Cannabis per trattare i disturbi della mente, dall’ansia alla schizofrenia. Quella dell’uso della sostanza in neuropsichiatria è una delle strade per cui, negli ultimi anni, l’interesse è cresciuto particolarmente. Le prove di un’efficacia, però, sono ancora scarse e provengono da ricerche precliniche.

Un gruppo di ricercatori polacchi ha effettuato una recensione, pubblicata su Frontiers in Psuchiatry, che riassume le prove recenti e discute delle “possibilità di utilizzare gli effetti psicoattivi dei cannabinoidi nel trattamento dei disturbi mentali e psichiatrici”. In particolare, gli studiosi hanno analizzato alcuni dei disturbi più diffusi, tra cui ansia, disturbi del sonno, schizofrenia e psicosi.

I cannabinoidi, scrivono gli autori, “hanno un effetto sedativo e ansiolitico“, tanto che alcuni pazienti che soffrono di ansia li hanno valutati meglio rispetto ai farmaci tradizionali. Nonostante questo, “una percentuale significativa di pazienti ha l’impressione opposta” e ha riferito di confusione mentale dopo l’utilizzo. Per quanto riguarda i disturbi del sonno, invece, “la cannabis e il THC hanno un effetto dose-dipendente sul sonno, con basse dosi per ridurre la latenza dell’inizio del sonno e dosi elevate per causare disturbi”.

Per il momento, ci sono solo prove deboli a sostegno dei benefici su ansia, umore e disturbi del sonno, da parte della cannabis. “Insufficienti” e “di bassa qualità” anche le prove sull’uso di marijuana nei disturbi psichiatrici. Per questo motivo, nonostante prove crescenti sull’uso terapeutico della sostanza, “sono necessari studi clinici per valutare i rischi e i benefici dell’uso di cannabis”.

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