Le staminali sono cellule non specializzate capaci di trasformarsi, a partire dall’embrione e per tutta la durata della vita di una persona, negli altri tipi di cellule dell’organismo. Una volta trasformatasi, la cellula staminale si specializza, assumendo le caratteristiche della componente che è diventata.

Oltre alla capacità di specializzarsi in tutti i tipi di cellule di un individuo, le staminali possiedono anche un’altra caratteristica distintiva: sono in grado di autorinnovarsi, attraverso la divisione cellulare. Questa capacità permette all’organismo di avere sempre a disposizione un serbatoio di cellule staminali.

Le singolari caratteristiche rendono le staminali di grande interesse. Esse, infatti, garantiscono un ricambio continuo di tutte le cellule dell’individuo, mano a mano che queste muoiono. Inoltre, data la loro abilità rigenerativa, diventano spesso oggetto di studio, nella speranza che possano offrire una valida possibilità di trattamento per quelle malattia incurabili. La medicina rigenerativa ricorre proprio all’uso di cellule staminali per rigenerare e rimpiazzare le cellule danneggiate o invecchiate, così da ripristinare le normali funzioni dell’organismo.

Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del New Jersey, pubblicato il 21 dicembre, ha indagato il ruolo dei componenti della cannabis sulla capacità rigenerativa delle cellule staminali. In particolare, il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD), due dei principali principi attivi della marijuana, sono in grado di regolare le attività del sistema immunitario.

I ricercatori hanno innescato due tipi di cellule staminali con THC e CBD, per valutare l’eventuale miglioramento della loro capacità rigenerativa. In particolare, sono state prese in considerazione le staminali derivate dal tessuto adiposo (ASC) e quelle provenienti dal midollo osseo (BMDSC), sia in volontari umani, che in suini. Dopo aver innescato le cellule con i due componenti della cannabis, gli scienziati hanno effettuato una serie di test, per verificare la capacità rigenerativa delle staminali. Tra le prove eseguite, lo studio riporta anche quella del “graffio di guarigione della ferita nei fibroblasti primari”: rispetto a quelli non trattati, i fibroblasti primari co-coltivati con ASC trattate con basso contenuto di CBD hanno mostrato una “chiusura della ferita più rapida del 75% a 18 ore”.

I ricercatori hanno concluso che l’innesco di alcune cellule staminali con CBD e THC, in particolare se a dosi più basse, “migliora una serie di parametri rigenerativi, suggerendo che questi componenti principali della marijuana possono migliorare le terapie a base di cellule staminali”. I cannabinoidi, quindi, sembrano essere in grado di aumentare la capacità rigenerati di due tra le principali fonti di cellule staminali, che potrebbero essere efficaci nel trattamento di alcune patologie. Quello degli scienziati del New Jersey, sottolinea il testo, “è il primo ad innescare con THC”.

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