Approfondimento ·

Cannabis ed epilessia, gli studi clinici recenti

Dal caso Charlotte Figi fino alle evidenze odierne

Pubblicato il
12 Novembre 2025
In sintesi
  • Il CBD dispone delle evidenze più solide tra i cannabinoidi nell’epilessia ed è usato come terapia aggiuntiva in alcune sindromi farmacoresistenti, tra cui Dravet e Lennox-Gastaut. Può ridurre le crisi, ma richiede controllo epatico e delle interazioni, soprattutto con clobazam. I risultati non sono automaticamente estendibili a tutte le forme epilettiche.

La storia più famosa – e spesso evocata – è quella di Charlotte Figi, una bambina con sindrome di Dravet (forma grave di epilessia farmacoresistente), la cui vita cambiò grazie all’uso di un estratto ricco in CBD noto come Charlotte’s Web. Quando aveva pochi anni, Charlotte sperimentava fino a 300 crisi al giorno, nonostante l’uso di anticonvulsivanti standard. Con l’olio al CBD, le crisi si ridussero drasticamente (a 2-3 al mese in periodi favorevoli). Quando l’olio veniva sospeso, le crisi tornavano: questa correlazione fece scalpore e contribuì in grande misura all’interesse globale sul potenziale della cannabis in epilessia.

Naturalmente, bisogna contestualizzare: il caso di Charlotte è un esempio riportato nella letteratura come “proof of concept”, ma non è sufficiente da solo per affermare che la cannabis sia una cura universale per l’epilessia. Serve una base di dati clinici robusta.

Cosa dicono oggi gli studi clinici

Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi avanti significativi. Ora sappiamo che il cannabidiolo (CBD) ha un ruolo ben più documentato rispetto ad altri fito-cannabinoidi nel contesto dell’epilessia. Una meta-analisi recente ha mostrato che il CBD è efficace nel ridurre la frequenza media delle crisi epilettiche, con dosaggi variabili (da 10 a 20 mg/kg/die), ma anche con effetti collaterali correlati, in particolare a carico del fegato (aumento delle transaminasi). (De Oliveira, 2025)

Le linee guida ormai riconoscono “evidenza di classe 1” nel contesto del CBD come terapia aggiuntiva (add-on) in determinate forme refrattarie, come Dravet syndrome e Lennox-Gastaut syndrome. In questi studi, pazienti già sotto terapia antiepilettica venivano aggiunti al CBD e confrontati con placebo, ottenendo riduzioni significative delle crisi convulsive rispetto al gruppo di controllo.

Un lavoro più recente (2025) ha esaminato l’efficacia del CBD-enriched cannabis oil come terapia aggiuntiva per epilessia: anche in quel caso sono stati osservati miglioramenti nella frequenza totale delle crisi e in quelle convulsive.

Tuttavia, uno dei punti più discussi è l’interazione del CBD con altri farmaci antiepilettici, specialmente il clobazam. In molti soggetti, il CBD incrementa i livelli ematici del metabolita attivo del clobazam (N-desmethylclobazam), complicando l’interpretazione: in che misura il beneficio è dovuto al CBD direttamente, o all’effetto indiretto sull’altro farmaco?

Va detto anche che, al di fuori delle sindromi refrattarie ben studiate, l’evidenza in epilepsie focali o altre forme meno gravi è ancora limitata.

Meccanismi plausibili: come potrebbe agire la cannabis (e cosa resta da capire)

Non esiste ancora un’unica spiegazione definitiva, ma le ipotesi sono affascinanti e coerenti con le osservazioni cliniche:

  • Il CBD può modulare canali ionici (ad esempio canali del calcio, recettori TRPV), riducendo l’eccitabilità neuronale.
  • Può agire su recettori non classici (ad esempio recettori GPR55 o recettori 5-HT) modulando in parte la trasmissione sinaptica.
  • Influisce sui processi infiammatori e sullo stress ossidativo: l’epilessia è sempre più considerata anche una patologia con componente neuroinfiammazione, e il CBD ha proprietà antiossidanti/antiinfiammatorie.
  • Interazione con il metabolismo epatico e gli enzimi del citocromo P450: può modificare la concentrazione ematica di altri antiepilettici.
  • Possibile modulazione del sistema endocannabinoide endogeno (ECS), modulando la degradazione/produzione di endocannabinoidi e quindi il tono degli stessi recettori CB1/CB2.

Tuttavia, molto rimane da chiarire: come varia l’effetto in base alla dose, alla durata del trattamento, all’età del paziente e alla forma specifica di epilessia? Qual è il profilo ideale cannabinoide (solo CBD, estratti a spettro completo, combinazioni) per ciascuna condizione?

Limitazioni, rischi e prospettive

Anche se i risultati finora sono promettenti, non possiamo ignorare i limiti:

  1. Interazioni farmacologiche: specialmente con antiepilettici che condividono vie metaboliche epatiche.
  2. Eterosità dei dati: molti studi sono piccoli, con disegni aperti, senza gruppo di confronto, o con soggetti che assumono farmaci addizionali.
  3. Generalizzabilità: le sindromi severe (Dravet, LGS) sono state studiate più intensamente; non è detto che i risultati si estendano a tutte le forme epilettiche.
  4. Regolamentazione e standardizzazione: la qualità, la purezza, la titolazione e la standardizzazione degli estratti sono variabili. Bisogna usare prodotti di elevata qualità farmaceutica e verificati.

Ma le prospettive sono stimolanti: già oggi si progettano trial per epilessie farmacoresistenti in adulti, con CBD moderno o nuovi cannabinoidi/analoghi (anche combinazioni con il CBDV, il cannabidivarina) che mostrano in modelli sperimentali proprietà anticonvulsive interessanti.

Articolo a cura di Matteo Mantovani, Farmacia San Carlo

Domande frequenti

Per quali forme di epilessia il CBD ha le evidenze più robuste?
Le prove di livello più alto riguardano l’impiego aggiuntivo nelle sindromi di Dravet e Lennox-Gastaut, caratterizzate da crisi severe e resistenti. In questi contesti, il CBD associato alle terapie antiepilettiche ha ridotto le crisi rispetto al placebo.
Quali effetti indesiderati richiedono monitoraggio durante la terapia con CBD?
Gli studi citano soprattutto possibili aumenti delle transaminasi, quindi la funzione epatica deve essere controllata. Dose, altri farmaci e caratteristiche del paziente influenzano tollerabilità e rischio, rendendo necessario un follow-up specialistico.
Perché l’interazione tra CBD e clobazam è importante?
Il CBD può aumentare nel sangue il metabolita attivo del clobazam. Questa interazione può contribuire sia al beneficio sia agli effetti indesiderati e rende più difficile attribuire la riduzione delle crisi al solo CBD; può richiedere controlli e aggiustamenti della terapia.
Il caso di Charlotte Figi dimostra che il CBD cura ogni epilessia?
No. Ha avuto un forte valore storico e ha sostenuto la ricerca, ma resta un caso individuale. Le conclusioni cliniche devono derivare da studi controllati e riguardano oggi soprattutto specifiche sindromi resistenti, non tutte le epilessie.
Quali questioni restano aperte nella ricerca su CBD ed epilessia?
Devono essere chiariti dose ottimale, durata, risposta nelle diverse età e forme epilettiche e confronto tra CBD purificato, estratti completi e altri cannabinoidi. Servono inoltre prodotti di qualità farmaceutica, con purezza e titolazione verificabili.