Anche i detenuti hanno diritto di accedere alla cannabis terapeutica. A stabilirlo è stato un giudice del New Mexico che, con una sentenza rivoluzionaria negli Usa, ha precisato la possibilità per chi è in carcere o sottoposto alla libertà vigilata di fare uso di marijuana medica.

La sentenza, firmata dal giudice del tribunale distrettuale Lucy Solimon, si riferisce al caso di Joe Montano, che nel 2019 era stato autorizzato a partecipare al Programma di custodia comunitaria del Metropolitan Detention Center per un periodo di 90 giorni. L’imputato aveva ricevuto una condanna a 12 mesi e 90 giorni ed era stato sottoposto alla libertà vigilata. Le condizioni del programma includevano il divieto di utilizzo e di possesso di droghe illegali. La sentenza ricorda che Montano è inserito tra i pazienti autorizzati ad usare cannabis terapeutica e possiede una “Medical Cannabis Patient Identification Card, valida dal 12 maggio 2015 al 24 settembre 2022”. Nonostante questo, l’imputato venne incarcerato per l’uso di marijuana.

L’uso di cannabis anche per scopi terapeutici è ancora illegale a livello federale negli Stati Uniti, ma il Lynn and Erin Compassionate Use Act consente l’utilizzo della marijuana per pazienti qualificati. Un emendamento, inoltre, prevede la possibilità di applicare questo vantaggio anche alle persone in custodia o sotto supervisione.

Per questo, il giudice del tribunale distrettuale del New Mexico ha stabilito che, in quanto paziente qualificato per l’uso di cannabis terapeutica, Montano aveva il diritto di usarla. La sentenza vale solamente per l’imputato, ma ha creato un precedente, stabilendo indirettamente che i pazienti autorizzati ai trattamenti a base di marijuana possono farne uso anche se sotto custodia.

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