La cannabis come aiuto per prevenire o combattere il diabete? È uno degli interrogativi che la comunità scientifica si pone da qualche tempo, date alcune evidenze che sottolineano l’effetto positivo dei componenti della marijuana su questa patologia e sui sintomi ad essa associati. Alcuni studi riguardanti il sistema cannabinoide e l’aumento dell’appetito, però, fanno sorgere perplessità sulle reali potenzialità della sostanza nella lotta al diabete. Il tema, quindi, è fortemente dibattuto e i ricercatori non sono ancora arrivati a una risposta chiara.

Che cos’è il diabete?

Il diabete è una malattia cronica. Essa, come spiega l’Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), è “caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue”, causati da “un’alterata quantità o funzione dell’insulina”, l’ormone che permette al glucosio di entrare nelle cellule. Col diabete, questo meccanismo non funziona come dovrebbe e il glucosio si accumula nel sangue. Sono due le manifestazioni principali di questa malattia:

  • Diabete di tipo I: il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule che la producono. Diventa quindi necessario iniettarla ogni giorno, per tutta la vita.
  • Diabete di tipo II: il pancreas produce insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono a utilizzarla. Il rischio di sviluppare questa malattia può essere legato alla presenza di obesità e alla mancanza di esercizio fisico.

La cannabis per prevenire il diabete

Diversi studi hanno cercato di capire se esiste una relazione tra l’uso di cannabis e lo sviluppo del diabete. Già nel 2006, una ricerca pubblicata sul Journal of Autoimmunity mostrava le potenzialità del CBD, uno dei composti della cannabis, nel ridurre l’incidenza del diabete di tipo I nei topi. Infatti, oltre l’80% dei roditori non trattati aveva sviluppato la malattia, contro il 30% di quelli sui quali era stato utilizzato il CBD.

Successivamente, nel 2012, un gruppo di studiosi aveva notato che somministrando estratti di cannabis medica a ratti obesi si verificava una riduzione del peso pancreatico, con la conseguenza di una protezione sulle cellule che producono insulina. Nel 2013, The American Journal of Medicine pubblicò una ricerca che indagava sull’impatto della marijuana su glucosio e insulina. Va tenuto presente che alti livelli di insulina a digiuno sono considerati una prova dell’incapacità del corpo di rispondere adeguatamente all’insulina e quindi fattore di rischio per il pre-diabete. Ma, tra i partecipanti allo studio, gli utilizzatori di cannabis sono risultati quelli con livelli di insulina e glucosio circolante più bassi: rispetto ai non utilizzatori di marijuana, infatti, c’era uno scarto del 16%. “Nel presente studio- hanno concluso i ricercatori- dimostriamo un’associazione significativa tra l’attuale uso di marijuana e livelli più bassi di insulina a digiuno e insulino-resistenza”.

Più recentemente, nel 2015, i ricercatori della Michigan State University hanno analizzato otto diversi studi, arrivando alla conclusione che il rischio di contrarre il diabete diminuisce nei consumatori di cannabis del 30%, rispetto a chi non fa uso della sostanza. Altre ricerche hanno evidenziato che la diffusione dell’obesità, spesso causa del diabete, è inferiore tra le persone che usano cannabis rispetto agli altri. Infine, uno studio risalente al 2009 aveva indicato il cannabinoide tetraidrocannabivarina (THCV) come attivatore dei recettori CB2 (meno funzionanti nella popolazione obesa), per annullare gli effetti infiammatori correlati all’obesità e proteggendo l’organismo dall’insorgenza del diabete.

