La cannabis medica potrebbe essere una potenziale terapia per le malattie del fegato. A stabilirlo è uno studio condotto dai ricercatori spagnoli, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università del Piemonte Orientale, che ha testato le potenzialità di un cannabinoide sui topi con malattia del fegato.

Gli studiosi hanno indotto nei topi la fibrosi epatica, una delle malattie del fegato più comuni, grazie a un trattamento o a una dieta ricca di grassi di 23 settimane. Successivamente, ai topi è stato somministrato l’acido Δ 9 -tetraidrocannabinolico (Δ 9 -THCA), “il precursore non psicotropo del Δ 9 -THC”, che rappresenta “uno dei cannabinoidi più abbondanti presenti nella Cannabis Sativa“. I ricercatori hanno studiato, così, le proprietà “antifibrotiche e antinfiammatorie di Δ 9 -THCA in due diversi modelli animali di danno epatico”.

I risultati hanno mostrato la capacità di Δ 9 -THCA di attenuare la fibrosi epatica indotta e di prevenire i marcatori fibrotici e l’infiammazione epatica. Lo studio fornisce una base per ulteriori ricerche sull’uso terapeutico del cannabinoide Δ 9 -THCA e sui preparati di cannabis medica che lo contengono, per indagare le potenzialità di trattamento della fibrosi epatica e di gestione della steatosi epatica non alcolica (NAFLD), che rappresenta una delle malattie del fegato più diffuse, collegata a all’obesità e al diabete.

La cannabis medicinale e, in particolare, il Δ 9 -THCA viene suggerito come una potenziale terapia nelle malattie del fegato, ma ulteriori studi andranno svolti in questa direzione, per approfondire l’argomento.

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