L’efficacia dell’utilizzo della cannabis per scopi terapeutici è scientificamente provata ormai da diversi anni. Tuttavia, non tutte le regioni italiane si sono mosse per recepire la legge nazionale che ne regola somministrazione e rimborsabilità attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. All’appello, al momento, mancano solo tre regioni, ma la Calabria, sembra ormai orientata a riconoscere una legge per la somministrazione e rimborsabilità della della cannabis.

Poste le basi per l’approvazione della legge

Le proprietà antidolorifiche della cannabis, somministrate per specifiche patologie e nelle modalità corrette, è di fondamentale importanza nel contrastare i sintomi di molte patologie, un importante passo avanti per il diritto alla salute di tutti quei pazienti calabresi che sino ad oggi, a differenza di quanto avveniva nelle altre regioni italiane (Molise e Trentino Alto-Adige escluse), potevano farvi ricorso. Un importante passo avanti, senza alcun dubbio, per la sanità calabrese, che negli ultimi anni, non senza qualche problema, sta provando a colmare lo storico gap che la separa con altre regioni sanitariamente più evolute del nostro paese.

La proposta di legge è stata scritta dal capogruppo della lista “De Magistris Presidente”, il consigliere regionale Ferdinando Laghi, trovando il parere favorevole compatto della maggioranza di centrodestra: le basi per l’attuazione della legge, quindi, sembrano essere state poste. A far emergere il problema in tutta la sua potenza deflagrante è stato il caso di Christian Filippo, un ragazzo che a causa della fibromialgia. aveva deciso di coltivare cannabis in casa perché nella sua regione non esisteva (e attualmente ancora non è in vigore) una legge che regolasse la somministrazione della cannabis a scopo terapeutico.

Dopo il nulla di fatto del 2014, la Calabria ci riprova

In realtà, la Calabria si trova per la seconda volta “costretta” ad affrontare il tema, visto che anche nel 2014, complice il caso sollevato da Roberto Cimino, un ragazzo affetto da sclerosi multipla, la regione si trovò costretta ad affrontare il problema. Ma tutto si risolse in un nulla di fatto.

Attualmente, in Calabria qualsiasi medico può sottoscrivere ad un proprio paziente, purché ovviamente ne sussistano i motivi, delle cure antidolorifiche che prevedano l’utilizzo della cannabis, anche se, non essendoci alcun obbligo a livello regionale, esiste una sorta di obiezione a disposizione dei medici. Il vero problema, però, è un altro ed è attinente alla sfera economica: tutti gli oneri di questa cura, spesso dai costi tutt’altro che leggeri, sono a carico del paziente.

In altre parole, la cannabis terapeutica è disponibile solo a pagamento lungo tutto il territorio calabrese. Una differenza di trattamento rispetto ad altre regioni italiane al quale si vuole mettere una pezza con la proposta di legge appena depositata in consiglio regionale, che mira ad allineare anche la sanità calabrese al resto d’Italia, risolvendo un problema che tocca da vicino tantissimi pazienti.

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