Il Covid-19 ha messo in ginocchio la popolazione mondiale all’inizio del 2020 e gli operatori sanitari si sono ritrovati a dover fronteggiare un’emergenza di dimensioni mai sperimentate prima. Per questo, alcuni di loro hanno sviluppato la sindrome da burnout. E per il trattamento di questo disturbo, il cannabidiolo(CBD), il composto non psicoattivo della cannabis, potrebbe fornire un aiuto importante.

Che cos’è la sindrome da burnout

La sindrome da burnout deriva dal termine inglese to burn out, che significa letteralmente “bruciarsi” o “esaurirsi”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, questo disturbo può essere inserito tra le forme di stress lavorativo, non risolto. La sindrome, infatti, viene definita come “il risultato di uno stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo”.

Il burnout, quindi, dipende dalla risposta che ogni individuo dà a una situazione professionale percepita come impegnativa e logorante dal punto di vista psicofisico. Se il lavoratore non riesce ad affrontare questa situazione, può arrivare a provare insoddisfazione ed esaurimento, fino a distaccarsi mentalmente dal proprio impiego, con un atteggiamento di indifferenza. Secondo l’Oms, la sindrome da burnout è caratterizzata da tre dimensioni:

  • Sentimenti di esaurimento;
  • Aumento della distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo e cinismo;
  • Senso di inefficacia e mancanza di realizzazione.

Oltre alle caratteristiche indicate dall’Oms, la sindrome da burnout può presentare anche altri sintomi, sia psichici, che fisici. Possibili sintomi fisici possono essere, per esempio, mal di testa, stanchezza, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Tra quelli psichici, invece, ci sono: calo della fiducia in sé stessi, senso di insoddisfazione, malumore, mancanza di interesse. La comparsa della sindrome da burnout può dipendere sia da fattori interni, come eccessive aspettative, difficoltà a rifiutare e perfezionismo, che da fattori esterni, come sovraccarico lavorativo, mobbing e mancato riconoscimento.

Il CBD contro la sindrome da burnout

Uno studio, pubblicato su Jama nel 2021, ha indagato la possibile efficacia del cannabidiolo (CBD) nel ridurre l’esaurimento emotivo e i sintomi della sindrome da burnout negli operatori sanitari, in prima linea durante l’emergenza causata dalla pandemia di nuovo coronavirus. Attualmente, spiegano i ricercatori, non esiste un trattamento farmacologico per i sintomi del burnout, né un’adeguata prevenzione. Ma il burnout è un problema di rilievo per gli operatori sanitari, con un impatto diretto sulla qualità dell’assistenza ai pazienti. Per questo, è necessario trovare un modo per trattare la sindrome. Una possibilità in questo senso sembra arrivare dal cannabidiolo.

Nello studio del 2021, sono stati inclusi 120 operatori sanitari di un ospedale brasiliano, che presentavano con maggiore incidenza i sintomi di burnout, arruolati tra il 12 giugno e il 12 novembre 2020, ai quali sono stati somministrati giornalmente 300 mg di CBD. I risultati della ricerca hanno dimostrato che il cannabidiolo è in grado di agire come componente efficace per ridurre i sintomi da burnout tra gli operatori sanitari in prima linea” durante l’emergenza pandemica, che lavoravano a stretto contatto con i pazienti malati di Covid-19.

Non solo. Il trattamento con CBD unito alle cure standard, spiegano gli autori dello studio, “ha ridotto il numero di diagnosi di sindrome da burnout”, basata sui criteri dell’Oms. La ricerca, quindi, ha dimostrato l’efficacia del CBD contro la sindrome da burnout. Tuttavia, concludono gli scienziati, “è necessario bilanciare i benefici della terapia con CBD con potenziali effetti indesiderati o avversi” e, per questo, ulteriori studi clinici saranno necessari per confermare i risultati della ricerca attuale.

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