Da cannabis, a marijuana, fino a Ganja. Sono tanti i nomi della sostanza derivata dalla pianta diffusasi in Asia 10mila anni fa e che viene usata anche dal punto di vista terapeutico. E non sempre i vari sostantivi sono sinonimi tra loro: tra un nome e l’altro, infatti, posso esserci alcune differenze, anche se in alcuni casi si tratta di dettagli minimi.

Cannabis e canapa

La parola cannabis indica la pianta nella sua totalità, comprendendone le radici, lo stelo, i fiori e le foglie. È un termine generale, che non presuppone una distinzione tra le piante ad alto contenuto di THC e quelle ad uso tessile.

Il sostantivo latino cannabis deriva dal greco kannabis, che a sua volta avrebbe come origine la parola sanscrita canas. Dal latino, il termine si sarebbe diffuso in tutta Europa: gli inglesi non l’hanno mai adattato alla propria lingua e, più tardi, sarebbero stati loro a reintrodurlo in Italia. Nel nostro paese, infatti, cannabis era stato sostituito con canapa.

Sia cannabis, che canapa indicano la pianta in generale. Inoltre, il termine latino è rimasto in uso in ambito scientifico e botanico, mentre la parola italianizzata si riferisce principalmente alla fibra tessile che viene ricavata dalla pianta.

Marijuana o Maria

Marijuana indica il fiore della pianta, che contiene una più alta concentrazione dei principi attivi, compresa la sostanza psicotropa THC. I fiori vengono essiccati e possono essere poi utilizzati in diversi modi.

L’origine del termine è incerta, anche se alcuni studi la fanno risalire alla parola maraguanquo, che nel Centro America significa “pianta che dà ebrezza”. In Messico, il nome veniva usato comunemente per indicare la varietà di canapa destinata al consumo ricreativo, come sostanza stupefacente. La tradizione narra anche di una ragazza, Maria Juana, che portava la sostanza ai soldati.

Ricerche ulteriori suggeriscono anche la possibilità che il termine derivi dal vocabolario arabo, diffusosi nella penisola iberica durante la dominazione. In questo caso, marijuana avrebbe origine da marwana, che significa “coraggioso”. Non è ancora chiara, quindi, la radice della parola marijuana, che oggi viene usata per indicare soprattutto la sostanza ad uso ricreativo. Spesso, nel linguaggio orale e nelle generazioni giovanili, il termine viene sostituito con l’abbreviazione Maria, che anche in questo caso indica i fiori della pianta.

Il termine marijuana, inizialmente usato per indicare la sostanza stupefacente, si è poi diffuso per designare in generale la pianta di canapa, a causa della campagna mediatica intrapresa negli Stati Uniti negli anni Trenta. Da qui prese avvio il clima di avversione verso la pianta, che portò nel 1937 alla proibizione della sostanza dal presidente Franklin Delano Roosevelt.

Ganja

Il termine ganja è un sinonimo di marijuana e indica, quindi, le infiorescenze essiccate della pianta di cannabis, usate soprattutto per usi ricreativi e come stupefacente, dato il contenuto più elevato di THC. La parola ha origine dalla lingua indiana, che ha adottato il termine derivato dal sanscrito ganjya, a sua volta proveniente dal sumero ganzigunno.

E l’hashish?

Anche l’hashish è una sostanza che deriva dalla pianta della cannabis, in particolare dalla resina e dal polline, che possono raggiungere alte concentrazioni di THC.

Il nome di questa sostanza deriva dal termine arabo che significa “erba”. Secondo un’altra ipotesi (non confermata) hashish avrebbe origine dal nome di un gruppo di ismaeliti, dediti agli omicidi. Secondo la leggenda, i membri del gruppo venivano condotti dal loro capo in un giardino, dove venivano loro offerti hashish, cibi e bevande. Poi, veniva detto loro che sarebbero potuti ritornare in quel giardino solo se avessero rispettato gli ordini del capo: portare a termine gli omicidi politici di cui venivano incaricati i sicari.

Il termine hashish è l’adattamento inglese del termine arabo, che si è diffuso nel mondo occidentale.

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