Il carcinoma mammario, più comunemente conosciuto come cancro al seno, è un tipo di tumore maligno che rappresenta la più frequente causa di morte per cancro nella popolazione femminile. Le cause esatte sono ancora sconosciute, così come accade per molti altri tumori. Tuttavia, esistono dei fattori di rischio ormonali, genetici e legati allo stile di vita.

Un tumore al seno viene spesso percepito come un grumo che non può essere mosso. Tra i sintomi ci sono anche delle manifestazioni cutanee come edemi della pelle o rossori. Oltre alla palpazione, il medico può effettuare un'ecografia o una mammografia per poter giungere a una diagnosi. La possibilità di recupero è direttamente proporzionale alla precocità della diagnosi, per questo è consigliato effettuare degli esami preventivi di routine a partire dai cinquant'anni.

Terapia e ricerca sul cancro al seno

Nella maggioranza dei casi è indispensabile intervenire chirurgicamente. In alcune occasioni, i medici consigliano prima la chemioterapia per ridurre le dimensioni del tumore ed effettuare in un secondo momento la rimozione chirurgica. È bene sottolineare, però, che il trattamento è individuale e i medici devono tenere in considerazione molti fattori, tra cui anche lo stato ormonale e altre possibili patologie.

L'uso dei cannabinoidi nella terapia contro il cancro trova razionale d'utilizzo in svariati modi. Come più volte abbiamo sottolineato, molti studi stanno provando a verificare se e come i cannabinoidi possono essere utilizzati come possibile farmaco antitumorale sistemico, in particolar modo con il CBD.

Tra gli studi più interessanti c'è quello condotto dall'Università di Rostock dal Professor Dr. Burkhard Hinz e il Dottor Ramer, pubblicata nel 2018 su British Journal of Phamacology. Gli autori della ricerca scrissero che "particolare interesse scientifico è stato attratto dai cannabinoidi non psicoattivi, come per esempio il CBD, che ha dimostrato di esercitare un'ampia gamma di proprietà antitumorali". Nello studio, infatti, si fa riferimento all'inibizione della proliferazione delle cellule tumorali e di una riduzione della loro vitalità, oltre a effetto antimetastatico. Entrambi gli autori della ricerca hanno concluso affermando che "queste sostanze possono servire come possibili opzioni aggiuntive alle chemioterapie in uso attualmente".

L’aiuto concreto disponibile oggi

Il cancro al seno e quello alla prostata sono due dei tumori nei quali la cannabis ha mostrato un maggiore effetto antitumorale, ma i meccanismi che hanno portato a questi risultati non sono ancora chiari e devono essere ancora oggetto di ulteriori studi e conferme.

Sperando di poter presto uscire dal campo delle ipotesi sul potere curativo della cannabis contro i tumori, oggi questa rappresenta comunque una certezza nel poter contrastare gli effetti collaterali dei farmaci chemioterapici. Le principali conseguenze sono perdita d'appetito, nausea, vomito, presenza di dolori e fitte, dolori articolari, fino alla comparsa di insonnia, ansia e depressione.

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