Sebbene clinicamente diverse, ansia e depressione possono presentare alcuni punti in comune: entrambe possono colpire uomini e donne di ogni età, sia in contemporanea che indipendentemente, andando a intaccare l’equilibrio psicofisico dell’individuo colpito. L’ansia, di per sé, è principalmente un sistema di difesa del corpo.

Davanti a una situazione di pericolo siamo portati ad assumere uno stato di allerta. La differenza tra fisiologico e patologico sta nell’avere una risposta proporzionata a un evento che può portare tensione (come un colloquio importante o un’esibizione in pubblico) oppure decisamente esagerata, che può arrivare al panico.

Se in teoria questo comportamento è positivo per la persona, quando il rischio si trasforma da reale a psicologico (come lo stress, un colloquio di lavoro, un esame) questa reazione può innescare una serie di eventi che possono peggiorare la percezione del disagio scatenante. Ciò comporta un aumento dello stress che influisce sull’ansia, come in un circolo vizioso dal potenziale distruttivo. A causare l’ansia possono essere diversi fattori: da una predisposizione, a una crescita con genitori ansiosi a ritmi lavorativi frenetici. Anche uno stile di vita particolarmente stressante può influire su questa condizione, aumentando la possibilità di insorgenza o i livelli di paura costante che prova chi soffre di questo disturbo.

La depressione, invece, agisce in maniera diversa. Infatti, invece di percepire la preoccupazione di un possibile risvolto negativo della situazione in atto, l’individuo che ne soffre ha già la convinzione che ciò potrà andare male. Questo stato dell’umore conduce dunque a una perdita di interesse generale in ciò che circonda colui che ne soffre, con conseguente difficoltà nello svolgere anche le più banali operazioni quotidiane che normalmente verrebbero portate a termine senza difficoltà. A causare la sensazione di negatività della depressione è la dopamina, un neurotrasmettitore che agisce su alcune importanti funzioni dell’individuo, dal movimento, all’apprendimento fino all’umore. Alla riduzione di dopamina si aggiunge anche quella della serotonina, quello che viene chiamato l’ormone del buonumore, che va ad aggravare la situazione e la percezione di disfattismo e di irreversibilità

Cosa comporta?

Poiché è spesso collegata a fattori scatenanti, l’ansia può comparire in maniera improvvisa. Repentino e intenso, un attacco di ansia si può spesso ricondurre ad un evento traumatico o particolarmente sconvolgente per l’equilibrio psichico. Per parlare di disturbo di ansia, però, è necessario che la sensazione di agitazione sia di tipo continuo e radicalizzato. Tipica è la sensazione di preoccupazione, di oppressione del petto e di respiro affannoso, anche quando l’evento non risulta estremamente grave in generale, sebbene lo sia per l’individuo.

La depressione comporta un abbassamento del tono dell’umore, una mancanza di energia e una conseguente riduzione dell’attività fisica necessaria per compiere tutte le attività quotidiane. A ciò si affianca anche una bassa autostima, agitazione nervosa e una mancanza di sicurezza che può portare in alcuni casi a isolarsi dal mondo circostante. L’apatia, l’assenza di percezione degli stimoli e di rapporti con il mondo possono portare, nei casi più gravi, a pensieri di morte e desiderio di suicidio per porre fine a quello che viene percepito come un insormontabile fallimento della propria esistenza.

Cannabis medica, un aiuto concreto

Per questo tipo di disturbi, la cannabis medicale può essere indicata. I pazienti possono trovare beneficio sia con preparati a base di THC, che agisce sulla tensione emotiva e lo stato di agitazione, con un uso costante o saltuario (quando si può prevedere di dover affrontare un evento che genera ansia). Anche nelle forme di depressione l’effetto “attivante” del THC che lavora al tempo stesso sull’ansia, può determinare grande beneficio. Le percentuali di principio attivo e le modalità di assunzione verranno valutate in base alla gravità del quadro clinico, alle esigenze e l’età del paziente e la concomitanza di altre terapie. Può inoltre essere suggerito un percorso con un counselor/psicoterapeuta esperto, per lavorare alla base delle cause che hanno generato e che mantengono il problema.