La cannabis terapeutica può essere efficace per alleviare i sintomi in alcune persone affette da fibromialgia. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricercatori australiani, che ha condotto una revisione sui principali studi effettuati negli ultimi anni sull’argomento.

La fibromialgia (FM) è una patologia cronica, che può provocare indebolimento, rigidità muscolare, dolori muscolari diffusi e problemi di insonnia e memoria. Attualmente, non esiste una vera e propria cura, per cui i rimedi utilizzati nel trattamento di questa patologia hanno lo scopo principale di alleviare i sintomi. La cannabis medicinale ha il potenziale per diventare una valida opzione di trattamento, dato il suo ruolo positivo nella gestione del dolore cronico.

Per approfondire l’efficacia potenziale della cannabis terapeutica nel trattamento dei sintomi della fibromialgia, i ricercatori australiani hanno portato a temine una revisione della letteratura in materia, limitandosi all’analisi degli studi condotti tra il 2000 e il 2020. Lo scopo era quello di capire se la marijuana fosse segnalata come efficace per il dolore legato alla FM. Sono state prese in considerazione 10 ricerche, effettuate su un totale di 1.136 pazienti, sottoposti a 3 studi randomizzati controllati, 6 osservazionali e 1 di confronto tra pazienti FM e pazienti con dolore cronico.

Dagli studi portati a termine negli anni è emerso che “la cannabis è risultata sicura e ben tollerata nella FM”. Sembra anche che la cannabis terapeutica provochi meno eventi avversi rispetto ai farmaci antidolorifici: i principali effetti collaterali, infatti, si limitavano a capogiri, tosse, secchezza delle fauci, occhi rossi e sonnolenza, senza nessun effetto grave.

La revisione dimostra le potenzialità dell’efficacia della cannabis terapeutica per alleviare i sintomi legati alla fibromialgia. Ma, precisano i ricercatori, “sono necessari ulteriori studi per confermare la sua efficacia, quale tipo di cannabis è la forma più efficace da utilizzare e quali strumenti di valutazione devono essere utilizzati per capire come quantificare i risultati clinici”.

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