Il disturbo post-traumatico da stress compare a distanza di giorni o di anni, in seguito a un evento fortemente doloroso vissuto, o a cui ha assistito, la persona colpita. Non c’è un’età specifica per essere colti da questa significativa patologia, ma si stima che a esserne affetti sono soprattutto le persone appartenenti alla categoria dei giovani adulti.

Più esposti sono gli esponenti di alcune particolari categorie, come i membri delle forze armate e delle forze dell’ordine, ma anche soccorritori chiamati a intervenire in situazioni di particolare rischio, vittime di disastri naturali, guerre, catastrofi antropiche o di aggressioni di natura fisica o sessuale. Può inoltre influire una pregressa bassa tolleranza allo stress, che può portare all’esordio dei sintomi anche in condizioni che, in altri casi, non darebbero luogo alla comparsa del disturbo.

A scatenare il disturbo può essere un evento vissuto in maniera attiva, come un incidente, una catastrofe o una grave malattia, oppure di riflesso, cioè se dell’evento si è stati spettatori o a subire gravi lesioni, malattie o morte è stato qualcuno di particolarmente significativo come un familiare o un amico. In ogni caso, gli eventi hanno in comune la presenza di minacce particolarmente gravi all’integrità psicofisica, propria o delle persone care, a cui non è possibile reagire in maniera determinata o risolutiva. Chi soffre di disturbo post-traumatico da stress può presentare anche altri sintomi di malessere che, in alcuni casi, possono essere confusi con altre patologie. In particolare, la presenza di ansia, abbassamento del tono dell’umore, perdita di interesse nei confronti del mondo circostante sino alla dissociazione (ovvero un’alterazione dell’identità) possono confondere e portare verso una diagnosi errata.

Cosa comporta?

Sono molteplici i sintomi che possono presentarsi in chi soffre di disturbo post-traumatico da stress. In seguito a un evento scatenante, chi ne è colpito può sviluppare una sensazione di paura e di incapacità di reazione, tentando così di sopprimerne il ricordo. Nonostante lo sforzo, la persona è costretta a subirne nuovamente le sensazioni dolorose tramite ricordi, immagini o percezioni che possono addirittura sfociare in flashback o allucinazioni.

Caratteristico è anche l’incremento dell’eccitabilità, insieme a improvvisi attacchi di collera e ipervigilanza. Non meno frequente è la presenza di un’elevata reattività fisiologica in caso di esposizione a eventi che in qualche modo ricordano il trauma. A pagarne le conseguenze è soprattutto il sonno, che tende a diminuire sia nella durata che nella qualità. Per essere caratterizzato come tale, il disturbo post-traumatico da stress si deve presentare a distanza dall’evento traumatico ed essere riscontrabile per almeno un mese. Data la lunghezza del periodo di permanenza, questo disturbo può compromettere in maniera sensibile la qualità della vita di chi ne è affetto, diminuendone a lungo andare la funzionalità fisica, oltre a quella psichica.

Terapia

La terapia con cannabinoidi è da tempo utilizzata con successo in questo campo. Il THC e del CBD agiscono sull’insonnia, sull’ansia, sullo stress, sui flashback e su quello che abbiamo visto comporta questa patologia, spesso in modo positivo. ma con una notevole variabilità individuale. Il THC inoltre va valutato caso per caso e con attenzione per via dei suoi effetti psicotropi che non sempre possono essere d’aiuto nel controllo dei sintomi, enfatizzandoli. Il CBD per contro è più maneggevole e ha in questo caso una funzione soprattutto antipsicotica. La terapia migliore va concordata con il paziente, cui sarà suggerito un parallelo percorso di supporto psicologico e di counseling, in modo da avere tutti gli strumenti possibili per affrontare le difficoltà che questa situazione comporta.