Approfondimento ·

Colesterolo alto, un aiuto dall’olio di canapa

Prendersi cura di sé partendo dall'alimentazione

Revisione medica
Pubblicato il
1 Agosto 2026
In sintesi
  • L’ipercolesterolemia aumenta il rischio cardiovascolare e si gestisce con profilo di rischio, dieta mediterranea, attività fisica e, quando indicato, farmaci. L'olio di semi di canapa può quindi rappresentare una fonte di grassi insaturi potenzialmente interessante per la salute cardiovascolare

Il colesterolo è una molecola lipidica essenziale per il corretto funzionamento dell’organismo, che la utilizza per diverse importanti funzioni: contribuire alla struttura delle membrane cellulari e alla produzione di ormoni steroidei e vitamina D, oltre a partecipare alla sintesi degli acidi biliari, necessari per la digestione e l’assorbimento dei grassi. Il colesterolo viene trasportato nel sangue attraverso specifiche particelle chiamate lipoproteine. Ne esistono diversi tipi, ma per semplicità riportiamo quelle più conosciute:

Le lipoproteine a bassa densità (LDL) sono comunemente identificate come il “colesterolo cattivo”. Si tratta di una semplificazione, ma livelli elevati di LDL nel sangue sono associati a un maggiore rischio cardiovascolare. Le LDL possono infatti contribuire alla formazione e alla progressione della placca aterosclerotica, favorendo nel tempo l’insorgenza di eventi cardiovascolari come infarto e ictus. Le particelle LDL più piccole e dense possono risultare maggiormente suscettibili a modificazioni ossidative, anche se il rischio cardiovascolare non dipende esclusivamente dalle loro dimensioni.

Le lipoproteine ad alta densità (HDL) sono invece conosciute come “colesterolo buono”. Le HDL partecipano al trasporto inverso del colesterolo, contribuendo a riportarlo dai tessuti al fegato, dove può essere metabolizzato ed eliminato. Tuttavia, anche in questo caso, la definizione di “buono” è una semplificazione: livelli elevati di HDL non garantiscono necessariamente una protezione cardiovascolare. Nel complesso, la riduzione delle LDL rappresenta uno dei principali obiettivi nella prevenzione cardiovascolare.

Il Colesterolo Totale (CT) comprende principalmente il colesterolo trasportato dalle diverse lipoproteine, tra cui LDL, HDL e VLDL. Quando i livelli di colesterolo nel sangue sono superiori ai valori desiderabili si può parlare di ipercolesterolemia, la cui valutazione deve essere inserita nel quadro complessivo del rischio cardiovascolare.

Il rischio di sviluppare ipercolesterolemia e malattie cardiovascolari può essere influenzato da diversi fattori, tra cui:

  • Dieta ricca di grassi saturi e grassi trans
  • Scarsa attività fisica
  • Sovrappeso o obesità
  • Fumo
  • Fattori genetici
  • Alcune condizioni mediche, come il diabete di tipo 2
  • Età avanzata

Abitudini alimentari

Per prevenire o intervenire sull’ipercolesterolemia e contribuire alla salute cardiovascolare è consigliabile limitare il consumo di alcuni alimenti e, più in generale, prestare attenzione alla qualità complessiva della dieta. In particolare:

Grassi saturi, presenti soprattutto in alimenti come carni grasse, burro, formaggi e altri prodotti lattiero-caseari ad alto contenuto di grassi. Un consumo elevato di grassi saturi può contribuire all’aumento del colesterolo LDL. È quindi preferibile limitarne l’assunzione e sostituirli, quando possibile, con grassi insaturi presenti soprattutto negli oli vegetali come quello extravergine d’oliva, nella frutta secca e nel pesce. Il consumo regolare di alimenti vegetali ricchi di fibre come le verdure può inoltre contribuire al miglioramento del profilo lipidico.

Grassi trans, presenti soprattutto in alcuni alimenti industriali e prodotti contenenti grassi parzialmente idrogenati (snack confezionati, dolci, merendine, etc.). Il loro consumo dovrebbe essere ridotto al minimo, poiché possono aumentare il colesterolo LDL e ridurre quello HDL, oltre ad associarsi a un maggiore rischio cardiovascolare. È quindi preferibile limitare il consumo abituale di prodotti industriali che ne contengono quantità significative.

Questo non significa necessariamente eliminare singoli alimenti, ma imparare a valutarne qualità, quantità e frequenza all’interno della dieta. Per esempio, nelle persone con ipercolesterolemia non è generalmente necessario eliminare del tutto le uova, mentre può essere più importante prestare attenzione all’insieme della dieta e alla quantità di grassi saturi e trans consumati.

Consumo di alcol: un consumo elevato di bevande alcoliche è associato a diversi effetti negativi sulla salute e può contribuire anche all’aumento dei trigliceridi. Per questo motivo è preferibile limitarne il consumo. Anche l’assunzione frequente di bevande zuccherate dovrebbe essere contenuta, soprattutto nell’ambito della prevenzione cardiovascolare e metabolica.

