Da sempre la pianta di cannabis viene distinta in Indica e Sativa. Nelle prossime righe scopriamo le differenze tra i due termini e seguiamo lo sviluppo delle ricerche nel corso della storia.

Indica e Sativa: origine e significato

Per comprendere a pieno l’argomento, è necessario iniziare dall’origine e dal significato dei termini Indica e Sativa. Queste parole, infatti, sono state utilizzate per la prima volta dai botanici del ‘700 per classificare la pianta di cannabis. All’epoca, gli esemplari erano distinti in due categorie che si differenziavano tra loro sul piano morfologico e per il loro luogo d’origine.

Una pianta, proveniente dal subcontinente indiano e dall’Asia Centrale, era caratterizzata dalla bassa statura e da foglie molto larghe che avevano un forte potere intossicante, mentre la seconda pianta era alta e dalla forma allungata con delle foglie strette, e veniva utilizzata come fonte di fibre. All’epoca, alcuni studiosi come Lamark hanno iniziato a considerare queste due tipologie di piante come appartenenti a due gruppi diversi, ossia Cannabis Indica e Cannabis Sativa. Altri invece erano contrari a questa suddivisione e, seguendo la classificazione scientifica degli esseri viventi di Carlo Linneo, considerarono entrambe le piante della stessa specie, ossia Cannabis Sativa, in quanto tutte le piante di cannabis erano accomunate dalla capacità di fecondarsi tra loro e produrre progenie sana.

Ma qual è la teoria più seguita al giorno d’oggi? Vince sicuramente il ragionamento di Linneo, infatti la cannabis in letteratura scientifica viene indicata sotto “Cannabis sativa L.”, in cui la lettera puntata richiama il cognome dell’esperto botanico.

Utilizzo dei termini “Indica” e “Sativa”

Se la maggior parte degli esperti avvalora la teoria secondo cui entrambe le piante, pur presentandosi in maniera diversa, appartengono alla specie della Cannabis Sativa, allora perché non si è perso l’utilizzo del temine “Indica” per distinguerle?

Oggi i due termini vengono ancora utilizzati dalle aziende che operano nel settore, soprattutto quello semenziero, in modo da distinguere chiaramente i loro prodotti. Infatti, fornendo informazioni precise ai clienti riguardo l’aspetto della pianta, questi potevano regolare l’autocoltivazione senza andare incontro ad eventuali problematiche.

Con il passare degli anni, oltre alle specifiche fisiche attribuite a ciascun termine, si sono aggiunte anche le informazioni sugli effetti provocati dal consumo delle due piante, molto diversi tra loro. Differenze sostanziali di effetti ottenuti dovute al rapporto diverso tra il CBD e il THC nelle due piante. A oggi la classificazione principale delle piante avviene per chemiotipo, dunque vengono classificate a seconda della concentrazione dei cannabinoidi (CBD prevalente, THC prevalente e così via). In generale, comunque, i termini Indica e Sativa vengono utilizzati per dare indicazioni sulla morfologia della pianta stessa.

Il rischio di creare confusione

Con il passare degli anni e il susseguirsi di ricerche e studi, sono state date delle risposte ad alcuni dubbi riguardanti i due termini. In particolare:

  • Non è corretto collegare l’effetto intossicante (rilassante o eccitante) all’aspetto fisico della pianta, in quanto piante simili morfologicamente possono contenere principi attivi in quantità molto diverse.
  • Negli anni, le piante hanno subito una grande trasformazione, dovuta principalmente agli incroci che sono stati fatti cercando di migliorarle a livello genetico e creare varietà nuove. In questo modo, le caratteristiche marcate dell’indica e della sativa piano piano si sono attenuate, infatti oggi non sono facilmente distinguibili. Sul mercato, oggi troviamo i termini “indica-dominante” e “sativa-dominante”, per indicare a quale pianta si avvicina di più il singolo prodotto.

La maggior parte degli esponenti di rilievo nel mondo della cannabis tende ad abbandonare i termini Indica e Sativa, per concentrarsi invece sul contenuto di principi attivi, con lo scopo finale di stabilire una classificazione universale della pianta di cannabis e di tutti i suoi derivati basata su studi scientifici e volta all’informazione del consumatore.

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