LES è l’acronimo che indica il Lupus eritematoso sistemico, una patologia causata da un comportamento anomalo del sistema immunitario dell’uomo. Gli anticorpi fanno parte dei sistemi di difesa del nostro organismo, ma in casi particolari possono riconoscere come “nemici” anche i tessuti sani. Da ciò ne consegue un’infiammazione delle aree colpite che, a lungo termine, possono riportare gravi danni alla loro funzionalità.

Sebbene non siano ancora note le cause scatenanti, i distretti più comunemente colpiti sono la cute, le articolazioni, il sistema nervoso, i reni e le tonache sierose (pleura e pericardio). A riportare la percentuale più alta di individui colpiti dal LES è la popolazione femminile, con un’incidenza maggiore nell’età che va tra i 15 e i 40 anni. Vi sono dei casi di familiarità che potrebbero incidere maggiormente sulla comparsa della patologia ma, nella maggior parte dei casi, il fattore genetico non sembra essere la causa principale.

Il Lupus eritematoso sistemico può presentarsi in tre diverse forme, caratterizzate da segni specifici, che possono aiutare la diagnosi da parte della comunità scientifica.

Il più comune è il Lupus cutaneo, il quale si distingue per la presenza di manifestazioni cutanee peculiari e che può a sua volta essere suddiviso in Lupus discoide e cutaneo subacuto. Il secondo tipo è il Lupus indotto da farmaci, rilevabile tramite esami diagnostici dalla presenza all’interno dell’organismo di anticorpi anti-istone. Ultimo è quello che colpisce la fascia d’età più giovane, ovvero il Lupus neonatale, che si presenta attraverso manifestazioni cutanee eritematose di tipo non permanente e blocchi, in questo caso permanenti, agli atri e ventricoli cardiaci. Quest’ultimo è causato dal trasferimento al feto, attraverso la placenta, degli anticorpi materni SSA.

Cosa comporta?

Il Lupus eritematoso sistemico esordisce prevalentemente con quello che è uno dei sintomi più inequivocabili della patologia. Si tratta di un eritema cosiddetto a farfalla, il quale va a colpire il volto, estendendosi dal naso fino alle guance. Tali lesioni possono regredire, lasciando però la presenza di segni e cicatrici nelle aree precedentemente colpite.

Le mucose interne possono poi presentare delle afte, ovvero delle lesioni ulcerate che provocano dolore. A livello del cranio e delle aree esposte al sole, è possibile riscontrare da una alopecia areata a una completa assenza di capelli. Diventa dunque di fondamentale importanza l’attenzione ai raggi solari, limitando l’esposizione agli UV e cercando di proteggere nel migliore dei modi le zone del corpo che normalmente sono più a rischio, attraverso l’utilizzo di creme specifiche e indumenti, in particolare nella stagione estiva e nelle ore più calde della giornata. Febbre e stanchezza possono causare una debilitazione del paziente, aggravata anche da dolori articolari (artrite) e problemi renali come la sindrome nefritica.

Il controllo del dolore con la Cannabis

La terapia con cannabis terapeutica trova un razionale nel controllo del dolore, sia articolare che non, e per l’azione antinfiammatoria e immunomodulante. Entrambi i principi attivi, Cannabidiolo e Tetraidrocannabinolo, possono intervenire in maniera sinergica alle terapie di prima linea, contrastando gli eventuali effetti collaterali, migliorando il sonno e il tono dell’umore e permettendo un maggior controllo della sintomatologia.