Dal 2015, il Decreto Lorenzin ha stabilito a livello nazionale le condizioni necessarie all’utilizzo e alla rimborsabilità della cannabisterapeutica, dando indicazioni sulle patologie e le modalità che permettono ai cittadini di ricevere la sostanza medica con oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale (SSR).

Nel Decreto del Ministero della Salute del 9 novembre 2015, si precisa che “la rimborsabilità a carico del Servizio Sanitario Regionale è subordinata alle indicazioni emanate da parte delle Regioni o Province autonome”. Successivamente, la legge n. 172 del 4 dicembre 2017 ha previsto che la cannabis terapeutica venisse rimborsata a livello del Sistema Sanitario Regionale, rendendola mutuabile in tutte le Regioni, che avrebbero dovuto adottare il provvedimento, deliberando sulle modalità tecniche di applicazione. Per questo, dopo la promulgazione di questa legge, diverse Regioni sono intervenute per applicarla, stabilendone le modalità di prescrizione e rimborsabilità.

Non è stato così in Calabria, dove non esiste ancora una legge che preveda la rimborsabilità della cannabis terapeutica.

Chi può avere accesso alla cannabis terapeutica in Calabria

In Calabria, come su tutto il territorio nazionale, i cittadini possono avere accesso alla cannabis terapeutica a pagamento per trattare i sintomi di alcune patologie, quando i farmaci tradizionali non hanno fatto effetto. La legislazione italiana, infatti, stabilisce che “l’uso medico di cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta”, ma una possibilità di trattamento dei sintomi, in supporto alle terapie standard, quando queste non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti collaterali non tollerabili.

Gli impieghi della cannabis terapeutica riguardano diverse patologie e sono riconosciuti per:

  • Patologie che implicano spasticità associata a dolore, come la sclerosi multipla;
  • Il dolore cronico;
  • Il trattamento di nausea e vomito causati da radioterapia, chemioterapia, o terapie per l’HIV;
  • La stimolazione dell’appetito in pazienti che soffrono di cachessia, anoressia, nei pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell’anoressia nervosa;
  • Cone effetto ipotensivo nel glaucoma:
  • Per ridurre i movimenti involontari del corpo nella sindrome di Gilles de la Tourette.

Inoltre, la cannabis può essere prescritta anche per trattare altre patologie, purché la sua efficacia sia documentata da studi e ricerche scientifiche, che ne provino le potenzialità terapeutiche.

Chi può prescrivere la cannabis terapeutica in Calabria?

In generale, qualsiasi medico iscritto all’Ordine può prescrivere la cannabis terapeutica per il trattamento dei sintomi previsti dalla legislazione, con oneri a carico del paziente. Per accedere alla sostanza per fini medici è possibile rivolgersi anche ai medici di Clinn, che operano in diverse zone.

Quando è rimborsabile la cannabis terapeutica in Calabria

Il Decreto del 2015 ha previsto a livello nazionale la possibilità di rimborsare al paziente gli oneri legati alla prescrizione della sostanza per uso medico, nei casi stabiliti. In Calabria, però, non è stata ancora data alcuna indicazione a riguardo, perché la Regione non ha ancora deliberato in materia. Per questo, al momento, la cannabis terapeutica in Calabria è disponibile solamente a pagamento, cioè con oneri a carico del paziente.

Le proposte di legge

Negli ultimi anni, due proposte di legge hanno cercato di risolvere la situazione in Calabria, rendendo la cannabis terapeutica rimborsabile. Ma nessuno dei testi è stato poi approvato definitivamente. Il documento del 2017 prevedeva la garanzia all’utilizzo dei farmaci cannabinoidi “nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale (SSR)”, stabilendo il ruolo del medico specialista del SSR, che avrebbe dovuto redigere un “piano terapeutico trimestrale”, sulla base del quale il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta avrebbero potuto prescrivere la cannabis terapeutica.

L’ultima proposta di legge, invece, risale al 2018, quando l’onorevole Michele Mirabello suggerì una possibile norma per introdurre la rimborsabilità della sostanza medicinale da parte del Servizio Sanitario Regionale (SSR). In base a questo documento, i farmaci cannabinoidi sarebbero stati prescritti “dal medico specialista del Servizio sanitario regionale (SSR) e dal medico di medicina generale del SSR, sulla base del piano terapeutico redatto dal medico specialista del SSR”. Le proposte di legge non sono ancora state recepite. Per questo, nonostante il Decreto del 2015, che permette teoricamente la rimborsabilità del medicinale, in Calabria non è ancora praticamente possibile ottenere la cannabis terapeutica, demandando gli oneri a carico del Servizio Sanitario Regionale.

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