L’autismo è un disturbo del neurosviluppo che si manifesta nei primi tre anni di vita del bambino, attraverso anomalie legate all’interazione sociale, alla comunicazione verbale e al linguaggio non verbale. Gli interessi sono circoscritti e il paziente manifesta comportamenti ripetitivi: una condizione generale che cattura l’attenzione dei genitori. 

Non sempre il disturbo è però riconosciuto durante l’infanzia: in alcuni casi, la diagnosi di autismo è tardiva, ovvero nell’età adolescenziale o in quella adulta. Le cause reali della condizione sono ancora al vaglio degli esperti, anche se il campo è stato ristretto a motivazioni di tipo neurobiologico-costituzionali e psicoambientali acquisite.

È proprio la sintomatologia varia e la difficoltà a incasellare la condizione all’interno di una diagnosi clinica unitaria a rendere complessa l’identificazione dell’autismo. Per questo è corretto parlare di Disturbi dello Spettro Autistico (DSA o in inglese ASD, Autistic Spectrum Disorders), una definizione che comprende tutta una serie di sindromi collegate da sintomi e caratteristiche comuni, ma con intensità e manifestazioni differenti. La diagnosi dei DSA non può essere strumentale e non si avvale unicamente di esami clinici, ma si basa principalmente sull’osservazione e sull’analisi dei comportamenti. L’autismo rientra inoltre tra i disturbi pervasivi dello sviluppo, insieme alla sindrome di Asperger, la sindrome di Rett e il disturbo disintegrativo dell'infanzia.

L’autismo può palesarsi già intorno ai sei mesi di età, con un andamento costante e più evidente durante i primi anni di vita: la condizione può procedere per il resto dell’esistenza senza - o quasi - possibilità di remissione. Esistono varie tipologie di DSA con gravità e compromissioni differenti: in alcuni casi il paziente può mostrare abilità e aspetti di vita molto compromessi, mentre in altri le capacità quotidiane e sociali rimangono comunque buone. La sindrome sembra colpire maggiormente gli individui di sesso maschile.

Dopo decenni di studio, oggi la condizione trova nella moderna psicologia clinica dello sviluppo uno strumento utile, per produrre dati scientifici indispensabili a una valutazione completa del paziente. Inoltre, la disciplina è adatta anche a suggerire linee di intervento riabilitativo e di sostegno, sia per i pazienti che per le loro famiglie. Un quadro generale importante che trae le sue conclusioni dall’osservazione dei soggetti autistici, delle loro dinamiche comportamentali e dell’ambiente familiare.

Le ricerche effettuate nel tempo hanno evidenziato una serie di probabili cause, riconducibili ad alcuni di fattori di rischio. Tra questi: anomalie genetiche e metaboliche, alcuni episodi familiari di autismo, la nascita pretermine con peso sotto la media e una forte carenza di vitamina D durante la gravidanza materna.

Un paziente affetto da autismo può manifestare anche altri disturbi, come ad esempio il disturbo da deficit di attenzione/iperattività - noto anche come ADHD - la sindrome di Down, l’epilessia, la sindrome di Landau-Kleffner, la rosolia congenita, oltre a vari disordini genetici legati alle alterazioni del gene FMR-1. Non esiste una cura per l’autismo anche se, in base alla gravità della situazione, nel tempo alcuni bambini riescono ad acquisire competenze sempre maggiori.

In alcuni casi la capacità verbale è del tutto assente, in altri si manifesta invece con la ripetizione di parole, intere frasi o con un linguaggio personalizzato. I pazienti autistici non sviluppano il desiderio di interagire con chi li circonda, per questo tendono a isolarsi, con indifferenza emotiva e difficoltà a instaurare un contatto visivo.

Cosa comporta

I piccoli cercano conforto nell’isolamento personale, tanto da eludere le risposte a quesiti e domande che vengono loro poste. Alcuni movimenti e posture vengono ripetuti in modo ossessivo, mentre l’interesse è limitato a pochi elementi in grado di catturare la loro attenzione, come gli oggetti dalla forma tonda.

L’astrazione dalla realtà si palesa con intensità differente in base alla gravità della situazione, ma sempre con una forte attenzione nei confronti di un mondo interiore, dove cercare conforto e protezione. Per questo cambiamenti e modifiche delle abitudini andranno affrontate con il giusto supporto, per non scatenare una reazione fobica e di allarme. Oggetti, giochi e attività quotidiane devono presentarsi nell’ordine consueto a cui è abituato il paziente, così da non favorire disagio ed esternazioni quali pianto, autolesionismo o passività totale.

Tra i sintomi si possono individuare il comportamento ossessivo-compulsivo, sia verbale che fisico, nonché l’ansia: questa si caratterizza con evidenti sbalzi di umore, partendo dalle crisi aggressive fino all’apatia più totale. Si aggiungono rabbia, collera, gioia e terrore: tutte sensazioni spesso espresse in modo esagerato. In alcuni casi, le emozioni negative possono essere manifestate anche con espressioni forti, turpiloquio compreso. Il paziente potrebbe inoltre mostrarsi sospettoso per tutto ciò che risiede fuori dal suo mondo interiore, mostrando estrema diffidenza. Si tratta di un meccanismo di protezione, ovvero della necessità di allontanarsi da tutte quelle situazioni di vita che potrebbero essere percepite con valenza negativa.

Autismo e Cannabis Terapeutica

In questi anni di pratica clinica abbiamo avuto modo di conoscere alcuni pazienti con Disturbo dello Spettro Autistico di giovane età (bambini e adolescenti). L’approccio in questi casi è di strutturare un trattamento soprattutto a base di CBDcannabidiolo - che risulta efficace sui principali sintomi di questa patologia.

L’utilizzo della cannabis terapeutica diminuisce in genere l’ansia e l’agitazione, lascia i pazienti più vigili rispetto ad altri farmaci e, a volte, ci viene riferito dai genitori una maggior reattività nell’apprendimento e curiosità. Gli effetti, come per ogni trattamento, sono individuali ed anche il dosaggio efficace deve essere trovato con il tempo. In affiancamento, impostare un percorso nutrizionale mirato è un aiuto molto importante per migliorare il quadro clinico e aumentare l’efficacia del trattamento, che può essere iniziato in concomitanza con altre terapie con effetti collaterali raramente osservati.