La dieta mediterranea, intesa come modello alimentare vario ed equilibrato, ricco di verdura, frutta fresca e secca, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d’oliva, rappresenta uno dei modelli alimentari maggiormente associati alla salute cardiovascolare e metabolica. La stagionalità e la qualità degli alimenti possono infine contribuire a rendere più varia e sostenibile l’alimentazione.

Cure farmacologiche

Per il trattamento dell’ipercolesterolemia possono essere prescritti diversi tipi di farmaci. La scelta del trattamento dipende da vari fattori, tra cui i livelli di colesterolo LDL, il rischio cardiovascolare complessivo e la presenza di altre condizioni mediche. In ogni caso, è importante evitare l’automedicazione con integratori senza prima aver consultato un medico. Tra i trattamenti farmacologici più utilizzati troviamo:

Omega-3, utilizzati soprattutto nel trattamento dell’ipertrigliceridemia. Il loro impiego e la scelta del prodotto dipendono dai livelli di trigliceridi e dal quadro clinico complessivo.

Le statine, tra i farmaci più utilizzati per ridurre il colesterolo LDL. Agiscono inibendo un enzima epatico coinvolto nella sintesi del colesterolo e determinano una significativa riduzione delle LDL. Possono inoltre ridurre i trigliceridi e provocare un modesto aumento delle HDL.

Inibitori dell’assorbimento del colesterolo, che riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo. L’esempio più comune è l’ezetimibe, che può essere utilizzato da solo o in combinazione con una statina per ottenere una maggiore riduzione del colesterolo LDL.

I fibrati, farmaci particolarmente efficaci nella riduzione dei trigliceridi e che possono determinare anche un aumento delle HDL. Il loro effetto sulla riduzione delle LDL è generalmente inferiore rispetto a quello delle statine e il loro impiego dipende dal profilo lipidico e dal rischio cardiovascolare del paziente.

I farmaci ipocolesterolemizzanti di ultima generazione, come gli inibitori della proteina PCSK9 e le terapie a RNA, recentemente introdotti anche in Europa e utilizzati in particolari condizioni cliniche.

Abbassare il colesterolo con l’olio di canapa

L’olio di semi di canapa presenta un interessante profilo nutrizionale, caratterizzato soprattutto dalla presenza di acidi grassi insaturi (i cosiddetti “grassi buoni”). Per tale ragione è stato studiato anche per il possibile ruolo nella salute cardiovascolare e nel mantenimento di un profilo lipidico favorevole.

Alcuni studi hanno suggerito che l’inserimento dell’olio di semi di canapa nella dieta, soprattutto quando viene utilizzato in sostituzione di fonti di grassi saturi, possa contribuire a un miglioramento di alcuni parametri lipidici.

L’olio di canapa è infatti particolarmente ricco di acido linoleico (omega-6) e contiene acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso della serie omega-3. Non è invece una fonte significativa di omega-3 a catena lunga come EPA e DHA, che si trovano soprattutto nel pesce e negli oli di pesce.

Il suo possibile interesse nutrizionale è quindi legato soprattutto al profilo complessivo degli acidi grassi insaturi e alla loro sostituzione rispetto ai grassi saturi, oltre alla presenza di composti bioattivi con un ruolo generalmente vasculoprotettivo (fitosteroli, tocoferolo, polifenoli).

Se utilizzato correttamente e inserito in un’alimentazione equilibrata, insieme a un’attività fisica regolare e a uno stile di vita sano, l’olio di semi di canapa può quindi rappresentare una fonte di grassi insaturi potenzialmente interessante per la salute cardiovascolare. In presenza di ipercolesterolemia, tuttavia, non dovrebbe sostituire ma integrare le modifiche dello stile di vita o le terapie farmacologiche eventualmente prescritte dal medico.

 

Riferimento bibliografico: Kaçar, Ö. F., Kose, T., & Kaya Kaçar, H. (2025). Dietary hempseed and cardiovascular health: nutritional composition, mechanisms and comparison with other seeds. Frontiers in Nutrition, 12, 1669375.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra LDL e HDL?
Le LDL trasportano colesterolo ai tessuti e, se elevate e suscettibili all’ossidazione, favoriscono la placca aterosclerotica. Le HDL partecipano al trasporto inverso verso il fegato. Il rischio dipende dal profilo complessivo, non da un solo numero.
Quali abitudini aiutano a gestire il colesterolo alto?
Limitare grassi saturi e trans, prodotti molto processati, alcol e bevande zuccherate; aumentare fibre e alimenti tipici della dieta mediterranea e praticare attività fisica. Le scelte vanno adattate al rischio e alle condizioni individuali.
L’olio di canapa può sostituire una statina?
No, non senza decisione medica. Le statine riducono eventi cardiovascolari in gruppi a rischio e sospenderle sulla base di un alimento o integratore può essere dannoso. L’olio può semmai rientrare nel piano dietetico.
Revisione medica a cura di

Martorina Carmelo

Medico Chirurgo, specialista in diabetologia

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