Approfondimento ·

L’efficacia dei cannabinoidi contro il glioblastoma

Le potenzialità di CBD e THC contro i tumori del sistema nervoso

Pubblicato il
12 Aprile 2021
In sintesi
  • Una revisione sistematica ha raccolto 14 studi, prevalentemente in vitro e su animali, sull’effetto di CBD e THC contro cellule di glioma, da soli o con temozolomide, radioterapia o chemioterapia. I risultati indicano un potenziale antitumorale preclinico, ma le prove sull’uomo sono insufficienti: non dimostrano un trattamento efficace del glioblastoma né giustificano l’abbandono delle cure standard.

I cannabinoidi potrebbero possedere potenzialità antitumorali nei confronti del glioblastoma multiforme, una tipologia di cancro cerebrale. A stabilirlo è uno studio risalente allo scorso marzo e portato a termine da alcuni ricercatori del Regno Unito.

Il glioblastoma multiforme è un tumore molto aggressivo, che colpisce il sistema nervoso e si manifesta quasi esclusivamente nel cervello, ma può espandersi anche in altre parti del corpo. La maggior parte dei tumori che hanno origine nel cervello sono riconducibili al glioblastoma e la sua incidenza è aumentata in tutto il mondo. Le possibilità si sopravvivenza sono basse (solo 15 mesi, secondo gli autori), data l’elevata recidiva e la resistenza alle terapie attualmente effettuate. Per questo, negli ultimi anni, i ricercatori hanno guardato ai cannabinoidi presenti nella Cannabis sativa come possibili alleati per la lotta contro il glioblastoma.

Gli studiosi inglesi avevano l’obiettivo di “determinare se i cannabinoidi da soli o in combinazione con la radioterapia e/o la chemioterapia inibiscono la progressione del tumore, inducono la morte delle cellule tumorali”. Per questo sono stati presi in considerazione diversi studi, che analizzassero gli effetti dei cannabinoidi sulle cellule tumorali. In totale, sono stati individuati 14 studi, di cui 5 in vitro, 2 in vivo e 7 sia in vivo che in vitro, che hanno esaminato l’efficacia di CBD, THC e TMZ.

La revisione sistematica condotta dagli scienziati del Regno Unito ha concluso che “i cannabinoidi possiedono potenziali antitumorali contro le cellule di glioma”. Fino ad ora, però, gli studi disponibili sono pochi e la maggior parte non sono stati condotti su esseri umani. Per questo, per ottenere risultati più accurati, è necessario compiere ricerche più approfondite, per verificare l’effettiva efficacia dei cannabinoidi nel trattamento del glioblastoma multiforme.

Domande frequenti

Quali prove sono state incluse nella revisione su cannabinoidi e glioblastoma?
Sono stati inclusi 14 studi: cinque in vitro, due in vivo e sette con entrambe le componenti. Le ricerche analizzavano soprattutto CBD, THC e temozolomide, anche in combinazione con radioterapia o chemioterapia.
Quale conclusione ha raggiunto la revisione?
Gli autori hanno rilevato un potenziale antitumorale dei cannabinoidi contro cellule di glioma nei modelli esaminati. Hanno però sottolineato che gli studi erano pochi e in gran parte non condotti su esseri umani.
Perché non si può affermare che i cannabinoidi curino il glioblastoma?
Perché l’effetto su cellule o animali non garantisce efficacia, dose utile e sicurezza nei pazienti. Mancano prove cliniche sufficienti su sopravvivenza, progressione, qualità di vita e interazioni con le terapie standard.
Qual è il rischio di sostituire temozolomide o radioterapia con prodotti alla cannabis?
Si rischia di ritardare o interrompere trattamenti con beneficio clinico documentato in una malattia aggressiva. Qualsiasi uso di cannabinoidi, anche per sintomi, deve essere discusso con il team neuro-oncologico e non presentato come alternativa antitumorale provata.
Quali risultati dovrebbe misurare un trial clinico sui cannabinoidi nel glioblastoma?
Dovrebbe valutare sicurezza, interazioni, dose, sopravvivenza libera da progressione e globale, risposta radiologica, qualità di vita e controllo dei sintomi, usando gruppi di confronto e terapie standard definite.