Contro le condizioni infiammatorie intestinali il cannabidiolo (CBD) potrebbe essere uno dei più promettenti rimedi. A stabilirlo è uno studio condotto da un gruppo di ricercatori italiani di varie università, che ha indagato gli effetti di diversi composti della cannabis.

La malattia interessa il tratto gastrointestinale e può influenzare tutti gli aspetti della vita dei pazienti in modo serio. L’incidenza delle condizioni infiammatorie sta aumentando, stando a quanto specifica la ricerca, in particolar modo “nei paesi industrializzati di tutto il mondo”. Ma l’attuale terapia, spiegano gli scienziati, mira alla “soppressione del sistema immunitario” tramite farmaci che, però, presentano effetti collaterali anche gravi. Questo ha spinto gli studiosi a cercare nuovi approcci terapeutici.

In questo panorama, particolare interesse ha assunto la Cannabis sativa, usata tradizionalmente per trattare questo tipo di disturbi. La sua efficacia è stata limitata dagli effetti psicoattivi dovuti alla presenza del THC. Il CBD, però, non ha proprietà psicoattive. Per questo, i ricercatori italiani si sono posti come obiettivo quello di “indagare gli effetti di diversi composti isolati di C. sativa” su modelli di epitelio gastrointestinale, che rappresenta una barriera tra il corpo e l’ambiente esterno. “Lo scopo principale di questo lavoro- sottolineano gli scienziati italiani- è quindi quello di indagare le potenzialità degli estratti di C. sativa e dei suoi principali cannabinoidi nel controllo delle alterazioni della permeabilità della barriera intestinale e dell’infiammazione intestinale”.

I risultati mostrano come, tra i composti della cannabis, il cannabidiolo sia risultato il più efficace. I dati, infatti, hanno dimostrato che il CBD è in grado di esercitare “una vasta gamma di azioni farmacologiche benefiche sulle funzioni gastrointestinali, che vanno dalle attività antiossidanti a quelle antinfiammatorie e immunomodulatorie descritte sia in vitro che in modelli animali di infiammazione acuta e cronica”. Questo studio dimostra le potenzialità del componente non psicoattivo della cannabis anche nelle condizioni infiammatorie intestinali.

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