L’uso della cannabis contro il diabete

I ricercatori hanno condotto diversi studi anche per indagare le potenzialità della cannabis dopo l’insorgenza della malattia. Uno studio effettuato nel 2008 su topi affetti da diabete di tipo I ha mostrato le potenzialità di un trattamento a base di CBD nel miglioramento delle manifestazioni della malattia. Questo avviene grazie alla diminuzione dei mediatori infiammatori nelle isole pancreatiche, evitandone la distruzione. I dati mostrano una netta differenza tra chi fa uso della sostanza e chi non la utilizza: il diabete, infatti, è stato diagnosticato nel 32% dei topi trattati con CBD, rispetto all’80-100% dei gruppi non trattati. “I nostri dati- conclusero i ricercatori- rafforzano la nostra precedente ipotesi secondo cui il CBD, noto per essere sicuro nell’uomo, può eventualmente essere utilizzato come agente terapeutico per il trattamento del diabete di tipo 1”.

Uno studio successivo ha invece analizzato l’effetto del THCV, uno dei cannabinoidi minori, sui topi obesi. I ricercatori hanno mostrato gli effetti benefici di questa sostanza, relativamente al diabete: tra questi, la riduzione dell’intolleranza al glucosio, l’aumento della spesa energetica, un miglioramento dei livelli di insulina. “Basandoci su questi dati- hanno spiegato gli autori dello studio- possiamo suggerire che il THCV possa essere un utile trattamento per la sindrome metabolica ed il diabete di tipo 2, sia come trattamento unico, che in congiunzione con terapie pre-esistenti”. Evidenze hanno dimostrato che anche il THCA potrebbe essere utile per migliorare le condizioni dei pazienti con diabete.

Le patologie correlate

Secondo diversi studi, i cannabinoidi, oltre a prevenire e modificare la progressione del diabete, sono anche in grado di alleviare alcuni sintomi legati alla malattia. Come dimostrato da uno studio del 2010, pubblicato sul Journal of the American Collage of Cardiology, la somministrazione di CBD può ridurre i sintomi della cardiomiopatia diabetica, nei topi affetti da diabete di tipo I. Per questo, sottolinearono gli autori, “il CBD potrebbe avere grande potenziale terapeutico nel trattamento delle complicazioni del diabete”. Un altro sintomo legato al diabete è rappresentato dalla cecità. Nel 2006, un gruppo di ricercatori ha effettuato uno studio, riportato sull’American Journal of Pathology, in cui i ratti che venivano trattati con CBD per un periodo da 1 a 4 settimane si dimostravano maggiormente protetti dallo sviluppo della retinopatia diabetica. Il componente non psicoattivo della cannabis sembra essere in grado anche di migliorare i problemi renali nei pazienti con nefropatia diabetica, come dimostrato da uno studio del 2018.

I contro

Nonostante le evidenze delle potenzialità della cannabis terapeutica nella lotta al diabete e nella prevenzione, alcuni studi hanno mostrato dati contro l’uso della sostanza nel trattamento di questa malattia. Solitamente, infatti, i cannabinoidi attivano i recettori CB1, causando un aumento dell’appetito. Questo permette ai pazienti affetti da anoressia, cachessia, o sottoposti a terapie antitumorali di sviluppare nuovamente l’appetito. Al contrario, questo effetto potrebbe creare dei problemi alle persone che stanno cercando di uscire da una situazione di obesità, situazione che aumenterebbe il rischio di insulino-resistenza. Inoltre, la stimolazione dei recettori CB1 da parte della cannabis potrebbe aumentare l’infiammazione associata al diabete, causando un’iperattivazione del Sistema Endocannabinoide.

Date queste perplessità, è necessario approfondire la tematica con ulteriori studi clinici, ma le evidenze a favore di alcuni cannabinoidi per combattere o prevenire il diabete sono diverse e lasciano ben sperare per un’introduzione di nuove terapie.

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Per approfondire il legame tra cannabis e diabete è possibile rivolgersi al Dott. Carmelo Martorina, che svolge l’attività di Medico di Medicina Generale e Diabetologo a Rosolini e nella provincia di Siracusa. Dal 2014, il dottor Martorina applica la terapia a base di cannabinoidi per il trattamento di diverse patologie. Nel suo curriculum vanta una specializzazione in Diabetologia e Malattie del Ricambio e ha collaborato a diversi studi su diabete e obesità. Per contattarlo clicca qui: https://www.clinn.it/it/dott-carmelo-martorina.html

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