci, rossore agli occhi, debolezza muscolare) e psichici (tra cui euforia, alterata percezione del tempo, sedazione). Tali effetti sono in genere temporanei, si attenuano con la tolleranza e dipendono dal dosaggio. Per prevenirli si consiglia di iniziare con dosi basse, aumentare gradualmente e avviare la terapia in un ambiente controllato. Se assunta secondo le indicazioni mediche, la cannabis non ha finora mostrato effetti collaterali rilevanti. I rischi aumentano solo in presenza di dosaggi molto elevati o per interazioni con altre sostanze o condizioni cliniche particolari.

Quali sono le evidenze scientifiche?

Negli ultimi anni, e in particolare tra il 2020 e il 2025, sono emerse nuove evidenze scientifiche che rafforzano il ruolo della cannabis terapeutica in alcuni ambiti clinici. Gli studi più recenti confermano che nei pazienti affetti da dolore cronico, in particolare di tipo neuropatico, l’utilizzo di cannabis medica può portare a un miglioramento significativo della sintomatologia, con una riduzione dell’intensità del dolore e un buon profilo di tollerabilità se la terapia è ben titolata. Anche nella gestione della spasticità nella sclerosi multipla, i preparati orali a base di THC e CBD si sono dimostrati efficaci, con benefici mantenuti nel tempo e una ridotta incidenza di effetti collaterali severi. Le linee guida più autorevoli, come quelle dell’European Pain Federation, continuano a raccomandarne l’uso in casi selezionati, soprattutto quando le terapie convenzionali falliscono. Accanto a questi dati consolidati, la ricerca prosegue con nuove formulazioni sperimentali e studi di fase avanzata. La comunità scientifica riconosce sempre più alla cannabis medica un valore terapeutico reale, che richiede però una valutazione caso per caso, evitando generalizzazioni e facendo riferimento a protocolli clinici precisi.

Domande frequenti

Che cosa distingue la cannabis terapeutica da un prodotto non medico?
È destinata all’uso clinico, deriva da materiale controllato per identità, cannabinoidi e contaminanti ed è dispensata con prescrizione e dose definite. Produzione e preparazione seguono requisiti più rigorosi rispetto ai prodotti commerciali generici.
Come può essere assunta la cannabis medica?
L’articolo descrive la via orale, anche tramite preparazioni indicate dal medico, e la via inalatoria con vaporizzatore ad aria calda. Quantità, tempi e numero di somministrazioni dipendono da prodotto, concentrazione e paziente.
Quali effetti indesiderati possono comparire?
Secchezza della bocca, rossore oculare, debolezza, sonnolenza, euforia e alterazione della percezione del tempo sono tra quelli citati. Rischio e intensità aumentano con dose, THC, interazioni e vulnerabilità individuale.
Perché si usa il principio “iniziare basso e aumentare lentamente”?
Consente di individuare la dose minima utile e osservare effetti avversi prima di aumentare l’esposizione. La titolazione deve seguire la prescrizione e può richiedere modifiche o sospensione se il beneficio non compensa i rischi.
Quali evidenze rendono appropriato considerare la cannabis medica?
Dipende dall’indicazione: contano revisioni, trial, linee guida e trattamenti già provati. Le prove sono più favorevoli per alcuni sintomi, come specifiche forme di dolore neuropatico o spasticità, ma non autorizzano generalizzazioni a tutte le malattie.