È sempre più attuale la tematica del dolore cronico, problematica di cui ne soffrono almeno 13 milioni di italiani e che in molti casi si configura come una malattia vera e propria. In medicina, il controllo del dolore cronico rappresenta una delle sfide più importanti e delicate. Il dolore, se non adeguatamente gestito, può incidere negativamente sulla qualità della vita del paziente, influenzando sia il benessere fisico sia quello psicologico. La terapia del dolore, o terapia antalgica, è l'insieme di quelle strategie volte alla gestione e al trattamento del dolore cronico.

Nella maggior parte dei casi si riesce a ottenere un buon controllo del sintomo dolore, essendo la sua completa risoluzione a volte molto difficile da raggiungere. L’approccio clinico è dunque diverso e diversificato a seconda della storia clinica del paziente, della natura e intensità del dolore cronico. Con questo articolo, proviamo a fornire un quadro chiaro e dettagliato della terapia del dolore, sfatando subito un falso mito: la terapia del dolore non è esclusiva dei pazienti oncologici; ad essa infatti possono accedere pazienti affetti da altre patologie che provocano il cosiddetto dolore cronico benigno.

Il dolore cronico può derivare da numerose condizioni mediche, sia oncologie che non oncologiche e tra quest’ultime pensiamo all’artrite, alla lombalgia o comunemente detto “il mal di schiena”, le neuropatie e nevralgie, solo per citarne alcune. In queste circostanze, la terapia del dolore si pone l’obiettivo di individuare la causa scatenante del dolore per poter intraprendere un percorso terapeutico adeguato. Tuttavia non sempre ciò è possibile e il compito dell’algologo si focalizza sul trattamento del dolore come sintomo, come condizione cronica in sé.

Cos'è la Terapia del Dolore o terapia antalgica

L’insieme di queste strategie mediche mirano alla gestione di quel dolore che persiste oltre il normale processo di guarigione. Secondo l'International Association for the Study of Pain (IASP), il dolore cronico è definito come "un'esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole associata o simile a quella associata a un danno tissutale effettivo o potenziale". Questo tipo di dolore richiede un'attenzione particolare perché tende a essere debilitante e può portare a conseguenze fisiche, psicologiche e sociali.

Farmaci impiegati nella cura del dolore cronico

La farmacologia nella terapia del dolore si avvale di diverse classi di farmaci, ciascuna con meccanismi d'azione e indicazioni specifiche. I principali includono:

FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei): comunemente utilizzati per dolore lieve o moderato, hanno effetto analgesico, antiflogistico e antipiretico, agendo sull'inibizione delle prostaglandine.

Analgesici Oppioidi: indicati per dolori da moderati a gravi, questi farmaci agiscono sui recettori oppioidi per attenuare il dolore. Alcuni esempi sono la morfina, il tramadolo e l'ossicodone. Questo tipo di farmaci sono trattati con estrema cautela nella pratica medica a causa del loro forte potenziale di dipendenza e abuso. Con l’uso prolungato, i pazienti possono sviluppare tolleranza, il che significa che avranno bisogno di dosi sempre maggiori per ottenere lo stesso effetto analgesico, incrementando i rischi associati.

Antidepressivi: utilizzati in particolare per il dolore neuropatico, alcuni antidepressivi, come gli inibitori del reuptake di serotonina e noradrenalina e gli antidepressivi triciclici, hanno mostrato efficacia nel controllo del dolore.

Anticonvulsivanti: farmaci come gabapentin e pregabalin sono impiegati per il dolore neuropatico grazie alla loro capacità di modulare la trasmissione nervosa.

Dai cannabinoidi un supporto naturale con tanti benefici

I principi attivi più noti della cannabis (THC e CBD) sono riconosciuti come alleati preziosi nella gestione del dolore cronico. Un numero crescente di professionisti della salute sta iniziando a consigliare la cannabis terapia come complemento ad altre forme di trattamento, offrendo un sostegno aggiuntivo a coloro che devono quotidianamente convivere con il dolore.

È rilevante sottolineare il ruolo del THC(tetraidrocannabinolo), il quale possiede proprietà analgesiche significative. Quando si parla di gestione del dolore, gli specialisti optano per un approccio terapeutico che combina THC e CBD, poiché la combinazione può offrire un sollievo dal dolore superiore rispetto a quello che ciascun principio attivo potrebbe fornire da solo.

In particolare, il tetraidrocannabinolo si lega e attiva i recettori cannabinoidi (CB1 e CB2) nel sistema nervoso centrale e periferico, riducendo la percezione del dolore. Questo è spesso accompagnato da disturbi del sonno, ansia e depressione, ma la cannabis medica può aiutare a migliorare la qualità del sonno e possiede anche effetti ansiolitici e antidepressivi che possono migliorare la qualità della vita generale dei pazienti. Il cannabidiolo mitiga i potenziali effetti psicoattivi del THC e agisce come antinfiammatorio e miorilassante. Questa sinergia è nota come "effetto entourage".

Il CBD interagisce con il sistema endocannabinoide del corpo, che svolge un ruolo nella regolazione del dolore, del sonno e del sistema immunitario, offrendo così un approccio di trattamento olistico che può operare sinergicamente con altre modalità terapeutiche. I vantaggi del suo utilizzo sono molteplici:

  • Effetto analgesico: riduce l'intensità del dolore, il che può essere particolarmente utile in condizioni di dolore cronico dove il trattamento a lungo termine è necessario.
  • Ha proprietà antinfiammatorie: queste possono aiutare a ridurre l'infiammazione e il gonfiore nelle condizioni patologiche, affiancando così l'azione dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o potenzialmente riducendone l’impiego.
  • Effetto ansiolitico: il CBD può contribuire a ridurre l'ansia e lo stress che spesso accompagnano il dolore cronico, migliorando la qualità della vita dei pazienti e potenziando l'efficacia di terapie psicologiche quali la terapia cognitivo-comportamentale.
  • Riduzione degli effetti collaterali: può aiutare a gestire gli effetti collaterali causati da altri farmaci, come nausea o sonnolenza, migliorando la tollerabilità delle terapie farmacologiche e, di conseguenza, l'aderenza del paziente al trattamento prescritto.
  • Integrazione con terapie non farmacologiche: Il CBD può essere integrato con successo con approcci non farmacologici come la fisioterapia, il rilassamento muscolare progressivo e altre forme di terapia fisica, migliorando l'efficacia complessiva del piano di trattamento.

Se stai valutando l'utilizzo della cannabis terapeutica per la gestione del dolore cronico, è importante discuterne con uno specialista. Per saperne di più, è possibile prenotare un consulto con uno dei nostri specialisti.